peuterey outlet catania Le due anime della Catalogna

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Il giorno dopo la sfida di Barcellona, Mariano Rajoy ha promesso che non ci sar alcun referendum di autodeterminazione della Catalogna. “Far tutto il necessario per impedirlo”, ha detto il presidente del governo spagnolo. Che ha subito presentato ricorso al Tribunale costituzionale contro la legge approvata l ieri dal Parlamento catalano. Intanto il procuratore generale ha denunciato il capo della Generalitat, il governo catalano, i ministri e la presidenta del Parlamento regionale, per abuso di potere, disobbedienza e malversazione di denaro pubblico. Il prossimo passaggio potrebbe essere la inabilitazione di Puigdemont e una sospensione dell catalana. Luned prossimo ci sar un prova di forza secessionista con la celebrazione a Barcellona della Diada, la festa nazionale dei catalani. Fonti del governo locale accusano Madrid di voler imporre “uno stato d latente” nella regione ribelle. La Guardia civil, i carabinieri spagnoli, hanno rafforzato la loro presenza in Catalogna e il governo centrale gli ha gi ordinato di trovare e sequestrare le schede stampate per il referendum ma soprattutto le seimila urne che dovranno essere usate per la consultazione. Si chiamava Llu Companys ed era il presidente della Generalitat, il governo autonomo catalano. L in realt dur poche ore ma alla fine della Guerra civile spagnola vinta dal generale Francisco Franco, Companys si rifugi in Francia. Nel 1940 venne catturato dalla Gestapo hitleriana e consegnato a Franco che lo fece condannare a morte, dichiar la Catalogna “una regione nemica”, abol l e cancell l del catalano. Durante il franchismo (1939 1975), si poteva finire in galera per parlarlo. Come dicono a Madrid, la societ catalana malata di passato, e in effetti il leit motiv dell quella del nazionalismo, cattolico e monarchico, della Castiglia centralista di Franco, ancora una pietra miliare nei ragionamenti dei secessionisti. L finita quarant fa con il ritorno della democrazia e la riconquista dell autonomia, culturale, politica e linguistica, di questa regione che per il suo Pil (200 miliardi di euro all tra le pi ricche della Spagna, ma non l dimenticata nessuno. Cos per provare a capire cosa si muove in quella parte praticamente un filo pi della met della societ catalana che trascinata dal governo nazionalista di Carles Puigdemont vuole il referendum sull e sogna la “Catalexit”, il distacco dal resto del Paese, siamo venuti a Vic, cittadina medievale dall molto toscana a met strada fra Barcellona e la frontiera con la Francia. Quarantamila abitanti, il Comune di Vic si gi autoproclamato nel 2012 “territorio catalano libero e sovrano”. E basta guardarsi in torno per osservare come qui lo spagnolo sarebbe pi corretto dire il castigliano una lingua straniera che tutti usano, quando necessario, malvolentieri, e la Spagna nient che un Paese confinante. Sulla bellissima Pla Major, ricorda Siena anche per il pavimento di sabbia rossiccia, c un grande orologio digitale con il countdown dell giorni, ore e minuti che mancano al referendum del primo ottobre , e dai balconi dondolano le esteladas, le bandiere nazionaliste, quelle gialle e rosse ma con il triangolo blu o rosso e la stella. Il cuore del separatismo palpita qui, nella Catalogna centrale, tra Manresa e Brega, dove la “disconnessione” da Madrid gi un dato di fatto da qualche anno, con le insegne dei negozi rigorosamente in lingua locale e dove persino i cellulari sono tutti resettati in catalano.

