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di Elena Tioli Mi è sempre piaciuto raccontare storie. Storie di chi molla tutto, prende e parte. Di chi stravolge le proprie abitudini, di chi cambia strada e va controcorrente. Di giovani che tornano alla terra. Di adulti che si mettono in discussione. Ma mai e poi mai avrei pensato di divenire a mia volta una storia.

E soprattutto non mi sarei mai immaginata che succedesse a causa di una scelta che un tempo avrei reputato insignificante: cambiare modo di fare la spesa.

Non sono mai stata una consumatrice consapevole, un’attivista, un’ecologista. Al contrario! Per una vita sono stata assidua frequentatrice di centri commerciali, attratta dal superfluo, con l’acquisto facile e impulsivo. Una fumatrice compulsiva, come se non bastasse. Insomma, non mi sono mai fatta troppe domande. Non ho mai riflettuto sulle conseguenze delle mie scelte. Fino al giorno in cui, per favorevole congiuntura (lo dico ora, all’epoca non lo sapevo) mi sono trovata disoccupata: senza un impiego, senza un’identità, senza una lira. In quel momento, mentre mi disperavo per aver perso qualsiasi forma di controllo sulla mia vita, ho realizzato che non era così: potevo controllare le mie azioni e ripartire da me. Per esempio, viste le ridottissime possibilità economiche, potevo smettere di buttare soldi per avvelenarmi. Così, dopo 15 anni di onoratissima carriera a ritmi di un pacchetto di sigarette al giorno, per 365 giorni all’anno e per un costo totale di 20mila euro più o meno da un momento all’altro ho detto basta.

Grazie a quella decisione ho percepito forse per la prima volta, il potere enorme che avevo nelle mie mani: il potere di scegliere. stata un’illuminazione! Avete presente il criceto che corre sulla ruota? Talmente affannato nel correre da non accorgersi di non andare avanti. Ecco, smettendo di fumare è come se mi fossi accorta di essere su quella ruota. E di poter scendere, semplicemente fermandomi.

Così ho avuto il tempo di pormi delle domande e di iniziare a informarmi. Ho cominciato a leggere tantissimo: Pollan, Berrino, Moss, Mercalli, Marie Monique Robin, Pallante e tanti altri autori che mi hanno aperto gli occhi sulle conseguenze dei miei consumi. Non vedevo più i prezzi, le marche, i colori, gli slogan sulle confezioni, ma l’impatto ambientale, sociale e sanitario di quelle merci, l’impronta ecologica, gli imballaggi e i chilometri percorsi. Sapevo leggere le etichette e conoscevo il significato di quelle paroline prima incomprensibili. Mi immaginavo le facce di chi aveva prodotto quelle cose: persone sfruttate, sottopagate o prive di diritti. Vedevo tutto ciò e non volevo più essere complice.

Con quel pensiero è iniziata la mia sfida: era il 2 gennaio del 2015 quando uscendo da un supermercato mi sono ripromessa di non entrarci più. Per un anno. All’epoca non sapevo che quel buon proposito mi avrebbe cambiato la vita. Come non immaginavo che al di fuori dai centri commerciali vi fosse un mondo tanto ricco di opportunità: persone informate e consapevoli, produttori responsabili, veri e propri eroi che ognigiorno faticano per sopravvivere a un sistema che troppo spesso premia la grande distribuzione organizzata (e scellerata) a discapito dei più piccoli e coscienziosi. Grazie a tutti loro la mia spesa è stata rivoluzionata.

Sono partita con un Gruppo d’Acquisto Solidale (GAS), poi ho scoperto mercati contadini, botteghe di quartiere, negozi in cui si compra sfuso e diverse piattaforme online che mettono in contatto diretto produttori e consumatori. Oggi conosco chi produce ciò che acquisto e so dove vanno a finire i miei soldi.

Compro perlopiù a chilometro zero e biologico, che non significa necessariamente certificato bio, quello, per intenderci, che al supermercato ha un reparto apposito, una confezione ultra chic e che di solito costa il triplo. Grazie alla filiera corta e al GAS, il biologico vero è alla portata di chiunque: venduto ancora sporco di terra e dentro una cassetta riciclata. Buono, sano e con un prezzo congruo, in grado di restituire dignità al lavoro di chi lo produce.

Scelgo cibo genuino, per lo più vegetale e integrale, di certo non industriale o raffinato; frutta e verdura di stagione, magari esteticamente non perfetta e non omologata nelle dimensioni, ma con un gusto fantastico. Alla varietà preferisco la biodiversità.

Evito quasi del tutto i derivati animali e soprattutto non compro nulla che provenga da allevamenti intensivi, una delle piaghe ambientali, sanitarie ed etiche più grandi dei nostri tempi.

Autoproduco, ma non tutto, solo le cose facili! Quelle che al massimo richiedono pochi minuti e un paio di ingredienti. Per esempio il deodorante: basta miscelare 2 cucchiai di bicarbonato, 1 di amido di mais e 10 gocce di tea tree oil per farne un barattolo. Tempo 30 secondi, costo pochi centesimi. Al posto di brillantante, anticalcare e ammorbidente uso acido citrico e acqua. E per sostituire disinfettante, smacchiatore, sbiancante e detergente uso il percarbonato di sodio, una sorta di candeggina naturale che, a differenza di quella industriale, non inquina e non fa danni alla salute di chi la utilizza.

Lo sapevate che l’inquinamento domestico fa più danni di quello esterno? Proprio così. Tantissimi prodotti che si adoperano quotidianamente per pulire casa sono in realtà veleno, per noi e per l’ambiente. Perché utilizzarli quindi se le alternative ecologiche sono anche alla portata di tutti?

Ovviamente quel che posso lo compro sfuso, riutilizzando gli stessi contenitori. Così come compro sfuso il sapone vegetale con cui sostituisco shampoo e bagnoschiuma; l’olio di mandorle, che utilizzo come struccante e idratante; il detergente per lavatrice e lavastoviglie totalmente ecologici.

Insomma faccio una spesa a bassissimo impatto ambientale e con un altissimo valore umano, che non ultimo, mi permette di risparmiare tempo e soldi.

Le code alla cassa, la ricerca del parcheggio, il percorso a ostacoli tra le corsie, i sabati pomeriggio passati al centro commerciale per me non sono che lontani ricordi. Ora gran parte della mia spesa la faccio tramite il gruppo d’acquisto: ordino comodamente online, in pochi minuti e dal mio divano e poi vado a ritirare la mia cassetta nella sede del GAS. Lì ci scappano sempre quattro chiacchiere con i compagni del gruppo o qualche produttore e così la spesa è diventata uno dei momenti più gradevoli della settimana.

Anche il mio portafoglio sorride. Molti prodotti che compro, seppur di maggior qualità rispetto a quelli della grande distribuzione, mi costano meno. Per esempio i generi di ortofrutta del mio listino del GAS sono quasi tutti più convenienti di quelli di un noto supermercato: la cicoria la pago 2 euro al chilo, al supermercato costa 2,29; le mele 2.10 euro al chilo, invece di 2,59; le carote 1.60 euro al chilo contro 2,64.

