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Società Dantesche . In vari Paesi sono sorte Società intese a promuovere gli studi su D.: vedi oltre.

Sociedad Argentina De Estudios Dantescos. Sorta nel 1951 a Buenos Aires, per iniziativa di un gruppo di studiosi argentini e di altre nazionalità, la S. è tuttora un centro attivo e qualificato di ricerca e di divulgazione dell’opera dantesca. Con la sua creazione quegli studiosi si proponevano di ” promuovere l’approfondimento della conoscenza dell’opera di D. e della cultura del suo tempo, e di continuare e prolungare in Argentina i lavori dell’antica e gloriosa Società Dantesca Italiana di Firenze “. Fra i promotori e i primi soci sono da ricordare C. Alberini, Angel J. Guerrero, G. Marone, J. Max Rohde e C. Sànchez Albornoz, oltre a vari studiosi italiani, spagnoli e francesi, che diedero via via la loro adesione alla nuova S., tra cui N. Abbagnano, B. Berenson, M. Casella, B. Croce, E. d’Ors, P. Dudgeon, F. Flora, A. Guzzo, A. Momigliano, R. Mondolfo, A. Monteverdi, A. Neppi Mdona, G. Papini, H. Rheinfelder, R. Rouze, L. Sciacca, G. Toffanin, A. Tovar e A. Valensin, e gli scrittori argentini E. Borges. Questa cospicua adesione di personalità della dantistica italiana ed europea si dovette principalmente al ruolo che nella S. svolse G. Marone (Buenos Aires 1891 Napoli 1962), che dal 1916 al 1932 soggiornò nella sua patria di origine, dove tra l’altro partecipò al movimento letterario italiano dirigendo due riviste di punta (” La Diana “, dal 1914 al 1917, e ” Il Saggiatore ” dal 1924 al 1932), e che in Argentina, come professore di letteratura italiana presso la facoltà di lettere dell’università di Buenos Aires (dal 1940), fece opera di feconda e attenta diffusione della cultura italiana.

Dal 1951 a oggi, nella S., si sono tenuti regolari cicli di letture dantesche e conferenze: circa tre al mese, dal maggio al novembre di ogni anno, e ogni anno è stato stampato un bollettino (” Dante. Boletn de la Sociedad Argentina de Estudios Dantescos “), nel quale sono stati pubblicati buona parte dei testi delle varie letture e conferenze.

impossibile dare qui un elenco completo degli studiosi e dei critici argentini che hanno collaborato con una o più conferenze alla vita della S. in questi anni, e fornire un resoconto dettagliato dei numerosi contributi. Tralasciando ovviamente le semplici letture dantesche e gl’interventi dei dantisti non argentini, che presumibilmente hanno visto la luce in pubblicazioni dei paesi di provenienza, ci limiteremo a indicare alcuni contributi originali e a individuare alcuni filoni più rilevanti d’indagine. Alla poesia amorosa di D., ai suoi rapporti con il roman courtois ‘ e il racconto cavalleresco, si è specialmente rivolta la curiosità critica di Angel J. Battistessa, uno dei più attivi dantisti argentini, il quale si è anche occupato a più riprese dell’influenza di D. nella letteratura argentina (Mitre, traductor e intérprete de D., 1956, e D. y las generaciones argentinas, 1965). Sempre sull’influenza di D. nelle lettere ispanoamericane sono da vedere gl’interventi di Antonio Serrano Redonnet, D, en la América Latina (1955) e di Juan Carlos Ghiano, Daro, lector de D. (1967). Ai rapporti con l’escatologia mussulmana, con la letteratura araba, con l’astrologia orientale, ecc., ha dedicato vari studi dopo la prima dissertazione di C. Snchez Albornoz su La teoria de Asn Palacios sobre la escatologa musulmana en la Divina Commedia (1952) Carlos A. Ronchi March, a cui si deve anche un’analisi su Las concepciones sobre la inmortalidad del alma en la antigedad y en D. (1963). Di notevole interesse, non foss’altro che per la personalità dell’autore, J. L. Borges, sono i numerosi suoi contributi all’attività della S., alcuni dei quali raccolti anche in volume (in El Hacedor, 1955, traduz. ital. L’Artefice, Milano 1965, sono raccolte due note: Inferno I, 32 e Paradiso XXI, 108). Ma, a parte queste brevi note, più rilevanti per sottigliezza e fantasia interpretativa che per effettivo valore esegetico, sono da vedere, di Borges, alcuni interventi come El Paraso y los visionarios irlandeses y anglosajones (1957), D. y Swedenborg (1964), Samuel Taylor Coleridge y D. (1967), e altri.