Il presidente catalano annuncia il referendum

Del risorgimento della lingua, vera chiave di volta delle aspirazioni separatiste, parliamo con Marc Sard 42 anni, piccolo impreditore e programmatore web, ma soprattutto responsabile locale di ” Cultural”, una ong nata nel 1962, sotto la dittatura, per difendere e promuovere lingua e cultura catalane. “Certo racconta Marc fino all degli anni Ottanta del secolo scorso, il catalano si imparava soltanto a casa, erano i genitori che lo trasmettevano ai figli. Ma poi quando finalmente la Generalitat recuper le competenze sull mise in pratica la cosiddetta “immersione” e questo cambi tutto. Oggi in Catalogna in tutte le scuole pubbliche si studiano tutte le materie in catalano, lo spagnolo c solo come lingua, due tre ore a settimana, come l L scolastica grande idea di Jordi Pujol (il leader che govern la Generalitat dal 1980 al 2003) ci ha trasformati perch oggi, nel giro di un paio di generazioni, anche i figli dei migranti sia interni dall e Estremadura; sia esterni, soprattutto Marocco hanno come lingua madre il catalano, sono integrati, si sentono catalani”. Su Madrid, Marc ha idee abbastanza radicali. “Perch non ci fanno fare il referendum? Una consultazione che trova d qui il 75% degli elettori, convinti che la questione della secessione deve essere decisa dalle urne? Semplice. Perch la transizione spagnola ha lasciato al potere gli eredi del franchismo. Chi Mariano Rajoy? Politicamente cresciuto all di Manuel Fraga. Durante la dittatura Fraga era un ministro, con la democrazia fond il partito della destra e divenne governatore della Galizia. Rajoy l politico di un ministro franchista. Come possiamo intenderci con loro?”. “Lo Stato spagnolo insiste Marc antidemocratico e corrotto e l della Catalogna potr solo fargli del bene perch saranno costretti a ripensare il modello quando non potranno pi sopravvivere grazie alle colonie, ossia noi, la Comunit valenziana e le Baleari.

Faccio un esempio concreto: da anni il governo spagnolo si oppone a una linea del treno veloce, l lungo il corridoio mediterraneo, da Almeria a Barcellona, che anche la via pi semplice per l Perch Perch hanno una mentalit centralista, tutto deve passare per Madrid, cos un pomodoro prodotto in Andalusia per arrivare a Barcellona deve andare prima a Madrid. Tutto il sistema ferroviario super veloce radiale, centralista. Ma il 50 per cento della popolazione spagnola vive lungo il corridoio mediterraneo e l percento delle esportazioni vengono da qui. Perch non lo fanno? Per umiliarci e per impoverirci”. “Ma tutto il problema di questa storia aggiunge sta soltanto nel fatto che loro, Madrid, hanno pi bisogno di noi di quanto noi abbiamo bisogno di loro”. Anche sul futuro del Bar “Il club che pi di un club”, Marc ha le idee chiare. “Continuer a giocare nella Liga il campionato di calcio spagnolo come il Monaco di Montecarlo in Francia. Se poi non ci vogliono andremo a giocare da un parte. I francesi secondo me si prendono il Bar nel

loro campionato”. E l “Resteremo europei, non posso immaginare una Catalogna libera fuori dall Ma se Madrid ci costringe a restare fuori faremo come la Svizzera, neanche loro stanno nell e vivono benissimo”. E se al referendum vincesse il “no”? “Ecco conclude Marc qui sta la differenza. Noi siamo democratici e se vincesse il “no” ne prenderemmo atto. Certo poi, come il Qu o la Scozia, chiederemmo di tornare a votare tra cinque o dieci anni”.

