giaccone woolrich donna La vita dell’Indio Almeyda

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Per molti allenatori una settimana sul filo dell sarebbe uno stress. Matias Almeyda ?diverso: sorride e sostenuto dalla conferma di Passarella dice che non si dimette, anche se dopo la sconfitta di domenica, la seconda consecutiva, il suo River ?penultimo nella classifica retrocessione. Allo stress, e alle sue conseguenze, El Pelado del resto ha fatto il callo. Ha da poco presentato “Almeyda, Anima e Vita”, 300 e pi?pagine di rivelazioni sulla sua carriera. “Una autobiografia in cui mi mostro come sono, trasparente”, dice. Per confessioni come queste.”Per tutta la carriera ho fumato dieci sigarette al giorno. Anche l ?stato un problema. Bruciavo tutto negli allenamenti, ma vivevo al limite. Una volta ad Azul, il mio paese, ho bevuto cinque litri di vino, come fosse Coca Cola, e sono finito in una specie di coma etilico. Per smaltire, ho corso per cinque chilometri, finch?ho visto il sole che girava. Un dottore mi ha fatto 5 ore di flebo. Sarebbe stato uno scandalo, all giocavo nell Quando mi sono svegliato e ho visto tutta la mia famiglia intorno al letto, ho pensato che fosse il mio funerale”.”Alla Lazio si ?visto l migliore. Ero tra i pi?bassi, quindi ho allestito una palestra a casa per rinforzarmi, tiravo anche di boxe. L?mi sono fatto tatuare l sul braccio: la mia bisnonna lo era. Andavo all con i jeans a pezzi, a volte senza maglietta, con una striscia a legare i capelli lunghissimi: pensavano che fossi proprio un indio. Una giorno mi sono vestito come un gaucho”.”Una volta al Parma ho lasciato lo stadio nel baule della macchina dei miei suoceri. C 20 ultr?che mi aspettavano per un gestaccio che avevo fatto. In realt?era stato solo uno sguardo, ma di sfida, dopo che mi avevano urlato qualcosa. Avevo fatto amicizia con un gruppo di rugbisti argentini, che per la gara successiva mi hanno accompagnato al Tardini. Un ultr?grande e grosso mi ha fermato con la pancia: “Devi chiedere scusa ai tifosi”. “Non chieder?scusa per qualcosa che non ho fatto”, ho risposto sapendo che i miei amici erano pronti a intervenire”.

la mano

“Dopo che avevo litigato con Stefano Tanzi, una volta mi ferma la polizia e mi sequestra la macchina. Giorni dopo, mi sono svegliato e la macchina nuova era sparita dal garage. A Milosevic, lui pure in conflitto con la societ?e con un contratto alto come il mio, capitava lo stesso. Un giorno mia moglie torna a casa e sente delle voci all Scappa e chiama la polizia. A casa poi non mancava niente. Ma c una manata sulla parete. Fatta con olio di macchina. Un messaggio mafioso. Mia moglie ha avuto un parto prematuro. Dopo il Mondiale a Parma non sono pi?tornato”.

“Lele ?la mia anima gemella. Ci siamo conosciuti quando io iniziavo a stancarmi dal sistema. Lo considero il fratello che mi ha dato la vita. ?venuto a vedere il River e un giorno lavoreremo insieme in Italia. Anche con Roberto ho ancora un buon rapporto. ?un fuoriclasse, ma correvo io per tutti e due. Glielo dico sempre: “Mi hai distrutto il fegato, da quanto mi hai fatto correre””.”Al Parma ci facevano una flebo prima delle partite. Dicevano che era un composto di vitamine, ma prima di entrare in campo ero capace di saltare fino al soffitto. Il calciatore non fa domande, ma poi, con gli anni, ci sono casi di ex calciatori morti per problemi al cuore, che soffrono di problemi muscolari e altro. Penso che sia la conseguenza delle cose che gli hanno dato”.”Sul finire del campionato 2000 01, alcuni compagni del Parma ci hanno detto che i giocatori della Roma volevano che noi perdessimo la partita. Che siccome non giocavamo per nessun obiettivo, era uguale. Io ho detto di no. Sensini, lo stesso. La maggioranza ha risposto cos? Ma in campo ho visto che alcuni non correvano come sempre. Allora ho chiesto la sostituzione e me ne sono andato in spogliatoio. Soldi? Non lo so. Loro lo definivano un favore.”.”Era l che mi piaceva di pi? Lui mi dava una botta e io mi alzavo senza dire nulla. Io gli davo una botta e lui si alzava senza dire nulla. Lui a sinistra, io a destra: ci scontravamo sempre. Una guerra. Una volta in un esposi il mio modo di pensare. Prima della gara successiva Davids mi ?venuto incontro. Ho pensato che era arrivato il momento di fare a pugni, invece lui mi ha stretto la mano e mi ha detto: “Bravo, la penso esattamente come te”. Avremmo potuto diventare amici”.”?iniziata a Milano. Due infortuni, troppo tempo senza giocare. Pensavo e pensavo. Un giorno non sentivo pi?la mano, quello dopo avevo perso la sensibilit?nella met?del corpo. All c una psicologa. Mi diagnostic?attacchi di panico e prescritto una cura, ma non le ho dato retta. Ho capito che dovevo fare qualcosa quando mia figlia mi ha disegnato come un leone triste e stanco. Da allora tutti i giorni prendo antidepressivi e ansiolitici. Le chiamo le pillole della bont? mi fanno essere pi?buono”.
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