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La nazionale del cioccolato e della mucca colorata di viola. La nazionale che fa sempre paura ma alla fine si dimostra un’incompiuta, quasi da sbeffeggiare. Il passato parla di sconfitte e passi indietro, ma il vento forse è cambiato tra le Alpi. La Svizzera ora ha un allenatore coriaceo (Ottmar Hitzfeld), un team di uomini veri. Può essere una delle rivelazioni del prossimo Mondiale? La risposta è sì. A dirlo sono i numeri: la nazionale d’oltralpe si è qualificata alla grande, senza mai perdere. Ben sette successi e tre pareggi, 17 reti segnate e solo sei subite. Un ruolino di marcia imponente per una squadra che per la terza volta consecutiva parteciperà a una fase finale.

Va detto però che il girone di qualificazione era forse il più semplice. Non a caso al secondo posto si è classificata l’Islanda, cenerentola d’Europa per la prima volta alla ribalta. Per il resto poca concorrenza con Slovenia e Norvegia che si sono spente con il passare delle gare. Considerazione che però non toglie nulla alle qualità di un gruppo che con il passare degli anni ha prodotto giocatori di spessore.

Un nome su tutti: Gkhan Inler, mediano con il vizio del gol che con Udinese e Napoli si è ritagliato sempre un ruolo di primissimo piano. lui il faro del gioco elvetico, fatto di fraseggi corti e di compattezza soprattutto in fase di non possesso palla. In questo senso è utilissimo un giocatore di sostanza come Blerim Dzemaili. Mazzarri e Benitez lo hanno sempre messo nella lista dei rimpiazzi, lui però non si è mai perso d’animo e ogni anno ha conquistato uno spazio tutto suo. In difesa poi c’è Stephan Lichsteiner, altro nome noto al pubblico italiano visto che attualmente veste la maglia della Juventus.

Curioso sottolineare che la Svizzera si è qualificata alla manifestazione brasiliana senza una vera e propria punta di riferimento. Il cannoniere della fase di qualificazione è stato infatti Fabian Schar, che di ruolo fa il difensore. Hitzfeld potrebbe convocare la freccia del Livorno Innocent Emeghara, ma chiaramente non siamo di fronte a un attaccante in grado di garantire gol a grappoli. I tempi di bomber Alexander Frei (stella del Borussia Dortmund e miglior marcatore della storia elvetica) sono lontani. La forza dei biancorossi è nel collettivo, il sogno invece è quello di arrivare a quei quarti raggiunti oltre 50 anni fa e mai nemmeno sfiorati in tempi recenti. Ha chiuso a quota 24 punti, ben 7 in più rispetto alla prima delle inseguitrici, l’Islanda. Le vittorie decisive si sono concretizzate durante la seconda parte del calendario, ovvero nel 2013, quando gli elvetici hanno superato senza grossi patemi la Norvegia e l’Albania in trasferta. Storicamente la Svizzera non ha mai fatto grandi figure nelle fasi finali delle grandi manifestazioni. Al di là dell’argento olimpico del 1924 a Parigi, il punto massimo raggiunto in un Mondiale sono stati i quarti (nel 1934, nel 1938 e nel 1954). Agli europei solo 3 presenze con altrettante eliminazioni al primo turno.

Portieri: Diego Benaglio (Wolfsburg), Roman Burki (Grasshopper), Yann Sommer (Basilea).

Mario Gavranovic (Zurigo), Goekhan Inler (Napoli), Admir Mehmedi (Friburgo).

Attaccanti: Haris Seferovic (Real Sociedad San Sebastian), Xherdan Shaqiri (Bayern Monaco), Valentin Stocker (Basilea), Granit Xhaka (Borussia Moenchengladbach).
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