Gli unionisti del partito di destra

L faccia della Catalogna si pu andare a cercarla a Rub citt dormitorio nell di Barcellona a 20 chilometri dalla metropoli capitale. Negli anni Settanta del Novecento Rub era un villaggio di tremila abitanti, oggi ne ha quasi 80mila. stato soprattutto l di una migrazione interna, avviata mezzo secolo fa, dalle regioni povere del sud del Paese Andalusia, Estremadura, Aragona verso il nord ricco e economicamente prospero. Oggi l di Rub legata a un grande stabilimento di una multinazionale farmaceutica tedesca, a una rete di piccole aziende e alla ristorazione. Molti dei suoi abitanti lavorano nei bar, ristoranti e alberghi di Barcellona, in grande crescita almeno fino all jihadista sulla Rambla per il boom del turismo. Rub diventata famosa anche per essere l municipio catalano che ha celebrato l della Costituzione spagnola. L scorso all di dicembre. Sugli scalini del palazzo comunale un gruppetto di nazionalisti hanno bruciato una copia della Costituzione mentre la sindaca socialista, Ana Maria Mart ne declamava alcuni articoli. Da quel giorno Martinez diventata una piccola eroina a Madrid, come l sindaco che ha avuto il coraggio di affrontare a viso aperto l indipendentista montante. Montse Trivi figlia di immigrati. Nacque qui ma suo padre era andaluso e sua madre galiziana. 44 anni, due figli, marito commerciante, Montse ha sempre lavorato come colf, cameriera o barista anche se adesso disoccupata. E dice che con suo marito hanno parlato di andare via se vince l A Montse, l scolastica nel catalano di Pujol non mai piaciuta. “Noi a casa parliamo spagnolo. la lingua nella quale mi hanno educato i miei genitori e io ho educato i miei figli. Certo che mi sento catalana ma soprattutto mi sento spagnola e mi terrorizza l di vivere in un nuovo Stato nel quale mi sentirei un paria. Da piccola, a scuola, prima che imparassi a esprimermi anche in catalano mi chiamavano “charnega” (vocabolo che corrisponde al nostro “terrona”) e ho gi sofferto abbastanza. In realt mi sento straniera nella mia terra. Per esempio quando a calcio gioca la Spagna, i catalani gli tifano contro, sperano che perda. E non puoi mica mettere la bandiera sul balcone perch te ne dicono di tutti i colori. Adesso c il boom dell non si parla d e tanti sono convinti che le cose andranno meglio se la Catalogna diventer una nazione separata. Io non ne sono per niente convinta. Saremo fuori dall e tante aziende se ne andranno. Non sar facile attirare nuovi investimenti e di sicuro aumenteranno le tasse. Ma questi non ci sentono, si immaginano l di una arcadia ricca e felice perch oggi, secondo loro, la Spagna opprime, rapina e offende la Catalogna”.

Un invito a votare al referendum per l catalana

Maria Domingo ha 22 anni, frequenta il quarto anno di Scienze politiche all autonoma di Barcellona e fa parte di una associazione anti indipendentista che si chiama “Sociedad civil catalana”. Maria la rappresentazione perfetta della profondit della frattura, politica, sociale, familiare, che vivono i catalani. La famiglia della mamma di Maria di destra nazionalista, il PdCat di Artur Mas, e sono tutti indipendentisti. La famiglia del padre andalusa e sono comunisti. Ora i comunisti, ossia Izquierda Unida sono alleati con Podemos di Pablo Iglesias, appoggiano lo svolgimento del referendum ma sulla secessione si astengono. Lei, come abbiamo detto, milita con gli unionisti. Maria vive a Sant Cugat, un fortino nazionalista nella periferia industriale di Barcellona. E sostiene che da qualche tempo l soprattutto all si andata sempre pi radicalizzando. Lei ha subito minacce verbali e tentativi di aggressione fisica. La sua associazione all viene presa di mira dai gruppi secessionisti dell sinistra catalana. “Non vado alle feste di paese racconta Maria , evito i locali, bar o discoteche, per timore che succeda qualcosa, che qualcuno possa aggredirmi per il mio impegno politico unionista. Purtroppo c molta intolleranza”. Maria denuncia anche anni di “indottrinamento” nella scuole pubbliche a favore della catalanit libri di testo che danno per scontato la Catalogna come nazione, imposizione della lingua, persecuzione di chi chiede pi ore di spagnolo nelle classi, il divieto in alcuni collegi scolastici di usare lo spagnolo, le cosiddette multe linguistiche ai negozi che non sostituivano le insegne in lingua spagnola. Come le difficolt per la libera circolazione dei professionisti. successo aggiunge con medici di altre regioni di Spagna che non possono trasferirsi a lavorare in Catalogna se non hanno un buon livello di conoscenza della lingua locale. E conclude: “Penso che la Catalogna vende all una dimensione internazionale ma in realt guarda solo il suo ombelico. L per un giovane pericolosa perch in Europa nessuno la appoggia e potremmo essere costretti a restare fuori dall mentre io vorrei poter studiare in altri Paesi, fare un master lontano da qui. La separazione dalla Spagna non mi mette le ali, me le taglia”.