Com’è possibile? Semplice! Niente costi di intermediari, packaging, trasporti, stoccaggio e marketing tutti aggravi che, nella grande distribuzione, pesano sul prezzo finale di un prodotto fino al 35 per cento o anche di più.

Ovviamente alcuni prodotti li pago un po’ più. Ma va bene così. Se risparmiare significa bassa qualità, tanto inquinamento, produttori strozzati dalle dinamiche della GDO e dal sistema malato delle doppie aste online, io dico: “No, grazie”.

Penso per esempio alle arance: nei supermercati un chilo si aggira su 1.10 euro, mentre i produttori vengono pagati non più di 15 centesimi al chilo. Una miseria dietro cui molto spesso si cela lavoro nero e caporalato. Io le compro a 1,26 euro al chilo, con la certezza però che quei soldi vanno quasi tutti al produttore (biologico) e ai lavoratori, in questo caso contrattualizzati e pagati dignitosamente. Insomma, nel mio piccolo sostengo un’economia diversa: più solidale, etica e giusta.

Ma se tutti facessimo come te quanti posti di lavoro si perderebbero? Lo so che lo state pensando. una domanda che mi viene fatta spesso. Forse perché sfugge quanti posti di lavoro si perdono e sono stati persi a causa della grande distribuzione. Basti pensare a tutti i negozi costretti a chiudere per l’apertura dell’ennesimo centro commerciale; ai paesi in cui le saracinesche sono ormai tutte abbassate; a tutti quei contadini che si trovano sul lastrico per colpa degli standard imposti dalla GDO.

Secondo Coldiretti, in Italia dal 2007 al 2015, oltre 150mila aziende agricole hanno chiuso perché non avevano i volumi di produzione adatti alla grande distribuzione o perché avevano costi più alti dell’agricoltura industriale. Un’assurdità se si pensa che il ricarico dei prezzi sui prodotti agricoli può arrivare fino al 300 per cento a fine filiera: tradotto significa che mentre i produttori sono sottopagati, il consumatore finale deve spendere il triplo del valore di ciò che compra.

Per fortuna oggi molte persone coraggiose hanno deciso di mettersi in gioco, riscoprendo antichi mestieri e inventandosi nuove professionalità in grado di realizzare, oltre a vantaggi personali, benefici per tutti e per il pianeta. Grazie a loro tantissime realtà sostenibili, ecologiche e innovative stanno prendendo piede. Lavori legati all’agro ecologia, alla custodia di sementi antiche, alla tutela della biodiversità e alla riqualificazione del territorio. Ma anche alle reti alimentari alternative, all’autosufficienza e alla sovranità alimentare.

Realtà da cui dipende il nostro presente e il nostro futuro e che per questo andrebbero sostenute e incentivate. Come? Anche e soprattutto attraverso i nostri acquisti. Quando si fa la spesa si influisce sull’andazzo di questo pianeta più di quanto si possa immaginare. Ogni volta che mettiamo qualcosa nel carrello stiamo decidendo chi favorire e chi boicottare. Ogni acquisto è un voto attraverso cui scegliamo in che mondo e in che modo vogliamo vivere.

Grazie a questa nuova consapevolezza oggi sono una persona totalmente diversa. Tolte le vesti della consumatrice incallita ho scoperto il piacere di scegliere responsabilmente e di conoscere le conseguenze delle mie scelte. E un piacere nuovo, che non conoscevo. Così come non conoscevo il piacere di fare a meno. Che non significa rinunciare. Significa stare meglio senza. bellissimo! Com’è bellissimo partecipare a una comunità in cui produttori e consumatori sono dalla stessa parte e in cui le relazioni si basano sulla fiducia e sul rispetto.

Ultimo, ma non ultimo, ho assaporato il piacere di tornare a fare. Di saper fare. Che soddisfazione! L’indipendenza è rivoluzionaria. Ti fa sentire libera. Una libertà che mi ha portato a cambiare abitudini, aspirazioni e a riappropriarmi del mio tempo. Dopo aver vissuto per una vita con quel fare un po’ indifferente per cui un problema non è un problema se non è un mio problema, ho deciso di smettere di girarmi dall’altra parte. Anzi! Di impegnarmi per lottare per ciò in cui credo. Dopo molti anni passati in redazioni televisive, ora si occupa di ufficio stampa e comunicazione trattando soprattutto temi legati alla politica, alla decrescita e all’ambiente. Freelance per scelta, collabora con diverse realtà ecologiche e solidali. Per passione si interessa di alimentazione consapevole e stili di vita sostenibili. A febbraio 2017 ha pubblicato il libro Vivere senza supermercato (ed. Terra Nuova) in cui racconta la sua avventura fuori dalla grande distribuzione organizzata.
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La provincia di Verona è ben fornita. Da consigliare l’outlet della Swinger a Sona (strada Festara) che vende, per uomo e donna, abiti di Roccobarocco, Just Cavalli, Versace Jeans, Versus e Byblos. C’è anche un piccolo reparto bambino e accessori, ma la scelta qui è limitata. Per chi ha il “fisico da campionario” la scelta però si allarga anche a prezzi da favola: 19, 29, 39, 49 euro. Per i capispalla, specie piumini di vera piuma d’oca, si prosegue verso Castelnuovo del Garda. Qui c’è il Factory store della Moorer (via XXV aprile, 90). I prezzi non sono bassissimi ma lo sconto rispetto al negozio è assicurato. Formidabili i pantaloni da uomo in stile classico ma anche jeans. Chi è a caccia di multimarca dovrebbe puntare sui Magazzini F. A Verona ci sono diversi shop con questa insegna. In quello in città, in via Basso Acquar, 57, si trova abbigliamento uomo, donna e bambino. Al secondo piano c’è un angolo occasioni e il reparto casa. Qui anche note firme come Blugirl, Pinko, Moschino, Armani Jeans.

Nella Bassa veronese, a San Pietro di Legnago (via Padana inferiore Ovest, 15), lo store della catena Diffusione Tessile (un secondo shop è a Noventa di Piave) si riconosce dall’attaccapanni giallo: qui abbondano le passate collezioni di Max Mara, Max Co, Pennyblack, Marella. Anche scarpe, accessori e borse. Sempre lungo la Trasnpolesana, il mega Outlet Calzedonia a Vallese (via Spinetti 1). Dentro ci sono anche gli shop Signorvino e Falconeri e i negozi del brand del gruppo con le collezioni del momento.

Passando per Vicenza una tappa obbligata è l’outlet di Mauro Grifoni a Caldogno (via Pasubio 7). Sempre a Caldogno in una viuzza (via Leopardi 32) c’è un piccolo calzolaio che fa scarpe su misura. Consigliato per la calzatura classica maschile o per chi è alla ricerca di un mocassino. Lungo l’A4, uscita Montecchio, si può provare lo stile country della Factory Malboro Classic che tiene anche Borgofiori e Uomo Lebole. Il negozio si vede dall’autostrada, mentre bisogna proseguire un po’ in campagna per raggiungere Trissino ed entrare nel magico mondo di Giorgio Armani (via Stazione 93). Anche qui i prezzi sono convenienti rispetto al negozio, ma non alla portata di tutti. Ottime le occasioni se si è alla ricerca di vestiti da sera. Meritano una visita anche lo spaccio di Staff International di Noventa Vicentina (via Progresso 10) con le linee Dsquared, Vivienne Vestwood e Viktor (attenzione, lo spaccio apre solo in alcuni periodi dell’anno).

