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Sembra essersi placata l’ondata di indignazione creata dal servizio di Report riguardo l’utilizzo di piume d’oca per le giacche a vento prodotte dalla Moncler (e non solo, purtroppo). In tutta onestà credevo che quella marca fosse rimasta racchiusa nel limbo degli anni ottanta e dei paninari ma, guardando Report, ho scoperto che è ancora attiva e, almeno fino a domenica 2 novembre, godeva di ottima salute. Se non avete seguito tutta la vicenda ve la riassumo brevemente. In parole povere la trasmissione di Milena Gabanelli ha voluto indagare su cosa c’è dietro alla confezione dei piumini della nota marca di moda facendo emergere un mondo di sofferenza che in molti (animalisti esclusi) non conoscevano. Moncler, secondo il servizio della giornalista Sabrina Giannini, si approvvigionerebbe per i suoi capi da aziende che eseguirebbero la pratica della “spiumatura”. Secondo il servizio, questa pratica causerebbe il ferimento ed il sanguinamento della totalità delle oche delle quali il 20% arriverebbe alla morte a causa delle ferite e dello stress. Tale pratica è illegale in Europa (art. 3 Direttiva Comunitaria Europea n.9858/C che vieta lo spiumaggio da animali vivi con le modalità proposte dal filmato messo in onda) ma la Comunità Europea sembra non farci caso non curandosi della salute delle oche.

Ovviamente, dopo la puntata, i social network si sono riempiti di critiche verso la società d’abbigliamento. Critiche talmente aspre da far crollare il titolo Moncler. L’ENPA ha anche aperto una petizione per chiedere a CONFINDUSTRIA (e alle azziende appartenenti) di non utilizzare più piume d’oca e di convertire la produzione a fibre sintetiche. Moncler, ovviamente, è diventato il simbolo della crudeltà per eccellenza ma non dobbiamo dimenticarci che, anche se domani chiudesse Moncler, ci sarebbero migliaia di altri produttori di piumini e che, in maniera più o meno legale (basti pensare al “rispetto” per gli animali che hanno molte fabbriche dell’estremo oriente) continuerebbero nelle loro terribili pratiche di spiumatura.

Tralasciando le questioni che riguardano solo Moncler e Report, cosa possiamo fare noi? Beh, come consumatori possiamo, anzi dobbiamo, fare degli acquisti consapevoli. La direttiva europea sopra citata si riferisce al benessere degli animali da allevamento ma non entra affatto nello specifico della spiumatura (lasciando un vuoto legislativo nel quale molte aziende si muovono senza problemi). Una legge italiana (Decreto Legislativo 146/2001), invece, è molto più restrittiva e stabilisce che:

A partire dal 1 gennaio 2004 è vietato l’uso dell’alimentazione forzata per anatre ed oche e la spiumatura di volatili vivi. Le pratiche di cui al presente punto sono effettuate sotto il controllo del medico veterinario dell’azienda”

Questo discorso è facilmente sorpassato dalle aziende che delocalizzano all’estero molte fasi della produzione eludendo le normative nazionali (ma fregiandosi comunque del marchio “Made in Italy). Per i vostri acquisti indirizzatevi sui prodotti con imbottitura sintetica. Sono più caldi e occupano molto meno spazio (oltre a costare di meno). Attenzione, moltissimi brand di alta moda italiani utilizzano le stesse tipologie di prodotti e servizi usati da Moncler nascondendosi dietro la parola “lusso” e facendo produrre i propri capi in Moldavia e altri paesi. Guardate bene l’etichetta, se proprio dovete acquistare dei capi con piuma d’oca. E se avete dei piumini a casa e non riuscite più a guardarli senza stare male? Beh, i canili hanno sempre bisogno di coperte e piumini per i loro ospiti. Portateli li e vedrete che ripagherete, almeno in parte, il torto fatto a tante oche facendo del bene a dei cani sfortunati.
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