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(XXXII, p. 415; App. II, 11, p. 879; III, 11, p. 795). Un grandissimo rilievo, nella vita sociale di ciascun paese, ha acquistato il movimento ivo che, specie negli ultimi anni, è andato assumendo una dimensione universale. Lo s. costituisce infatti l’unico “alfabeto” comune tra popoli e nazioni di diverse dimensioni economiche, politiche e culturali. Della sua importanza e dei vantaggi che può offrire alla gioventù si sono resi conto i vari governi, approntando provvidenze e strutture per la sua diffusione e la sua pratica. Questa universalità di intenti trova la sua massima espressione nelle competizioni internazionali, prime fra tutte i Giochi Olimpici, estivi e invernali. tanto sentita questa esigenza, che sono ormai radicate le manifestazioni ive a carattere regionale: Giochi del Commonwealth, Giochi Panamericani, Giochi Panasiatici, Giochi Panafricani, Giochi del Mediterraneo. Sono inoltre sempre più frequenti le occasioni di manifestazioni internazionali nei singoli s. e nelle varie discipline (campionati del mondo).

In Italia le attività ive nella loro globalità sono regolate dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), i cui organismi obbediscono alla sua legge istitutiva (n. 426 del 16 febbr. 1942) e alle successive sue modifiche. Il CONI è una sezione del grande movimento olimpico che fa capo al CIO (Comité International Olympique); i suoi scopi, sanciti dalla legge istitutiva, che s’ispira all’art. 24 delle regole olimpiche, sono quelli d’incrementare e proteggere l’olimpismo e lo s. dilettantistico, nonché d’incoraggiare e sviluppare l’educazione fisica, morale e culturale della gioventù del paese per migliorarne il carattere, la salute e il senso civico.

In base a tale legge, il CONI è un ente di diritto pubblico, formato dalle società e dalle associazioni ive raccolte nelle rispettive federazioni nazionali. Come stabilito dalle regole olimpiche, per uno stesso s. non può essere riconosciuta più di una federazione. Ogni federazione iva nazionale, da parte sua, deve aderire alla competente federazione internazionale, riconosciuta dal CIO, e applicarne le norme. Le cariche federali e quelle del CONI seguono il ciclo olimpico e si rinnovano ogni quattro anni. Il Comitato Olimpico, che è un ente di erogazione, amministra le proprie entrate secondo le necessità e i bisogni enunciati dal Consiglio nazionale e realizzati dalla Giunta esecutiva. Fra le maggiori voci di uscita rientrano i contributi concessi alle federazioni ive nazionali.

Il CONI esplica la sua attività interessandosi, oltre che del bilancio delle singole federazioni ive, delle spese relative a impianti ivi, alla sua struttura periferica (è presente in ogni regione con le sue delegazioni e in ogni provincia con i suoi comitati), per la propaganda, per l’attività iva scolastica, per i Giochi della Gioventù (manifestazione nazionale che avvia all’attività iva ogni anno, a partire dal 1969, i giovani in età scolare), per l’attività iva nelle Forze Armate, per il credito ivo, per i centri federali di specializzazione e per i centri di avviamento allo s., per l’assicurazione antinfortunistica, per gli enti di propaganda iva, oltre ovviamente ai suoi compiti d’istituto e ai contributi per la partecipazione delle squadre nazionali ai Giochi Olimpici. A queste spese il CONI contribuisce con la sua quota parte sul gettito del concorso pronostici Totocalcio. L’istituzione del concorso pronostici sui risultati delle partite di calcio è stato lo strumento concreto della ripresa iva del nostro paese dopo la guerra. Perduti i contributi statali nel 1943, lo s. italiano, privo di mezzi e con il patrimonio impianti assai decurtato, si trovò a dover ideare qualcosa per continuare la sua vita e svilupparsi. Lo s. italiano è sempre vissuto con la sola quota parte del concorso. Questa attività, con l’allargamento degl’impegni finanziari, ha portato alla costituzione dell’Istituto per il credito ivo. L’Istituto esercita, sotto forma di mutui a vario termine, il credito a favore di enti pubblici locali e più recentemente a favore di Regioni con le quali stipula apposite convenzioni. L’Istituto per il credito ivo è stato costituito con la l. 24 dic. 1957, n. 1295, successivamente modificata e integrata. 12 marzo 1936, n. 375 e del d. lgt. 23 ag. 1946, n. 370. I mutui sono concessi per l’importo riconosciuto congruo a giudizio esclusivo dell’Istituto, in relazione alle opere programmate o all’entità e consistenza delle relative garanzie. A seguito del nuovo ordinamento regionale, fra l’Istituto, il CONI e le Regioni sono state stipulate particolari convenzioni che hanno aperto un nuovo corso nell’attività creditizia dell’Istituto per il credito ivo e di tutto il settore del finanziamento degl’impianti ivi.