I padovani e i veneziani, di certo, non si sono fatti mancare una tappa nel multimarca, vero villaggio delle occasioni, e notissimo Outlet McArthur Glen. Ma anche in Riviera del Brenta negli spacci dei Fratelli Rossi (Vigonza, via Venezia 10) e di Ballin a Fiesso d’Artico (via Cellini 4). Una buona guida a tutti gli store è. Un salto va fatto alla Incotex di Mira (via Fornace 15). Verso l’Alta padovana c’è lo spaccio Industrie’s (via Marco Polo, 1) con i capi Moncler e Henry Cotton’s a Trebaseleghe. In città, a voler essere originali,
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l’indirizzo è Fashion Stock in via Po, vicino a Crema Sport.

In Cadore è localizzato il distretto italiano dell’occhialeria, e qui il risparmio su lenti e montature è assicurato. Gli outlet spuntano come funghi. Il consiglio è guidare lentamente e guardarsi intorno, sono ovunque. Tra gli indirizzi: Colorvision (Domegge, via Fiume), La Muda (Mas di Sedico), Piera Occhiali (Taibon Agordino), Metaldream (Vigo di Cadore), Custom Ottica e Centri Ottici G5. Tappa a Busche per un gelato al Bar bianco Lattebusche dove molti i prodotti sono in promozione (via Nazionale, 55). A Domegge c’è Fedon (via dell’Occhiale 9).

Nel rodigino vale una visita un negozio del centro (che ha un secondo shop ad Albarella) per le scarpe. Ce ne sono di tutti i tipi e per chi calza il 37 la scelta è vastissima. Si chiama Alvi e le occasioni sono legate al fatto che molte sono scarpe indossate solo una volta nelle sfilate (Galleria Rhodigium). Nella zona industriale, lo Spaccio Venturini (viale delle Industrie, Borsea) offre un ampio spazio espositivo dove trovare abbigliamento, accessori e valigeria in particolare per il marchio Navigare. Più giù, alle foci del Delta, vale la pena di fermarsi al Brands Factory Outlet di Porto Viro (via Po Vecchio 5). La scelta è tra Moncler e capi di Marina Yaching.

Cappotti chanel e usato garantito

Anche il vintage, se ben tenuto e gentilmente offerto, è quasi sempre un’occasione .

A Verona c’è D Srl in via Quattro spade. Pochi metri quadri per costruire un vero e proprio regno di Chanel. Pezzi d’epoca (giacche e tailleur) ma anche collane riprodotte in stile. Volendo, è possibile farsi confezionare un cappotto su misura. Stoffa Chanel, ovviamente. A Padova da non perdere Margi Vintage in via San Pietro 101. possibile seguire le novità su Facebook e individuare il bottino ancor prima di arrivare in negozio. Silvia è un’ottima ospite pronta a coronare qualche piccolo sogno al femminile.

Tennis e t shirt dal gusto Usa

Maratoneti di professione o passeggiatori della domenica, per voi il meglio dell’abbigliamento sportivo fa rima con Treviso. Ecco gli indirizzi: Lotto factory outlet (via Padova 23 Cornuda). Diadora Factory outlet a Caerano di San Marco (via Montello 80). North face (Cornuda, via Padova 21). Se siete alla ricerca di abbigliamento sportivo chic, stile Usa, la meta è Bovolone VR (via Madonna 340) allo store Franklin Marshall. Tute, maglie e accessori a marchio con un corner per la merce fallata. A Belluno cercate Sportful outlet (Fonsazo, via Marconi 81) e Morotto outley sempre a Fonzaso in via Vallorca 7.

Equipaggiati per viaggi e neve

Anche se la neve è poca, nulla vieta di equipaggiarsi da montagna. A Isola della Scala (Vr) via Ca’ Magre 33, Aesse Shop produce abbigliamento tecnico, uomo e donna, da sci. Qui si trova anche il famoso marchio Canadiens. Nel trevigiano ci sono l’outlet Salewa (via Feltrina sud 154, Montebelluna) con abbigliamento e calzature validi anche per un’escursione sul Nepal (c’è uno shop Salewa anche a Bussolengo, Vr). A Nervesa della Battaglia c’è il Factory Outlet di Tecnica, l’azienda dei moon boot (via Gandolfo 24). La fuoriserie del settore resta però Scarpa. L’outlet è direttamente in fabbrica, a Casella D’Asolo (via Fermi 1).

A Casier, in provincia di Treviso, c’è un outlet di 800 metri quadri dedicati a chi fa della propria casa il centro di ogni acquisto. Tognana Porcellane che offre affari a prezzi vantaggiosi anche con sconti fino al 60% sulle rimanenze o seconda scelta. Uscita Mogliano Veneto, via Ca’ Barbaro a Casier. Sempre nella Marca il nostro secondo shop è in via Noalese 94. il factory outlet Pagnossin con le grandi marche per la casa. Ceramiche classiche e servizi da tavola sono presenti anche a Este (Pd) via Rovigo 13 all’outlet dell’Antica ceramiche d’Este. Quanto all’arredamento a Limena (Pd) è consigliato uno sguardo ai divani e agli arredi di Mimo Srl (via Volta 21).

Ghiottonerie e delizie per vegani

Per gli amanti dei dolci, ecco gli indirizzi golosi per uno shopping calorico: l’Outlet Bauli di Castel d’Azzano (Vr) è pieno di ghiottonerie e sono molti i prodotti da forno scontati per fare scorta (uscita Verona Sud, via Rossi 3). A pochi chilometri dal centro città c’è anche lo spaccio della Paluani (via dell’Artigianato 18 a Dossobuono, Vr) con torte, specialità, pandori,
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colombe ma anche merendine e cioccolato.

E c’è un vero e proprio tempio del gusto anche nel rodigino. l’Emporio Borsari a Badia Polesine (via CA’ Mignola nuova 1577). Anche qui ampia scelta di dolci e confezioni. C’è anche un servizio bar. Sul posto ci si può deliziare con le brioche. Anche vegane.

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La lussazione sterno claveare (LSC) è stata descritta per la prima volta nel 1824 da Sir Astley Cooper. Con questo termine si vuole intendere lo spostamento della clavicola dalla sua posizione rispetto al normale rapporto anatomico che stabilisce con lo sterno. E’ una patologia abbastanza rara. Le statistiche riportano il 3% di tutte le lussazioni della spalla e soltanto l’1% di tutte le lussazioni

L’articolazione sterno claveare fa parte delle cinque articolazione della spalla e consente alla clavicola il movimento in quasi tutti i piani. Favorisce e concorre, inoltre, alla escursione articolare di 360 del braccio.