Uno degli aspetti pi discussi e concreti della separazione sono gli effetti sull di Spagna e Catalogna. Per Madrid il prezzo secco: perderebbe il 20% del suo Pil nazionale e 16 miliardi di euro di contributi che incassa con le tasse. Catalogna, Baleari e Madrid, sono le tre comunit regionali pi ricche e quelle che versano allo Stato pi di quanto ricevono. Ma le conseguenze per la Catalogna di un distacco non negoziato con la Spagna quali sarebbero? Qui i conti sono pi complicati soprattutto perch secessionisti e unionisti si affidano a previsioni molto diverse, a seconda delle convenienze. Se restiamo alla pragmatica tutti gli economisti sono d che economicamente indipendente il nuovo Stato potrebbe sopravvivere senza problemi. La Catalogna ha pi o meno gli abitanti della Svizzera, circa 7,5 milioni, una dimensione territoriale simile a quella del Belgio, e un Pil procapite come quello della Norvegia. Il guaio per potrebbe essere la transizione di una rottura violenta con Madrid. La prima conseguenza infatti sarebbe l dall e dall e la perdita della rete di sicurezza che rappresenta per i sistemi bancari la Banca centrale europea (Bce). Bruxelles ha anche chiarito, a suo tempo alla Scozia e adesso alla Catalogna, che una scissione non concordata da uno Stato membro dell significa automaticamente l dalla Ue e la perdita dei fondi strutturali e di investimento europei. Altro problema per la Catalogna potrebbe essere il cosiddetto “effetto frontiera”.

Gli unionisti del partito di destra

Oggi la Catalogna esporta prodotti in Spagna per 44 miliardi di euro all il 65% di tutto l In Europa per 37 miliardi e nel resto del mondo per 22 miliardi. Non facendo pi parte della Ue il suo export nei Paesi europei soffrirebbe come minimo nuovi dazi mentre con la Spagna si teme addirittura un boicottaggio. Per questi motivi, alcuni istituti di analisi economica, come quello del Credit Suisse, dipingono scenari a tinte fosche. Con rischi di isolamento economico e impoverimento. Tutti paesaggi che i responsabili del governo catalano, anche prima di aver lanciato il treno dello strappo da Madrid a tutta velocit sul binario dell respingono come fallaci perch sono convinti, o forse illusi, che alla fine tutto il mondo prender atto dell di questo ethos catalano verso la libert e non cambier nulla. “Resteremo in Europa e nell dicono. Di economia parliamo a Vic con Joaquim Comilla. Imprenditore, 77 anni, e proprietario, insieme alla moglie e al figlio, di una delle pi antiche aziende alimentari della zona. “Esistiamo da 169 anni”, dice orgoglioso mostrando i quadri di tutti quelli che lo hanno preceduto alla guida della rinomata “Casa Riera Ordeix”, fabbrica di insaccati dove si produce la Llonganissa, il salame doc di Vic. “Le grandi industrie dice Comilla , le multinazionali che risiedono in Catalogna osteggiano l per le conseguenze che temono. Mentre noi piccoli o medi siamo a favore. La mia famiglia favorevole. D parte sono anni che soffriamo il boicottaggio da parte della Spagna dei nostri prodotti, abbiamo perso clienti da quando iniziato con pi forza il proc l della disconnessione. Persone che dicono “Questo catalano? Allora non lo compro”. Un amico una volta mi raccont che una signora a Madrid si confuse leggendo una etichetta e gli chiese: ” scritta in catalano? Non la compro”. E lui: “Ma no signora un prodotto portoghese”. Abbiamo gi perso molte vendite in Spagna assicura Comilla ma le abbiamo sostituite con le vendite in Europa. Tranne l per ovvie ragioni, andiamo benissimo in Francia, Germania, Inghilterra. Quindi come catalano da generazioni come potrei essere contro l Sarei stupito visto che ne soffro gi i problemi con la riduzione delle vendite in Spagna”. “Vede aggiunge bisogna anche considerare che adesso le questioni economiche sono secondarie.

