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Che sollievo. Un marchio storico italiano, nato negli anni Sessanta e simboleggiato da quel cappello in piuma che ne diventato l per una volta non finito a un fondo cinese, arabo o a un colosso coreano. Conte of Florence, che versava in difficolt rimasta italiana. Ad acquisirla, la D titolare dei marchi Dekker e Kejo, parte della galassia Peuterey e Geospirit (che fanno capo alla G sempre di Altopascio).

Un microcosmo creato tanti anni fa da Graziano Gianelli, anima della Geospirit, che da qualche anno uscito di scena lasciando le sue creature in ottime mani, quelle di Riccardo Coppola e Massimo Tassinari, suoi partners storici, artefici insieme a lui del successo di tutti i brands sul mercato, che ora gestiscono l la G l la D Proprio a Massimo Tassinari, amministratore delegato di D distribution (nella foto), abbiamo chiesto come riprender e porter avanti la storia di Conte of Florence, creata da Romano Boretti, azienda a gestione familiare che conobbe il suo boom a met degli anni Settanta diventando sponsor della nazionale italiana di sci (la indossarono anche Gustav Thoeni e AlbertoTomba) e, negli anni Ottanta, entrando nel mondo del golf.

Boretti comp anche clamorose operazioni di marketing, facendo indossare ad esempio il suo famoso cappellino a Papa Giovanni Paolo II sulla Marmolada. “Arrivato a 75 anni, in un momento di impasse per la azienda, Romano Boretti cercava un partner racconta l toscano e la societ era in liquidazione volontaria. Siamo entrati in contatto e molto tranquillamente abbiamo concretizzato la partnership, costituendo una nuova societ la Conte of Florence Distribution. Per ora, affittando un ramo d In futuro completeremo l mai Conte of Florence in crisi, cos radicata nell del consumatore finale e sul mercato (ha ancora 60 negozi, 20 franchising e 16 outlet fra Italia ed estero)? “In parte per lo stravolgimento del mercato, a cui non seguito un cambiamento di strategia. In parte perch si era spinta troppo verso il fashion, territorio pericoloso. Conte of Florence ha il suo nucleo nello sportswear, nell l deve rimanere. La riposizioneremo nella fascia medio alta del mercato. Partiremo con una capsule di golf e reinventeremo il pile per felpe e polo”. Ovviamente, l produttivo di Altopascio potr essere foriero di ottime sinergie.

“Noi abbiamo uno standard qualitativo alto e su questo porteremo Conte of Florence. Partiremo dal prodotto storico e lo aggiorneremo”. Espansione mondiale o cauta? “Per i primi sei mesi, studiamo la situazione. Da giugno, partiremo con lo sviluppo retail all identificativo: il giglio toscano, racchiuso nella C del marchio. E quel profumo di noblesse che il brand ha sempre diffuso, con il suo stile sobrio, misurato, forse troppo, ora, per il mercato chiassoso ed esuberante alla ricerca di costanti novit

Tassinari sa il fatto suo. Lo dimostra il successo dell linea varata da D la D21, monoprodotto pantalone. E l di Geospirit, Peuterey e Kejo parla da s Conte of Florence potrebbe essere un ottimo business per D l fattura 44 milioni di euro, D 23: Tassinari punta ai 100 milioni in tre anni con entrambi i brands.
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