La lussazione sterno claveare (LSC) stata descritta per la prima volta nel 1824 da Sir Astley Cooper. Con questo termine si vuole intendere lo spostamento della clavicola dalla sua posizione rispetto al normale rapporto anatomico che stabilisce con lo sterno.

E’ una patologia abbastanza rara e questo ha reso pi difficile acquisire sufficiente esperienza per procedere ad uno studio fisiopatologico accurato indirizzato ad affinare e migliorare la scelta e la proposta terapeutica. Purtroppo anche gli studi anatomici e biomeccanici non sono numerosi con ragionevole ricaduta sul criterio con cui il Chirurgo della Spalla affronta tale problema. 1).

Fig. 1 Articolazione sterno claveare

E’ situata nella zona centrale del petto, nella parte superiore dello sterno. Questa articolazione riveste un ruolo importante poich collega l’arto superiore al resto del corpo contribuendo, insieme all’articolazione virtuale scapolo toracica, a sostenere le ossa delle braccia e delle spalle allo scheletro verticale.

considerata, per lo pi come enartrosi o articolazione doppia perch si realizza con il manubrio sternale e la prima costola consentendo il movimento in quasi tutti i piani.

In realt solo una piccola parte dell’estremit mediale della clavicola si collega effettivamente allo sterno e per l’esattezza corrisponde a meno della met (Fig. 2).

Fig. 2

Se il rapporto anatomico tra le due parti ossee fosse legato solo a questo, l’articolazione sarebbe alquanto inastabile. A rafforzare la solidit e la tenuta dell’articolazione, ci pensano tre legamenti e un disco intrarticolare (Fig. 3).

Legamento sterno claveare anteriore e posteriore (LSCA e LSCP), i fasci di fibre collegano i due capi ossei (clavicola e sterno) tra loro attraverso questi due legamenti. 4).

Fig. 4

L’area di contatto tra la clavicola e lo sterno relativamente poco profonda. A vicariare questo scadente rapporto anatomico, provvedono i legamenti circostanti che avvolgono l’articolazione. Infatti, la lussazione dell’articolazione sterno claveare alquanto rara, le statistiche riportano il 3% di tutte le lussazioni della spalla e soltanto l’1% di tutte le lussazioni.

In letteratura non sono riportate rilevanti differenze di sesso.

Sono maggiormente esposte le persone a rischio di eventi traumatici come gli sportivi, gli atleti e lavoratori addetti a mansioni specifiche.

La dislocazione pu essere incompleta (o sublussazione) e completa; quest’ultima si verifica quando l’estremit mediale della clavicola fuoriesce totalmente dalla sua sede anatomica.

CLASSIFICAZIONE IN BASE AL GRADO DI LUSSAZIONE E ALLA SEDE

A) Distorsioni lievi o sublussazioni sono associate ad una lieve o moderata instabilit dell’articolazione e, solitamente, il paziente riferisce solo dolore e gonfiore localizzato.

B) Lussazioni complete possono essere anteriori o posteriori; si manifestano con una deformit palpabile e osservabile in corrispondenza dell’articolazione e sono associate a dolore pi o meno intenso.

La Lussazione Sterno Claveare Anteriore (Fig. 5) si verifica quando l’estremit mediale della clavicola viene spostata in avanti, verso l’esterno del torace, rispetto alla sua normale posizione; pi frequente rispetto a quella posteriore poich il LSCA pi debole rispetto al LSCP. Nel giovane pu verificarsi anche senza un trauma efficace, e ci viene attribuito alla maggiore lassit legamentosa presente in questa fascia d’et Le lussazioni anteriori sono pi frequenti di quelle posteriori 20:1

La Lussazione Sterno Claveare Posteriore (Fig. 6) si verifica quando la clavicola viene spostata posteriormente all’indietro nel torace per cui viene definita anche retro sternale; nonostante sia meno frequente, pi a rischio di complicazioni poich pu entrare in conflitto con la trachea, l’esofago, i grandi vasi (arteria carotide comune, vasi succlavi), il plesso brachiale, il dotto toracico e i polmoni che sono adiacenti. In questi casi pu essere associata ad altri sintomi:
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peuterey bimbo La luce delle prime stelle nell’obiettivo di Hubble

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Tra le migliaia di luminose galassie che affollano molte immagini del cosmo distante catturate dal telescopio spaziale Hubble si osservano alcune macchie scure, zone apparentemente vuote che potrebbero essere piene zeppe di galassie. Ora, gli astronomi hanno dato un occhiata a quelle macchie scure e hanno scorto una debole luce emessa da stelle che si sono formate appena 500 milioni di anni dopo il big bang. I nuovi risultati indicano che potrebbero essere le prime galassie dell che sarebbero dieci volte pi numerose di quanto ritenuto finora.

Questa extragalattica di fondo probabilmente risale a circa 250 milioni di anni dal big bang. Poco dopo la nascita dell lo spazio si riempito di una calda e densa nebbia di gas ionizzato. Nel corso di centinaia di migliaia di anni, il gas si poi espanso e raffreddato, portando al collasso gigantesche nubi di idrogeno ed elio e alla conseguente formazione delle prime stelle. Da quando queste stelle si sono accese, la loro luce, e tutta quella prodotta dalle successive generazioni di stelle, ha riempito l creando un bagliore diffuso in tutte le profondit pi oscure dello spazio.

Immagine del cosmo profondo ottenuta componendo diverse riprese del telescopio Hubble (Credit: NASA; ESA; G. Illingworth, D. Magee, and P. Oesch, University of California, Santa Cruz; R. Bouwens, Leiden University; and the HUDF09 Team)Anche se la radiazione di fondo extragalattica si rivelata ardua da rilevare in modo convincente, la luce scoperta nelle foto di Hubble sembra essere la luce di fondo pi lontana. Utilizzando i dati del Cosmic Assembly Near Infrared Deep Extragalactic Legacy Survey (CANDELS) e del Great Observatories Origins Deep Survey (GOODS), il gruppo di ricercatori riuscito a isolare il contributo delle prime stelle da quello delle stelle e delle galassie di epoca successiva.

Per misurare la sfuggente luce primordiale, Ketron Mitchell Wynne dell della California a Irvine, e i suoi colleghi hanno cercato fluttuazioni

d nei pixel apparentemente bui e vuoti delle foto scattate da Hubble dal 2002 al 2012. Grazie alle fluttuazioni hanno dimostrato statisticamente che stavano osservando un debole segnale associato alle prime stelle e non semplicemente al rumore.

Hanno poi sottratto qualsiasi luce proveniente dalle stelle della nostra galassia, quella delle galassie vicine e anche quella delle stelle isolate che sono state strappate dalle loro galassie e ora occupano lo spazio intergalattico, fino a lasciare solo la luce dell primordiale.

le diverse componenti presenti nel segnale un compito veramente eroico ha sottolineato Pascal Oesch della Yale University, che non era coinvolto nello studio.