Un invito a votare al referendum per

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La Catalogna indipendente oggi soprattutto un sentimento, una passione, un di comunit da ricostruire. Il centralismo di Madrid ci offende continuamente e in tanti siamo stufi. Ci vogliono in Spagna solo per pagare le tasse, in realt ci disprezzano e quando possono farci del male sono contenti di farlo. Per farmi capire faccio un esempio con l degli spagnoli verso un comunit autonoma storica, i baschi. Se lei apre due ristoranti a Siviglia sulla stessa strada. E in uno c scritto “cucina basca” e nell “cucina catalana”, il primo si riempie, il secondo resta vuoto. Lontano da Barcellona non ci amano”. Poi anche con Comilla ritorna il tema del sentirsi colonia in Spagna. “Il nostro con Madrid come un matrimonio tra due persone che non si sopportano pi meglio per tutti che ognuno vada per la sua strada. Tutto questo naturalmente successo per mancanza di dialogo. Quando il presidente della Generalitat era Artur Mas and a Madrid a incontrare Rajoy e proporgli un nuovo patto fiscale. Se Rajoy invece di chiudergli la porta sul naso avesse accettato di discuterne probabilmente oggi non staremo parlando di referendum. La gente qui si arrabbiata. Abbiamo sopportato fin troppo. Lo stesso nel 2010 quando si negozi il nuovo Statuto di autonomia che venne approvato dal Parlamento e poi stracciato dal Tribunale costituzionale. Col nuovo Statuto saremmo rimasti in Spagna altri cinquant Ma dopo che lo bocciarono qui risorto sempre pi forte il desiderio del distacco”. Altri due temi preoccupano Joaquim Comilla. Il primo quello del quale si vergogna la sua generazione di catalani ed la morte politica di Jordi Pujol, il grande creatore del nazionalismo catalano moderno, eletto e rieletto presidente della Generalitat per 23 anni di seguito, dal 1980 al 2003, ma finito poi insieme alla moglie e ai figli in una grande inchiesta di corruzione per numerosi milioni di euro sottratti al fisco e conservati nei paradisi fiscali. L l “Mi delude molto dice l dell in questa nostra vicenda. Rischiamo di restarne fuori e non capisco come i legislatori di Bruxelles non abbiamo previsto soluzioni diverse, un modello, per questo tipo di crisi secessioniste. Il sistema elettorale spagnolo premia i partiti forti nelle aeree rurali, piuttosto che nelle grandi citt Ottenere un seggio a Barcellona costa pi voti che a Vic. Anche per questo nel Parlamento regionale, una coalizione trasversale indipendentista formata dalla vecchia Converg di Pujol e Artur Mas la destra e da Esquerra Republicana la sinistra appoggiata dall dalla Cup, ha il 47,8 dei voti ma la maggioranza assoluta dei seggi. Una maggioranza politica ma non una maggioranza sociale che per ha permesso a Puigdemont, e al suo vice e uomo forte del governo, Oriol Junqueras, di portare la sfida separatista fino alle ultime conseguenze. Secondo i sondaggi oggi la scelta indipendentista contro quella unionista al referendum avrebbe la possibilit di prevalere per una manciata di voti, 52 a 48 pi o meno. Se Rajoy, invece di opporsi frontalmente alla richiesta del “diritto a decidere” il loro futuro attraverso una consultazione popolare del governo catalano, avesse scelto, come il Parlamento britannico con la Scozia, di accettare la sfida sul terreno elettorale, avrebbe probabilmente vinto. Una campagna della paura, come quella inglese in Scozia, avrebbe potuto facilmente rovesciare il risultato attraendo alle ragioni spagnole gli incerti, invece di allontarli.

La Costituzione spagnola non prevede referendum di autodeterminazione ma una strada si poteva trovare. Visto che proprio il fatto che non lo preveda ci che rammenta ai catalani il nazionalismo insolente, castigliano e borbone, della Spagna “Una, grande e libera”, indivisibile e imperiale, com nell del dittatore Franco. Carme Vilar una maestra ma soprattutto a Vic la presidente dell nazionale catalana (Anc), il movimento della societ civile nato nel 2012 che ha come primo e unico obiettivo il referendum per l l atto del diritto all “La lingua il nostro gioiello. cio che ci tiene uniti e ci fa sentire una nazione. Ricordo ancora quando ero bambina, durante la dittatura, l che ci obbligava in classe a parlare castigliano. Io non capivo niente.
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