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Solo nell recente incontro con il gruppo dirigente di Nestlé Italia, le segreterie sindacali regionali e la Rsu Perugina hanno capito tutta la criticità della situazione. Al punto da arrivare allo sciopero, al quale ha partecipato una elevatissima percentuale di lavoratori, vicina al 90 per cento secondo le stesse fonti sindacali. Dalla Francia, poi, sarebbe dovuta arrivare allo stabilimento di San Sisto una nuova produzione di circa 6000 tonnellate, sottrarre al sito francese di Saint Monet che la multinazionale Nestlè voleva abbandonare. niente dice Sbarra Anche se noi siamo molto contenti per i nostri colleghi francesi che non perderanno il posto di lavoro e che si sono fatti scudo con una legislazione prova di multinazionale e pensata a difesa dei lavoratori. Ma che, in Italia, ancora non c Infine, il terzo all della produzione allo stabilimento Nestlé di Perugia, è stato legato al clamoroso insuccesso del cosiddetto bianco (o Nestlè), destinato al mercato della Gran Bretagna. Infatti gli inglesi non hanno gradito il nuovo prodotto, rivelatosi un vero e proprio flop, facendo addensare così anche molti dubbi sulle capacità del management della multinazionale, che aveva puntato alto sulla poderosa produzione di bianco per i sudditi di Sua Maestà. notizie provenienti dalle assemblee dello stabilimento della Perugina di San Sisto sono fonte di grandi preoccupazioni per i riflessi negativi, che le decisioni e le scelte della Nestlé potrebbero avere sull e l di Perugia e di tutta la provincia; che, come noto, è già attraversata da una crisi del settore manifatturiero sostiene il presidente della Provincia di Perugia, Giulio Cozzari. Gli aspetti che maggiormente destano preoccupazione sono la flessione di circa 2700 tonnellate che i volumi produttivi dello stabilimento di San Sisto subiranno nel 2006, il mancato trasferimento di produzione di tavolette con perdita dei relativi investimenti tecnologici che avrebbero rafforzato lo stabilimento perugino nella sua vocazione di centro europeo della produzione di tavolette Nestlé. l conclude Sbarra della Cisl noi facemmo un patto ben preciso: flessibilità (nella versione di 450 persone con contratti part time a 30 ore) in cambio di aumento di produttività. I vertici della multinazionale devono darci, subito, delle risposte inequivocabili, visto che i lavoratori hanno già rispettato da parte loro gli accordi presi
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