Tra le altre collaborazioni all’attività della S. sono infine da menzionare tre studi sulla musica nel tempo e nell’opera di D. di E. Della Guardia (1954 e 1955) e di F. Calusio (1964); una di R. Mondolfo sul concetto di Empireo in D. e sui suoi antecedenti nella filosofia greca (1955); una di P. Dudgeon sulla presenza di D. nell’opera di Eliot e di Pound (1955); e una di Alberto Obligado Nazar sulle metafore del Paradiso (1962).

Nel 1965 la S. si è fatta promotrice delle celebrazioni del settimo centenario della nascita di D., aperte da una dissertazione del Battistessa e articolatesi in varie altre manifestazioni, tra cui un ciclo di conferenze presso la ” Cattedra Dantesca “.

Dopo essere stata presieduta in un primo tempo da Alberini, poi da Marone, la s. ha ora come presidente J. Max Rohde. Vicepresidenti sono Angel J. Battistessa e Alberto Obligado Nazar, e segretario generale è Carlos Alberto Ronchi March.

V. anche ARGENTINA.

Società Dantesca Giapponese (Nihon Dante Gakkai). Società fondata nel giugno 1951, con sede in Kyoto, presso la facoltà di Lettere di quella università (Yoshida Honmachi, Sakyo ku, Kyoto); conta circa 250 300 membri.

Suo presidente è il prof. Izuru Shinmura; vice presidente il prof. Solchi Nogami, ambedue dell’università di Kyoto. La Società pubblica, insieme con l’Associazione di Studi Italiani (Nihon Italia Gakkai), la rivista ” Studi Italici “, annuale.

Società Dantesca Italiana. Ultima, in ordine di tempo, fra le varie società dantesche nazionali sorte nel corso del sec. XIX: in Germania (Deutsche Dante Gesellschaft, 1865), in Inghilterra (Oxford Dante Society, 1876), negli Stati Uniti d’America (Dante Society di Cambridge, Mass., 1880) la S. D. I. nacque ufficialmente in Firenze il 31luglio 1888, nella Sala di Leone X in Palazzo Vecchio; ma l’idea di una società dantesca nazionale che anche in Italia divenisse strumento efficace di buoni studi e diffondesse il culto del poeta era da tempo viva nei propositi e nei desideri di alcuni benemeriti che gioverà ricordare.

Fino dal 1871, infatti, il marchese Giovanni Eroli da Narni si era dato briga (com’egli disse) per dar vita a una ” solenne Accademia a onore del grande Poeta “; e i suoi tentativi, con immutato fervore ma con crescente amarezza, si volsero dapprima ad alcuni privati milanesi, poi a Roma, verso il Ministero della Pubblica Istruzione (1871 1881) nonché, dopo tale ultimo anno, verso la romana Arcadia, ” perché prenda sotto sua tutela l’accademia e la biblioteca dantesche, e se le affigli per sempre, e le faccia crescere prosperamente “. Negli ambienti ministeriali il progetto dovette sembrare ambizioso e oneroso (prevedendosi un’iniziale dotazione di diecimila lire, una sede di quattro o cinque stanze presso il Ministero, più un assegno di lire tremila annue per lo stesso Eroli, che chiedeva di esser nominato prefetto della biblioteca) nonché, tutto sommato, personalistico; fra cadute di governi e succedersi di ministri tutto restò così nel limbo delle intenzioni, nonostante il marchese promettesse di donare la propria raccolta dantesca alla costituenda accademia e limitasse man mano le richieste di locali e finanziamenti. Quanto al programma scientifico, esso rimase immutato: nella mente dell’Eroli l’accademia, attraverso comitati periferici ed extra nazionali (” colonie “) avrebbe dovuto censire, descrivere, collazionare su apposita edizione tutti i codici di opere del poeta, mettendo poi quel materiale a disposizione degli studiosi nella propria sede romana; provvedendo nel contempo, sul piano esegetico, a fondare una cattedra dantesca, a radunare gli atti secolari di ogni controversia critica, discutendoli e disciplinandoli in un commento scientifico che facesse autorevolmente il punto nel tormentato campo dell’interpretazione.