I ricercatori hanno calcolato che c una possibilit pari allo 0,8 per cento che la loro misura sia contaminata da una luce che non appartiene al fondo. In primo luogo, le stelle antiche che contribuiscono alla luce di fondo sembrano radicalmente diverse da quelle che osserviamo oggi. Formatesi solo da idrogeno ed elio,
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erano centinaia di volte pi massicce del Sole, e per questo hanno prodotto energia in modo pi intenso di stelle dell circostante, esaurendosi pi rapidamente.

le prime stelle e galassie si sono formate e si sono esaurite molto velocemente, il bagliore dev stato enorme spiega Matthew Ashby dell Center for Astrophysics, coautore dello studio. “Se riuscissimo a separare la luce che proviene dal fondo di luce extragalattica dovremmo vedere l di quel bagliore

Le tre componenti della luce extragalattica di fondo catturate dal telescopio spaziale Hubble (Image Credit: Ketron Mitchell Wynne, UC Irvine)Il gruppo ha rilevato questa eco, ma si limitato a dire che si verificata nei primi 500 milioni di anni, una stima che era gi nota agli astronomi. I ricercatori vogliono determinare l precisa, perch queste prime stelle massicce hanno cambiato radicalmente il destino dell

I loro raggi ultravioletti hanno riscaldato lo spazio circostante, producendo bolle nel gas dove l dei raggi aveva strappato a tutti gli atomi di idrogeno i loro elettroni, convertendoli da atomi neutri a ioni. Alla fine, le bolle si sono espanse e unite fino a quando l universo stato ionizzato di nuovo, ritornando al suo stato dopo il big bang. Da allora, l rimasto ionizzato.

Anche se gli astronomi sono abbastanza convinti che le stelle delle prime galassie abbiano prodotto abbastanza luce da reionizzare l Dan Coe, astronomo del Science Institute Space Telescope non coinvolto con lo studio, esamina l della reionizzazione nella remota possibilit che le galassie non siano state il fattore principale.

scoprissimo che le galassie non sono state sufficienti a produrre la reionizzazione, allora dovremmo avere qualche altra spiegazione, che potrebbe essere molto interessante dice Coe. Dopo tutto, vent fa gli astronomi pensavano che i nuclei galattici attivi, i brillanti fari cosmici creati da buchi neri supermassicci che inghiottono rapidamente la materia, producessero abbastanza luce da reionizzare l

Questa teoria non ha avuto successo, e gli astronomi sono passati al migliore candidato seguente: le galassie. La storia potrebbe ripetersi, spiega Coe, e questa volta forse sar qualcosa di veramente esotico, come particelle di materia oscura. Forse quando queste misteriose particelle si scontrano rilasciano energia in quantit sufficiente per reionizzare l Coe, tuttavia,
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tiene a sottolineare che tutte le prove puntano ancora verso le galassie.

Ulteriori indizi arriveranno quando il telescopio spaziale James Webb verr lanciato nel 2018: l della luce di fondo extragalattica appena rilevata indica che il futuro osservatorio orbitante dovrebbe essere in grado d alcune delle prime galassie che ora si nascondono in quelle misteriose macchie scure di spazio.

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Attila ha beccato! Inevitabilmente, alla fine la sua povera mamma ha perso le staffe e SBAAAM! Ho sentito dalla cucina la sferza dei 3/4 sculaccioni sulle sue tenere chiappette rosee.

Dico solo un noooooo lungo, ma non commento. Mia cognata è esausta, viene dal turno di notte e per stare insieme a Ferragosto non ha dormito, ma Attila diamine non s’è fermata un attimo. Le incrocio in corridoio, lei è in braccio alla mamma ancora furiosa. Lacrima e singhiozza che pare l’abbiano scannata e vedendomi mi tende le braccine e mi invoca :” Ziiiiaaa a a”

Resto titubante. Mai dargli a capire il debole, sono dei piccoli caimani. Provo a glissare sul suo “aita” ma lei insiste, schizzando ettolitri di lacrimoni di nuovo: ” Ziiiiiaa a a a”

Dopo un giorno intero alla stato brado in mezzo al mio giardino è ridotta un disastro, ora con la faccia rigata di pianto è una maschera tragica. Azzardo un :” No Elisa, mamma ha ragione, l’hai fatta veramente arrabbiare.” Lei non demorde, le braccine tese verso di me con le punte delle ditine frementi, in attesa che io la soccorra. Capitolo!

Mi si avvinghia come un polipo. Ha il respiro mozzato dai singhiozzi trattenuti.

Resto impacciata per qualche secondo. E’ troppo tempo che non ho più un contatto cosi stretto con un bambino piccolo. Ho dimenticato. Decido di improvvisare, tanto si stancherà presto.

Pesa un pò, cosi le appoggio le gambine intorno alla mia vita e sposto il peso sulle anche, poi provo a sedermi cosi, con lei avvinghiata a me cuore a cuore.

Si appoggia meglio, col capo sulla mia spalla. La bocca sul mio collo. Una manina stringe ancora il peluche scippato dal letto di sua cugina. E’ un trofeo di guerra e non lo molla, lo infila nell’angusto spazio tra me e lei. Tira su col naso e ogni tanto la scuote un singulto ma inizia a rilassarsi. La voce suadente continua il suo racconto di cose che verranno, di quando sarà una bambina più grande e sempre più buona e bella.

Ora inizia a pesare. Da lei emana un odore di umido, sa di buono, di bambino piccolo, di tenerezza, innocenza, sa di fiori . Sta sudando cosi decido di scoccare l’affondo. Allento appena appena l’abbraccio e inizio a dondolare avanti e indietro, sostenendole il capo con una mano. Lei si abbandona e io armo l’ariete per l’assalto alle mura:

“Ninnaoooo ninnaooooo questa bimba a chi la doooooooo.

Se la do alla Befana se la tiene una settimanaaa

Se la do all’ Uomo Nero se la tiene un anno interooooo.

Se la do all’Uomo Bianco se la tiene tanto tanto. E’ un languore che mi da alla testa e che mi chiude la gola. Resto li nella penombra della cucina, seduta in un angolo con un fagottino profumato tra le braccia e capisco che se potessi, ci resterei per il resto della mia vita.

E’ una sensazione esaltante, struggente e languida. Mi torna su dalla memoria. Da tradurre in terapia volendo:

Diagnosi affaticamento nervoso, stress, ansia.

Prescrizione ninnare un bambino una volta al di’,preferibilmente alla sera.

Stamane ci sono voluti 40 minuti per fare colazione,nella bottiglia no,senza il ciuccio della bottiglia no,NELLA TAZZA COME I GRANDI CON IL CUCCHIAINO??siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii salvo poi che il cucchiaino doveva tenerlo lui e che prendeva una goccia di latte alla volta.

Mi porti il tuo mal di pancia?

Ah,io a pranzo pesce e insalata.

Postato mercoledì, 20 agosto 2008 alle 10:33 am da brì

No, non sono il tipo di donna che si alza alle 6.00 per preparare il pranzo e la cena. A pranzo lascio che si arrangino loro, la sera invece amo improvvisare, apro il frigo e utilizzo quello che c’è. Divertente e mi riesce bene, devo dire.

