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Il prossimo 9 novembre l’Instituto Cervantes di Roma presenta nella Sala di Piazza Navona la mostra “L’impronta dello sguardo. Fotografia e società a Castilla La Mancha, 1846 1936”, uno dei contributi più importanti del Cervantes alle Celebrazioni del IV Centenario della prima edizione del Don Chisciotte. Curata dall’esperto in storia della fotografia, Publio Lpez Mondéjar, l’esposizione, in corso fino all’11 dicembre, presenta più di 80 immagini che illustrano, oltre alla storia della fotografia nella terra di Don Quijote, la storia della regione spagnola dalla metà dell’Ottocento fino all’inizio della Guerra civile. Mondéjar ci offre questa indimenticabile selezione di fotografie per le quali ci sono voluti più di dieci anni di rigorosa ricerca in archivi pubblici e privati, nelle collezioni dei discendenti dei fotografi di Castilla La Mancha e anche nelle scatole dei ricordi. Attraverso gli scatti dei fotografi più importanti dell’epoca i visitatori possono avvicinarsi ad un momento storico e a una regione sconosciuta e scoprire, così, persone, paesaggi e scenari delle avventure di Don Chisciotte e del suo fedele scudiero Sancho Panza.

Il 7 gennaio 1839, Franois Arago, deputato repubblicano e membro dell’opposizione democratica alla monarchia di Luigi Filippo, comunicava l’invenzione del dagherrotipo ideato da Niépce e Daguerre antecedente diretto della fotografia all’Accademia delle Scienze di Parigi. Era nata una delle invenzioni più rivoluzionarie della storia dell’uomo: la resa permanente dell’attimo. In Spagna la maggior parte della produzione dagherrotipica appartiene ai fotografi stranieri che arrivarono alla ricerca di caratteristici scenari per le loro composizioni. Il percorso della mostra inizia con le prime immagini dei pionieri dell’obbiettivo, come il famoso fotografo ufficiale delle regine Vittoria e Isabella II d’Inghilterra, Charles Clifford ( Inghilterra, 1821 1863) che arriva a Castilla La Mancha e rimane colpito dalla gente e dai monumenti della terra mancega, protagonisti di gran parte della sua produzione. Tra i primi spagnoli non mancano gli scatti di Casiano Alguacil (Toledo, 1832 1914), il primo fotografo professionista della città di Toledo, l’unica della regione con un certo prestigio internazionale nel settore.

A distanza di più di un secolo dalla realizzazione di queste immagini colpiscono ancora, e forse anche più, i volti tristi e compassati degli abitanti, fissati dai nuovi ritrattisti del reflex, dei paesi e delle città di Castilla La Mancha. La seconda parte della mostra introduce gli spettatori alla fotografia documentaria, esercitata da molti professionisti della regione. Le opere di Casiano Alguacil, Lucas Fraile, Luis Escobar, Snchez de Len e Nicanor Caas che illustrano scene di vita quotidiana ritraendo personaggi umili e caratteristici come il venditori di coltelli, la venditrice di meloni, un gruppo di prostitute, un barbiere, un barbone ecc. A Castilla La Mancha si affermano nomi quali Ricardo Snchez, Julin Collado e Francisco Goi che grazie al loro apporto contribuirono allo sviluppo di questo genere nella regione mancega pubblicando i loro scatti su riviste locali come “Flores y abejas”, “Toledo” o “Vida manchega”.

Un’altro spazio della Sala di Piazza Navona è dedicato alla fotografia dei dilettanti, contributo rilevante alla documentazione dei primi anni dell’900. Nel 1886 nasceva a Guadalajara José Ortiz Echage, grazie alla bellezza e raffinatezza delle sue opere, il più precoce dei fotografi dilettanti manceghi, ottenne importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali. La mostra romana ha il privilegio di presentare la sua composizione più conosciuta “Taller de costura”, considerata proprio da Echage come la sua migliore opera della giovinezza, un vero capolavoro. In mostra anche le opere di Martnez Palacios e Justo Hortelano.

La rassegna si chiude con una interessante sezione dedicata alla fotografia popolare esercitata dai più umili fotografi della regione, laddove erano pochi i grandi Studi di fotografia e i mezzi con i quali svolgere la nuova arte. Si tratta fondamentalmente di ritratti con i quali i fotografi castigliani manceghi soddisfacevano le richieste nei piccoli paesi. La gente cercava attraverso la fotografia di ricostruire la propria geografia affettiva in un’epoca piena di separazioni, morte e malattie. La mostra offre al pubblico un’opportunità unica per osservare ritratti di defunti, composizioni di taglio votivo e religioso, non molto frequenti in mostre convenzionali. La fotografia ai defunti rispondeva al desiderio delle persone di conservare il volto dei familiari per perpetuarne il ricordo.

Queste immagini parlano, con chiarezza, crudezza e sentimento, di una terra, delle sue genti, di devozione, di vita, di morte e di tutto quanto, l’attimo, come unità di misura di un tempo fissato e dunque infinito, può ancora raccontare. I protagonisti: Nicanor Caas, Eugenio Rodrguez e J. Surez.

Completa la mostra un ricco catalogo, edito da Lunwerg, con 380 fotografie ed un testo critico a cura di Publio Lpez Mondéjar che ricostruisce la foto storia della Castilla La Mancha, la sua realtà storica, sociale, politica e culturale nei secoli trascorsi.

Publio Lpez Mondéjar (Cuenca, 1946) è lo storico più autorevole della fotografia spagnola. Il suo libro Retratos de la Vida (1980) fu il primo nel suo genere pubblicato in Spagna. Da quel momento ha contribuito alla realizzazione di opere molto importanti come Crnica de la luz (1984), Memoria de Madrid (1985), Visin del Deporte (1991), Madrid, laberinto de memorias (1999) o Historia de la fotografa en Espaa (1998). Nel 1987 inizia l’edizione della tetralogia Las Fuentes de la Memoria, tradotta in diverse lingue e pubblicata in tre volumi. Nel 1987, il primo: Fotografia y Sociedad en la Espana del siglo XIX; nel 1992, il secondo: Fotografia y Sociedad en Espana 1900 1939; nel 1996, il terzo: Fotografa y Sociedad en la Espaa de Franco.
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