Un apposito giornale dantesco sarebbe stato l’organo della società: ” siffatta biblioteca non dee rimanere oziosa, mentre si propone un nobile e alto fine, quello cioè di servire con molto vantaggio, non solo al pubblico, ma pure ad una società dantofila. La quale società dee soddisfare al programma del suo Ministero sull’unità della lingua, dee insinuare l’amore di questo studio, e dee occuparsi di una nuova e critica edizione di dette opere, e di un nuovo e bene studiato commento su queste, il quale per la sua bontà e sano giudizio faccia dimenticare tutti quelli oggi in voga e tenuti per migliori. Ma, perché il nuovo commento abbia autorità e favore, essa società deve dibatterlo, come innanzi a un tribunale, con iscritture pro e contra, con appello dalla prima sentenza, e anche con ricorso in cassazione. E per questo la società dee mettere una cattedra pubblica per ispiegare Dante, e un periodico che si occupi soltanto delle cose dantesche, e che tenga in continua comunicazione tra loro i dantofili di ogni nazione “. In teoria, un chiaro pensiero, che teneva conto delle esperienze transalpine e di comunemente sentite necessità; in pratica, specie guardando ai mezzi di allora e al carattere tutto volontaristico dell’impresa (da affidare a liberi studiosi), al massimo un bel sogno.

Più tarda di circa dieci anni, ma certo più aderente alla realtà effettuale, l’ipotesi di lavoro di Carlo Negroni, avvocato e deputato (poi senatore) dedito a studi giuridici, filosofici, letterari, bibliofilo appassionato nonché, specie nell’ultima parte di sua vita, dantologo operoso. Giuliani) e agli altri istituti filologici e letterari cittadini. Gelli (pubblicato a Firenze in quell’anno, a spese del marchese Pietro Torrigiani) eccitava gli accademici ad accogliere il suo preciso voto con queste parole: ” E non pure nel continente Europeo, ma oltre all’Atlantico, si son formate e fioriscono Società Dantesche; le quali non hanno altro intento, che di onorare l’altissimo poeta, e di propagarne lo studio e la venerazione. Ma per una singolarità,
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della quale non saprei se altra sia più deplorevole, di tali società non una è ancor sorta in Italia. Non sembra a voi, illustri Accademici, che a tale mancanza convenga riparare? Per me credo che altri non vi potrebbe riparare meglio e più degnamente di voi, che sempre aveste Dante in cima de’ vostri pensieri. Né altrove dovrebbe questa Società italiana iniziarsi, che nella vostra Firenze, madre d’ogni coltura e gentilezza, e patria del poeta; la quale tanto ora se ne gloria, quanto una volta gli fu ingiusta per ire di parte e cittadine discordie “.

L’Accademia accolse prontamente l’incitamento, deliberando il 10 maggio 1887 ” di promuovere sollecitamente la costituzione di una Società Dantesca Italiana, per accomunare gli studi di tutti i dotti della penisola intorno alla Divina Commedia e all’altre opere dell’Alighieri, e per renderli divulgati e più efficaci “. Alle delibere seguirono i fatti: il 13 luglio il Tortoli poteva scrivere al Negroni che ” Manifesto [firmato dal sindaco di Firenze e indirizzato agl’Italiani], Statuto, e Nota di sottoscrizione per la Società Dantesca sono sotto stampa, e in breve si divulgheranno “; il 31 luglio, con altra lettera, seguiva la notizia dell’avvenuta adunanza in Palazzo Vecchio e dell’approvazione dello statuto. Presidente provvisorio (e in seguito onorario) Pietro Torrigiani, sindaco di Firenze; patrono il re d’Italia, ” non come pallida ombra di sovrana protezione, ma come lucente vessillo di nazionalità “.