Questa settimana mi sono mantenuta sui classici dato che a casa c’è il moroso di mia figlia. Non vorrei che scappasse ancora prima di arrivare, cosi lo prendo per la gola dandogli l’illusione che “tale madre tale figlia”. Avrà tempo per mangiare scatolette

Domani e domenica i ragazzi non ci saranno, cosi la mia cucina per me e consorte sarà ridotta all’essenziale
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giubbotti refrigue La grammatica italiana

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I pronomi personali sono pronomi che indicano chi o che cosa è coinvolto in una comunicazione linguistica, tralasciando di ripetere l grammaticale (soggetto o complemento) a cui si riferiscono.I pronomi personali soggetto hanno funzione di soggetto della frase. SonoI pronomi personali soggetto di 3a persona hanno forme diverse per il maschile (lui, egli, esso, essi) e per il femminile (lei, ella,
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essa, esse); loro, 3a persona plurale, non si distingue invece per genere.I pronomi personali complemento hanno le seguenti formeQuesti pronomi possono svolgere tre funzioni:Rino è innamorato di Teresa. Vede solo leiLa vuole sposarecomplemento di termineDai a me le chiavi di casaMi dai le chiavi di casa?Dammi le chiaviE tua sorella? Parlami di leiScusa, non riesco proprio a venire da te staseraPer me è lo stessoNon è la prima volta che usciamo con loroLe forme forti sono toniche e hanno un ruolo di rilievo nella frase,
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attirando l di chi legge o ascoltaPer ricoprire il ruolo di supervisore ai lavori hanno scelto meLe forme deboli sono atone e nella pronuncia si appoggiano al verbo che le segue. La forma debole del pronome dà alla frase un tono puramente informativo

spaccio peuterey bologna la fiducia su Internet

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di Lorenzo Foti La nascita di BitCoin e delle altre criptovalute è stata resa possibile grazie a Blockchain, una tecnologia che permetterà la nascita su internet di piattaforme completamente nuove. Come vedremo di seguito, Blockchain consentirà di portare la fiducia su internet.

L’importanza delle autorità centrali

Uno dei problemi principali sta nel fatto che non possiamo essere sicuri che chi ce lo vende sia il reale proprietario. Nessuno di noi rischierebbe di spendere molti soldi se non c’è nessuno che garantisca che stiamo facendo un acquisto corretto.

Oggi quando facciamo operazioni con beni di valore, come per esempio comprare una macchina o una casa, siamo tranquilli perché ci fidiamo rispettivamente del PRA (Pubblico Registro Automobilistico) e del Catasto.

Queste due entità svolgono il ruolo di autorità centrali che garantiscono che non si perda traccia degli scambi di beni avvenuti tra le persone.

Quando compriamo una casa quindi, l’acquisto viene scritto nel registro del Catasto e, da quel momento in poi, chiunque potrà verificare che noi siamo i reali proprietari di quella casa. Non avremo quindi poi nessun problema se la volessimo vendere o affittare. Lo stesso avviene per le macchine e il PRA.

Il Catasto e il Pra hanno quindi l’importantissimo ruolo di tenere traccia delle transazioni e di impedirne la falsificazione; se non esistessero, ci sarebbe un problema di fiducia che bloccherebbe il mercato delle case e delle automobili.

Blockchain, un registro su internet

Sono molti i servizi su internet che potrebbero nascere se ci fossero delle autorità centrali che garantiscono gli utenti, ma il problema è che queste non possono nascere dall’oggi al domani perché avrebbero difficoltà a conquistare la fiducia delle persone.

Blockchain è la tecnologia che pone rimedio a tutto questo; permette di creare infatti un registro su internet non falsificabile e consultabile da parte di tutti.

Un registro che non risiede su un singolo server, ma su una rete di computer che ospitano ognuno una copia del registro stesso. Chi volesse falsificare una transazione, dovrebbe farlo quindi su tutti i computer della rete.

Blockchain registra gli scambi di BitCoin e quindi fa sì che tutti sappiano sempre chi siano, anche se in forma anonima, i proprietari dei bitcoin. Di fatto Blockchain fa il lavoro che fa il sistema bancario con le normali valute: garantisce che una persona che vuole spendere del denaro ne sia realmente in possesso.

Ci sono poi applicazioni che forniscono un registro dei proprietari di opere d’arte o che tengono traccia dei diritti d’autore. A Brooklyn, i membri di una comunità producono e scambiano energia autonomamente registrando tutte le transazioni su Blockchain.

Le possibilità sono molte e coinvolgono tantissimi settori, nel prossimo futuro vedremo sicuramente emergere servizi innovativi basati su Blockchain.
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rivenditori peuterey La dinamica delle popolazioni del Neolitico europeo

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I cacciatori raccoglitori europei del Neolitico si incrociarono ripetutamente con gli agricoltori provenienti dal Medio Oriente nell di 3000 anni. Lo rivela uno studio pubblicato su “Nature” da David Reich della Harvard Medical School di Boston, e colleghi di istituti di ricerca europei. Il risultato, ottenuto sulla base di analisi di DNA antico incrociate con modelli matematici, rivela in che modo il flusso genico plasm le popolazioni europee di quel periodo.

Una fase di recupero del DNA antico da un cranio (Credit: Bal G. Mende)La neolitizzazione, cio il passaggio verso un produttiva basata sull e sull e verso un sociale ed economica pi moderna, considerata una tappa fondamentale della preistoria europea.

Per comprendere lo sviluppo di questo processo e la relativa cronologia fondamentale ricostruire la dinamica delle popolazioni durante tutto il periodo. Il primo modello quantitativo che ha cercato d dati archeologici e dati genetici stato quello della diffusione demica,
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definita in termini generici come il processo di colonizzazione di un da parte di una popolazione. Nel caso specifico si tratt della diffusione verso l di popolazioni di agricoltori provenienti dal Medio Oriente.

Le analisi del DNA antico condotte in passato hanno infatti indicato le principali migrazioni delle popolazioni anatoliche come origine dell dell in Europa. Il problema che il modello della diffusione demica non rende conto delle interazioni tra gli agricoltori e le popolazioni di cacciatori raccoglitori che erano gi in Europa durante il Neolitico.

Le prime attivit agricole nel Neolitico europeo in una rappresentazione artistica (Science Photo Library/AGF)Per esempio, le analisi del DNA antico hanno mostrato che gli agricoltori attraversano grandi porzioni di Europa mescolandosi molto

poco con i cacciatori raccoglitori. Inoltre, i dati fanno ritenere che in alcune regioni, gli agricoltori vivessero ancora in stretta prossimit con i cacciatori raccoglitori molto dopo l dell Quindi non chiaro in che misura avvenne l delle due diverse popolazioni, e se sia stato un fenomeno riguardante l continente o viceversa un insieme di eventi locali di estensione limitata.

