peuterey bimbo La luce delle prime stelle nell’obiettivo di Hubble

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Tra le migliaia di luminose galassie che affollano molte immagini del cosmo distante catturate dal telescopio spaziale Hubble si osservano alcune macchie scure, zone apparentemente vuote che potrebbero essere piene zeppe di galassie. Ora, gli astronomi hanno dato un occhiata a quelle macchie scure e hanno scorto una debole luce emessa da stelle che si sono formate appena 500 milioni di anni dopo il big bang. I nuovi risultati indicano che potrebbero essere le prime galassie dell che sarebbero dieci volte pi numerose di quanto ritenuto finora.

Questa extragalattica di fondo probabilmente risale a circa 250 milioni di anni dal big bang. Poco dopo la nascita dell lo spazio si riempito di una calda e densa nebbia di gas ionizzato. Nel corso di centinaia di migliaia di anni, il gas si poi espanso e raffreddato, portando al collasso gigantesche nubi di idrogeno ed elio e alla conseguente formazione delle prime stelle. Da quando queste stelle si sono accese, la loro luce, e tutta quella prodotta dalle successive generazioni di stelle, ha riempito l creando un bagliore diffuso in tutte le profondit pi oscure dello spazio.

Immagine del cosmo profondo ottenuta componendo diverse riprese del telescopio Hubble (Credit: NASA; ESA; G. Illingworth, D. Magee, and P. Oesch, University of California, Santa Cruz; R. Bouwens, Leiden University; and the HUDF09 Team)Anche se la radiazione di fondo extragalattica si rivelata ardua da rilevare in modo convincente, la luce scoperta nelle foto di Hubble sembra essere la luce di fondo pi lontana. Utilizzando i dati del Cosmic Assembly Near Infrared Deep Extragalactic Legacy Survey (CANDELS) e del Great Observatories Origins Deep Survey (GOODS), il gruppo di ricercatori riuscito a isolare il contributo delle prime stelle da quello delle stelle e delle galassie di epoca successiva.

Per misurare la sfuggente luce primordiale, Ketron Mitchell Wynne dell della California a Irvine, e i suoi colleghi hanno cercato fluttuazioni

d nei pixel apparentemente bui e vuoti delle foto scattate da Hubble dal 2002 al 2012. Grazie alle fluttuazioni hanno dimostrato statisticamente che stavano osservando un debole segnale associato alle prime stelle e non semplicemente al rumore.

Hanno poi sottratto qualsiasi luce proveniente dalle stelle della nostra galassia, quella delle galassie vicine e anche quella delle stelle isolate che sono state strappate dalle loro galassie e ora occupano lo spazio intergalattico, fino a lasciare solo la luce dell primordiale.

le diverse componenti presenti nel segnale un compito veramente eroico ha sottolineato Pascal Oesch della Yale University, che non era coinvolto nello studio.

I ricercatori hanno calcolato che c una possibilit pari allo 0,8 per cento che la loro misura sia contaminata da una luce che non appartiene al fondo. In primo luogo, le stelle antiche che contribuiscono alla luce di fondo sembrano radicalmente diverse da quelle che osserviamo oggi. Formatesi solo da idrogeno ed elio,
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erano centinaia di volte pi massicce del Sole, e per questo hanno prodotto energia in modo pi intenso di stelle dell circostante, esaurendosi pi rapidamente.

le prime stelle e galassie si sono formate e si sono esaurite molto velocemente, il bagliore dev stato enorme spiega Matthew Ashby dell Center for Astrophysics, coautore dello studio. “Se riuscissimo a separare la luce che proviene dal fondo di luce extragalattica dovremmo vedere l di quel bagliore

Le tre componenti della luce extragalattica di fondo catturate dal telescopio spaziale Hubble (Image Credit: Ketron Mitchell Wynne, UC Irvine)Il gruppo ha rilevato questa eco, ma si limitato a dire che si verificata nei primi 500 milioni di anni, una stima che era gi nota agli astronomi. I ricercatori vogliono determinare l precisa, perch queste prime stelle massicce hanno cambiato radicalmente il destino dell

I loro raggi ultravioletti hanno riscaldato lo spazio circostante, producendo bolle nel gas dove l dei raggi aveva strappato a tutti gli atomi di idrogeno i loro elettroni, convertendoli da atomi neutri a ioni. Alla fine, le bolle si sono espanse e unite fino a quando l universo stato ionizzato di nuovo, ritornando al suo stato dopo il big bang. Da allora, l rimasto ionizzato.

Anche se gli astronomi sono abbastanza convinti che le stelle delle prime galassie abbiano prodotto abbastanza luce da reionizzare l Dan Coe, astronomo del Science Institute Space Telescope non coinvolto con lo studio, esamina l della reionizzazione nella remota possibilit che le galassie non siano state il fattore principale.

scoprissimo che le galassie non sono state sufficienti a produrre la reionizzazione, allora dovremmo avere qualche altra spiegazione, che potrebbe essere molto interessante dice Coe. Dopo tutto, vent fa gli astronomi pensavano che i nuclei galattici attivi, i brillanti fari cosmici creati da buchi neri supermassicci che inghiottono rapidamente la materia, producessero abbastanza luce da reionizzare l

Questa teoria non ha avuto successo, e gli astronomi sono passati al migliore candidato seguente: le galassie. La storia potrebbe ripetersi, spiega Coe, e questa volta forse sar qualcosa di veramente esotico, come particelle di materia oscura. Forse quando queste misteriose particelle si scontrano rilasciano energia in quantit sufficiente per reionizzare l Coe, tuttavia,
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tiene a sottolineare che tutte le prove puntano ancora verso le galassie.

Ulteriori indizi arriveranno quando il telescopio spaziale James Webb verr lanciato nel 2018: l della luce di fondo extragalattica appena rilevata indica che il futuro osservatorio orbitante dovrebbe essere in grado d alcune delle prime galassie che ora si nascondono in quelle misteriose macchie scure di spazio.