Tra i soci fondatori, i più bei nomi della cultura e della politica italiana: G. Biagi, R. Bonghi, C. Cantù, G. Carducci, G. Chiarini, A. Conti, A. D’Ancona, A. De Gubernatis, I. Del Lungo, C. Guasti, G. Mazzoni, E. Monaci, C. Negroni (che offrì la cospicua somma di lire 1000), E. Nencioni, P. Rajna, G. Rigutini, G. Tortoli, P. Villari (per non citare che i più significativi); mentre G. Eroli, poco dopo (28 settembre 1888), offriva in dono la propria raccolta dantesca: primo fondo della costituenda biblioteca cui si vennero ad affiancare in seguito, oltre alle normali accessioni, il Fondo Franchetti e quello Giuliani (in deposito dal comune di Firenze). Il 31 maggio 1889 veniva eletto il comitato centrale: che nella seduta del 26 giugno, su proposta di R. Bonghi, gettava le fondamenta dell’operosità scientifica dell’Ente, proponendo l’edizione di un testo criticamente fermato della Commedia e delle opere minori nonché la pubblicazione di un ” Bullettino ” in cui s’inserissero ” scritti concernenti la ricerca e la notizia di fatti ” relativi alla vita e alle opere del poeta. Il ” Bullettino ” venne ben presto affidato (1890) alle giovani ma esperte mani di M. Barbi, suo direttore fino al vol. XII (1905) della nuova serie; col vol: XIII (1906) e fino al vol. Parodi (morto nel 1923). Già nel 1920 il Barbi aveva fondato gli ” Studi Danteschi “, divenuti, morto il Parodi, organo ufficiale della Società, fino al vol. XXVII (1943) diretti dal fondatore, dal vol. XXVIII (1949) da M. Casella, dal vol. XXXIV (1957) da G. Contini, il quale, a partire dal vol. XLVIII (1971), ha voluto al suo fianco F. Mazzoni.

Quanto all’edizione critica delle opere di D. venne nominata un’apposita commissione e subito elaborato un piano concreto, anche in vista dei necessari finanziamenti governativi; poiché questa fondamentale pagina della vita sociale è già narrata in quest’opera sotto la voce Edizione Nazionale, a essa rimandiamo il lettore; sottolineando come i necessari adempimenti per la sollecita attuazione e conclusione di questo lemma capitale del programma siano sempre stati vivissima preoccupazione dei Consigli Centrali e dei vari presidenti succedutisi negli anni: U. Peruzzi (1889), ancora P. Torrigiani (1891), I. Del Lungo (1920), P. Rajna (1927), G. Mazzoni (1931), L. Ricasoli Firidolfi (vice presidente, in carica dal 1943 al 1945), F. Maggini (commissario straordinario fra il 1946 e il 1948), M. Casella (1948), G. Contini (1956: a lui in particolar modo si deve la vigorosa ripresa dei lavori in vista del centenario 1965), F. Mazzoni (in carica dal 1968).

Se già nel 1896 vedeva la luce la magistrale edizione del De vulg. Eloq. procurata dal Rajna, occorse invece maggior tempo per attuare anche l’ultimo punto del programma, cioè a dire la promozione del culto del poeta con iniziative di alta divulgazione: solo il 27 aprile 1899, nel quarantennio della rivoluzione toscana, G. Mazzoni inaugurava nel salone di Orsanmichele (poi ufficialmente denominato ” Sala di Dante “) la pubblica lettura del poema. n. 353 dell’8 novembre 1901 la S. veniva eretta in Ente morale; anche la Lectura Dantis ‘ con decreto in pari data, n. 352 si codificava, affidata com’era all’ente morale giuridico ” Fondazione Michelangelo Caetani di Sermoneta “, nato per munifica elargizione della duchessa Enrichetta Caetani e avente per scopo di assicurare in perpetuo ” la pubblica lettura e illustrazione della Divina Commedia in Or San Michele in Firenze e conciliabilmente con essa anche la pubblica esposizione delle Opere minori “. E l’iniziativa ebbe in seguito a propagarsi in varie città d’Italia, anche attraverso i comitati provinciali previsti dallo Statuto.