I risultati dimostrano che nelle tre regioni considerate l dei agricoltori determin l con i cacciatori raccoglitori in un processo che si ripet diverse pi volte nel corso del tempo. Questi mescolamenti lasciarono numerose specifiche tracce genetiche, che fanno pensare a un complesso mosaico di interazioni locali invece che a un fenomeno uniforme su larga scala.
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peuterey outlet italia LA DIETA IPERPROTEICA

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Quella che segue, messa a punto con la consulenza della dottoressa Evelina Flachi, specialista in Scienza dell’alimentazione, è una dieta sbilanciata dal punto di vista dei nutrienti, perché ricca di proteine (come dice il nome stesso) e povera di carboidrati. Prima di seguirla è allora sempre opportuno sentire il parere del proprio medico: infatti non è adatta a chi soffre di problemi renali e colesterolo alto; inoltre, se protratta nel tempo, può favorire acidosi ed osteoporosi nei soggetti predisposti. Se invece si è soggetti sani e allenati, fortemente intenzionati a dare ancora più energia ai propri muscoli, va seguita per 10 giorni al massimo (ripetere 2 volte lo schema proposto), bevendo tutti i giorni almeno 2 litri d’acqua per favorire l’eliminazione delle scorie azotate in eccesso. Come condimento usare 30 g di olio extravergine d’oliva al giorno evitando burro e fritti. I risultati? Meno grasso, più muscoli. Primo giorno Colazioneacqua (1 2 bicchieri), caffè o tè, 1 uovo alla coque (non più di 4 nell’arco di una settimana) o bresaola (20 g), pane tostato (30 g)Spuntino1 frutto (banana, mela, arancia o ananas a fette)Pranzoprosciutto crudo sgrassato (100 g), radicchio rosso in insalata, carote e finocchi in insalata, pane integrale (40 g, facoltativo)Spuntino1 frutto (banana, mela, arancia o ananas a fette)Cenatrota oppure orata al forno (250 g), melanzane, zucchine e trevisana ai ferriSecondo giorno Colazioneacqua (1 2 bicchieri), caffè o tè, 1 uovo alla coque (non più di 4 nell’arco di una settimana) o bresaola (20 g), pane tostato (30 g)Spuntino1 frutto (banana, mela, arancia o ananas a fette)Pranzotonno (120 g), fagioli lessi (100 g) con cipolle, fagiolini lessi (100 g), pane integrale (40 g, facoltativo) Spuntino1 frutto (banana, mela, arancia o ananas a fette)Cenamanzo ai ferri (150 g), broccoli lessi (200 g), finocchi crudi, pane integrale (40 g, facoltativo) Terzo giorno Colazioneacqua (1 2 bicchieri), caffè o tè, 1 uovo alla coque (non più di 4 nell’arco di una settimana) o bresaola (20 g), pane tostato (30 g)Spuntino1 frutto (banana, mela, arancia o ananas a fette)Pranzomozzarella (120 g), bietole lesse, pomodori e songino in insalata, pane integrale (40 g, facoltativo) Spuntino1 frutto (banana, mela, arancia o ananas a fette)Cenacarpaccio con funghi e grana (a base di 120 g di carne di manzo, 25 g di parmigiano a scaglie, 25 g di funghi champignon), spinaci bolliti (80 g), pane integrale (40 g, facoltativo) Quarto giorno Colazioneacqua (1 2 bicchieri), caffè o tè, 1 uovo alla coque (non più di 4 nell’arco di una settimana) o bresaola (20 g), pane tostato (30 g)Spuntino1 frutto (banana, mela, arancia o ananas a fette)Pranzoarrosto di tacchino (200 g), insalata verde, asparagi al vapore (200 g), pane integrale (40 g, facoltativo) Spuntino1 frutto (banana, mela, arancia o ananas a fette)Cenainsalata di mare o pesce al vapore (250 g), pomodori (2) con cipolle, sedano e carote in insalata, pane integrale (40 g, facoltativo) Quinto giorno Colazioneacqua (1 2 bicchieri), caffè o tè, 1 uovo alla coque (non più di 4 nell’arco di una settimana) o bresaola (20 g), pane tostato (30 g)Spuntino1 frutto (banana, mela, arancia o ananas a fette)Pranzopassato di piselli con parmigiano (30 g), insalata di pomodori e lattuga (200 g), pane integrale (40 g, facoltativo) Spuntino1 frutto (banana, mela, arancia o ananas a fette)Cenahamburger ai ferri (200 g), spinaci lessati (200 g), carote in insalata, pane integrale (40 g, facoltativo)
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peuterey shop online La Costituzione nella scuola

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Il richiamo ai principi, ai valori, ai diritti e ai doveri presenti nella Costituzione della Repubblica Italiana (1947) e proclamati ad ambito mondiale nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948) non è né un rituale burocratico, né un espediente retorico, quando viene fatto a proposito della scuola e del suo compito di istruire e di formare le giovani generazioni.

Esso, frutto e seme di “memoria culturale”, serve a riconoscere che questo compito discende dal mandato che le Nazioni Unite da un lato e la Repubblica Italiana dall’altro hanno conferito a tutti gli uomini, ma in particolare alle scuole e, in esse, ai docenti, dopo le catastrofi della prima metà del Novecento. E’ il capovolgimento della prospettiva totalitaria e l’assunzione della prospettiva personalistica e democratica.

Tale mandato, con la relativa scommessa, o meglio sfida, è in certo senso il frutto di una drammatica scoperta, che ha reso possibile l’inizio di una nuova stagione, sul piano giuridico e sul piano politico: si capì cioè che questa stagione avrebbe avuto un respiro corto, se si fosse limitata a fissare norme generali, senza dedicarsi a coltivare quelle premesse di carattere educativo, etico e culturale, che consentissero una piena comprensione e il sostanziale rispetto del “patto costituzionale” da cui nasceva la Repubblica.

Sul piano mondiale, il “patto di convivenza planetaria” scritto nella Dichiarazione universale presentava risvolti ancora più impegnativi, su cui forse non si riflette abbastanza.

Si legge infatti in questo solenne documento, al termine del Preambolo, che “l’Assemblea Generale proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell’Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto”

In sostanza si lega l’efficacia della Dichiarazione non tanto alla scienza, alla tecnica, alla forza, alla saggezza dei governanti e alla competenza dei docenti, quanto alla virtù di “ogni individuo e ogni organo della società”: e si deve notare che viene in tal modo evocata la virtù tipica dell’educatore, che è quella di sforzarsi “di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà”.

Questa virtù poi non si ferma al già difficile dialogo “persuasivo”, ma impegna chiunque a fare il possibile perché all’azione diretta e personale tengano dietro “misure progressive di carattere nazionale e internazionale”, volte ad ottenerne “l’universale ed effettivo rispetto” dei diritti e delle libertà che vengono citate negli articoli successivi.

E’ lecito domandarsi se si tratta di fiducia esagerata non solo nella società educativa, ma addirittura nell’individuo educatore. Si tratta forse di idealismo illuministico e di ottimismo romantico, o di realistica, quasi disperata consapevolezza che al disastro della guerra si era arrivati perché i poteri politici, amministrativi, culturali, ufficialmente educativi avevano in complesso tradito la loro funzione di orientamento e di governo della convivenza organizzata?