Ma già prima del 1899 la Dantesca aveva iniziato la sua attività pubblica: ricordiamo la stretta, fraterna collaborazione con la Società Nazionale Dante Alighieri per l’erezione del monumento di D. in Trento, inaugurato nel 1896 con un discorso di G. Mazzoni, tenuto entro un quadrato di baionette austriache; manifestazione che direttamente si riannodava alle tradizioni e al carattere più schietto del culto per D. nel nostro Risorgimento, e che ebbe un parallelo nel 1908 in quell’adunanza generale dei soci presso la tomba di Ravenna, per l’inaugurazione di una lampada votiva offerta dalla Società, che ardesse perenne, nutrita dagli ulivi dei colli fiorentini; mentre gl’Italiani di Trieste, dell’Istria, di Gorizia, di Trento, della Dalmazia, di Fiume, giunti via mare fra il commosso entusiasmo dei Ravennati, offrivano un’ampolla d’argento per l’olio e una stele ricavata da un masso del Carso. Fra essi, giovane marinaio, Nazario Sauro: che una volta accesa la lampada volle gelosamente conservare, quale cosa sacra, il fiammifero usato dal sindaco di Ravenna: piccolo fatto di cronaca, questo; però certamente sentito e vissuto in quei giorni dai protagonisti come una pagina della storia d’Italia e dell’irredentismo nostro. Ormai corrosa dal tempo, la lampada allora offerta è stata sostituita (il 16 settembre 1973) con altra interamente d’argento, sempre a cura della Società. n. 7329 del 14 dicembre 1890 ” costituita sede della Società Dantesca Italiana e posta sotto il patrocinio di essa “; poi, a partire dal 1904, acquistando il Palagio dell’Arte della Lana, indissolubilmente connesso, dal punto di vista monumentale, all’edificio di Orsanmichele. E nel Palagio si è svolta e si svolge, ormai da settant’anni, l’attività pubblica e scientifica del sodalizio. 29 maggio 1947, n. 645) e all’organizzazione di congressi nazionali e internazionali (ricordiamo il Congresso internazionale di studi danteschi tenuto nell’aprile 1965 a Firenze in collaborazione con l’Associazione Internazionale per gli Studi di Lingua e Letteratura Italiana; il Convegno internazionale di studi danteschi organizzato nel settembre 1971 a Ravenna in collaborazione con il comune e l’Opera di D., celebrandosi il 650 anniversario della morte del poeta; i vari congressi nazionali di studi danteschi promossi, col patrocinio scienfico della S., dal Seminario di studi danteschi di Caserta); quella scientifica, impegnata non soltanto a completare l’Edizione Nazionale (v.), ma ormai francamente orientata, attraverso gli stretti rapporti con la cattedra di Filologia dantesca della facoltà di lettere fiorentina, a creare infrastrutture che diano opportuni sussidi alla ricerca universitaria. Accanto alla biblioteca specialistica (nata, come vedemmo, dal buon seme gettato dall’Eroli, dal Franchetti, dal Giuliani) è stata così organizzata una ricca microfilmoteca, che raccoglie, a servizio dall’Edizione Nazionale, ogni possibile documentazione di codici d’interesse dantesco (compresi gli antichi commenti) e che, con la biblioteca sociale, rappresenta il primo, sostanzioso nucleo di un centro di documentazione dantesca e medievale ormai in corso di approntamento.

In questo centro, ai sussidi documentari resi disponibili per gli studiosi, si verrà affiancando a livello seminariale e di corsi di aggiornamento una didattica a carattere specialistico: la quale, muovendo dall’eccezionale personalità poetica e culturale dell’Alighieri, allargherà le prospettive di ricerca ai più significativi momenti della storia, del pensiero, della cultura letteraria dei secoli XIII e XIV. E nel contempo si prevede, come lavoro di équipe, la ripubblicazione, in edizione critica, degli antichi commenti al poema.

Così, ultimata entro il presente decennio l’edizione delle opere di D., la S., avviandosi al suo primo centenario, continuerà a essere un elemento vitale e fruttuosamente operante della nostra cultura nazionale; e, pur rinnovandosi e adeguandosi alle esigenze del tempo nostro, terrà fede all’impegno di serietà e probità scientifica e insieme al carattere di alta divulgazione del pensiero e dell’arte del poeta, che era nel pensiero e nei voti dei suoi benemeriti fondatori.

Bibl. G. di Narni, I, Roma 1885, 240 243, 259 279; G. Bustico, La fondazione della Società Dantesca Italiana. Carteggio Tortoli Negroni, in ” Rassegna Volterrana ” XII XIII (1940) 1 80 (anche in estr., Pisa 1940); E. Rostagno, Firenze Società Dantesca Italiana, in ” Accademie e Biblioteche d’Italia ” VIII (1934) 417 429; G. Mazzoni, Il nome di D. e le due Società italiane intitolate da lui, in Almae luces malae cruces. Studii danteschi, Bologna 1941, 89 98 (e cfr. le notizie addotte in nota, alle pp. 376 379);
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F. e la formazione delle società dantesche st