E’ un fatto che fra gli scritti più efficaci per far percepire l’assurdità della guerra, la dignità della persona e la ricchezza dei sentimenti umani, ricordiamo i diari di una fanciullina come Anna Frank, di una ragazza come Etty Hillesum e i pensieri dei giovani della Rosa Bianca, più dei volumi di dotti professori. Non è certo possibile affidarsi solo alla creatività dei profeti e dei poeti: basta però non fare neppure l’errore opposto, quello di puntare solo sui centri del sapere e del potere per risolvere problemi di senso della vita e di convivenza civile organizzata.

L’educazione come mistero e come dovere civico

Questa centralità è più proclamata e auspicata che effettivamente praticata. Essa è attività relazionale di carattere eminentemente personale, che scaturisce dall’interiorità delle persone, ma che non dà solitamente i risultati attesi senza un intreccio di relazioni, di istituzioni, di funzioni, di servizi e di poteri che rendono, se non sicuro, almeno più probabile il raggiungimento dei suoi obiettivi.

Il territorio non è solo uno spazio fisico, ma un ambiente umano, sociale e istituzionale, i cui titolari in tanto concorrono al raggiungimento degli obiettivi educativi, in quanto sono a loro volta colti, educati, capaci di svolgere un ruolo direttamente educativo o indirettamente educativo e perciò detto “educazionale”.

Per una visione comune e un’intesa operativa fra enti, nella giungla di leggi fatte e da fare che ora ci vincola o ci sprona all’azione, occorrono un ideario e un linguaggio comuni; ma anche la capacità di intuire che cosa sta sotto parole comuni e parole diverse, o comportamenti comuni o diversi, dato che a scuola vengono anche ragazzi e genitori di diverse lingue e culture. Preziosa in proposito è la Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione (DM 27 aprile 2007 del Ministero dell’Interno)

La dignità della persona umana, base di diritti inviolabili e di doveri inderogabili,
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è un costrutto concettuale tanto semplice da pronunciare quanto difficile da precisare, da conservare nella coscienza e da praticare nella prassi: ed è, come l’esperienza dimostra, soggetto a “dimenticanza”.

E’ necessario perciò “ricordarlo”, “ripulirlo” costantemente dalla “polvere” sollevata dalla storia e dalla cronaca quotidiana, per aiutarsi a riconoscerne la faticosa affermazione nel diritto e nel costume, la delicata bellezza e la precaria resistenza agli attacchi degli istinti, dei calcoli, degli interessi coalizzati e dell’indifferenza; e per esplorarne le implicazioni sul piano delle idee, delle istituzioni, degli atteggiamenti e dei comportamenti.

Ciò vale per tutte le istituzioni educative, che in pedagogia sociale si è soliti citare in un elenco aperto che comincia con la famiglia, la scuola, la chiesa, l’associazione giovanile, i mass media, il cui carattere potenzialmente educativo non implica che questi enti siano sempre educativi anche in atto. Talvolta sono un ostacolo anziché un aiuto al libero, informato e consapevole sviluppo della personalità dei ragazzi.

Ciò vale particolarmente in riferimento alla vita della scuola, e ai contenuti, ai metodi e agli stili d’insegnamento, che dovrebbero rendere possibile “insegnare e apprendere la dignità umana” e non solo le canoniche discipline scolastiche. Solo a questo titolo la scuola può perseguire efficacemente le due fondamentali finalità di tutto l’ordinamento della Repubblica, che sono “il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art.3 Costituzione).

Dalla Costituente all’educazione civica, nel nome di Aldo Moro: il dpr del 1958 come “incunabolo” di una scuola democratica, e i successivi sviluppi

La storia dell’educazione civica nella scuola della Repubblica ha il suo prologo nell’ Assemblea Costituente (11.12.1947), dove fu votato all’unanimità, “con vivi prolungati applausi”, un odg presentato da Franceschini, Moro, Ferrarese e Sartor, in cui si chiedeva: “che la nuova Carta Costituzionale trovi senza indugio adeguato posto nel quadro didattico nella scuola di ogni ordine e grado, al fine di rendere consapevole la giovane generazione delle conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sicuro retaggio del popolo italiano”.

In realtà ci fu un “indugio” di oltre dieci anni, fino a quando lo stesso Moro, divenuto ministro della PI, poté introdurre l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole secondarie, con dpr 13.6.1958, n.585. Anche la ricerca di un “adeguato posto nel quadro didattico nella scuola di ogni ordine e grado” non è stata facile, e non lo è neppure oggi.

Quel decreto, il cui titolo denunciava un’incertezza bisognosa di approfondimento epistemologico e didattico, presentava l’educazione civica con riferimenti pedagogici, didattici e normativi che, nel loro complesso, non mi pare che abbiano perduto la loro attualità. Per questo è opportuno rivisitarli.

Secondo il dpr Moro Gronchi, ‘educazione civica: a) “con il primo termine, ‘educazione’, si immedesima con il fine della scuola e con il secondo, ‘civica’, si proietta verso la vita sociale, giuridica, politica, verso i principi che reggono la collettività e le forme nelle quali essa si concreta”; b) “se pure è vero che l’educazione civica ha da essere presente in ogni insegnamento, l’opportunità evidente di una sintesi organica consiglia di dare ad essa un quadro didattico, e perciò di indicare orario e programmi e induce ad insegnare per questo specifico compito il docente di storia”; c) occorre pensare all’utilizzo della “stessa organizzazione della vita scolastica come viva esperienza di rapporti sociali e pratico esercizio di dritti e di doveri”; d) l’educazione civica “si giova di un costante riferimento alla Costituzione della Repubblica, che rappresenta il culmine della nostra attuale esperienza storica, nei cui principi fondamentali si esprimono i valori morali che integrano la trama spirituale della nostra civile convivenza”.

La storia veniva ridenominata “Storia ed educazione civica”: ma il voto era unico per le due materie, disponendo l’insegnamento di tematiche etico giuridico sociali di due sole ore mensili, sicché i suoi contenuti, pur previsti entro un contenitore curricolare “forte” come la storia, scivolarono lentamente nella marginalità, tanto da assumere quasi il carattere di appendice facoltativa, ininfluente sul profitto degli studenti. I nuovi programmi della scuola elementare (1985) e quelli della scuola media (1962 e 1979) diedero nuovo smalto al contenuto e al metodo dell’educazione civica, ma non riuscirono a riscattarla dalla marginalità.

Essa infatti non soddisfaceva ai criteri principali che giustificano il prestigio e la importanza di una materia scolastica, nel nostro contesto istituzionale e culturale. Tali criteri riguardano la tradizione accademica e scolastica, la fondazione epistemologica, la percezione sociale della rilevanza di un certo tipo di sapere sul piano culturale, lo spazio che le si concede nell’orario scolastico e l’influenza che esercita sulla carriera scolastica e sociale degli studenti.
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