La ass (Cassa di previdenza per l’assicurazione degli ivi) è stata istituita, nell’ambito e per iniziativa del CONI, con emanazione di apposite leggi, fin dal 1934. 1 apr. 1978, n. 250, la Cassa è stata dichiarata ente pubblico “necessario” ai sensi della l. 20 marzo 1975, n. 70. Il compito primo della ass è quello di tutelare l’infortunistica iva in forma assicurativa e assistenziale sanitaria e quindi di studiare e risolvere i problemi previdenziali connessi all’esercizio delle varie discipline ive inquadrate nelle federazioni nazionali riconosciute dal CONI. Tutti gli ivi (atleti e ausiliari, e cioè tecnici, allenatori, istruttori, giudici, ecc.) per effetto del loro tesseramento presso la federazione iva competente, possono usufruire automaticamente dell’assicurazione ass contro gl’infortuni personali che dovessero verificarsi in attività ive, di gara o di allenamento, durante i viaggi collettivi e durante le azioni preliminari e finali.

I Giochi della Gioventù sono una grande manifestazione iva lanciata dal CONI nel 1969 e indetta da quattro anni a questa parte dal CONI e dal ministero della Pubblica Istruzione congiuntamente, per permetterne l’inserimento ufficiale nella scuola, ciò che ha permesso in breve tempo al numero di partecipanti di salire dal mezzo milione del 1974 ai quattro milioni del 1978: questo enorme risultato di adesioni è dovuto all’estensione dell’età di ammissione all’intero arco della scuola italiana, dalla prima elementare alla maturità. I Giochi della Gioventù prevedono anche lo svolgimento dell’edizione invernale, riservata agli s. della neve e del ghiaccio, e dell’edizione primaverile, riservata alla corsa campestre.

Accanto all’attività del CONI va citata l’importante funzione di altri enti, a carattere nazionale, che compiono opera ufficiale e riconosciuta in favore del movimento ivo. Sono fra questi il CUSI (Centro Universitario ivo Italiano), che organizza lo s. universitario e gli enti di promozione iva: CSI (Centro ivo Italiano); CSN Libertas (Centro Nazionale ivo Libertas); UISP (Unione Italiana Popolare); AICS (Associazione Italiana Cultura e ); CNS Fiamma (Centro Nazionale ivo Fiamma); US Acli (Unione iva Acli); ENDAS (Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale); ACSI (Associazione Centri ivi Italiani); CSEN (Centro ivo Educativo Nazionale). A questi si possono aggiungere alcuni enti che promuovono le attività del tempo libero: ARCI (Associazione Ricreativa Culturale Italiana); ENAL (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori); ENARS (Ente Nazionale Assistenza Ricreazione Sociale); ENTEL (Ente Nazionale per il Tempo Libero). E infine le seguenti associazioni benemerite: AADI (Atleti Azzurri d’Italia); AMOVA (Associazione Nazionale Medaglie d’Oro al Valore Atletico Italia); UNVS (Unione Nazionale Veterani ivi); Panathlon International; PG Salesiane; EPAS (Ente Propaganda ANSPI ); FISIAE (Federazione Italiana iva Istituti di Attività Educativa); CSAI (Comitato ivo Aziende Industriali); ANSPI (Associazione Nazionale per lo dei Paraplegici Italiani); FIMS (Federazione Italiana iva Minorati); FSSI (Federazione Silenziosi d’Italia); UIC (Unione Italiana Ciechi).

Diamo ora un panorama dei risultati più importanti che si sono avuti nelle diverse specialità dello s. nei diciotto anni che vanno dal 1961 al 1978, rinviando anche, per i risultati ottenuti durante le Olimpiadi, alla voce olimpici, giochi, in questa Appendice.

Aeronautica. Le imprese aeronautiche, sotto il profilo ivo, negli ultimi anni hanno cambiato completamente il loro aspetto. Terminata l’epoca dei grandi raid, delle trasvolate, dei voli senza scalo che in passato hanno destato meraviglia ed entusiasmo, si è giunti a limiti per i quali l’impegno tecnico supera nettamente l’aspetto puramente ivo della conquista. Basta osservare alcuni fra i più significativi record mondiali ufficiali: velocità di 2920,67 km/h su circuito di 1000 km, pilota il sovietico A. Ostapenko, velivolo MIG 25, ottenuta il 27 ottobre 1967; velocità di 2981,5 km/h su circuito di 500 km, pilota il sovietico A. Komarov, velivolo MIG 25, ottenuta il 5 ottobre 1967; quota di 36.240 m, pilota il sovietico A. Fedotov, velivolo MIG 25, raggiunta il 25 luglio 1973; velocità di 3331,5 km/h, piloti gli statunitensi A. Stefens e A. André, velivolo F 111, ottenuta il 1 maggio 1965.

Altre imprese di assoluta eccezione che meritano di essere ricordate sono: il volo alla velocità di 1,2 Mach, corrispondente a 1452,777 km/h, su base di 3 km, a 100 m di quota, piloti gli statunitensi H. Hardisty e A. Esch, velivolo Phantom F 4/A, effettuato il 28 agosto 1961; e il volo New York Londra del velivolo SR 71/A (SUA) compiuto in 1h45m45s, il 1 settembre 1974; le ascensioni del velivolo F 15 (SUA) effettuate nel periodo dal 16 gennaio al 1 febbraio 1975 con salita a quota 3000 m in 27m57s, a 6000 m in 39m33s, a 9000 m in 48m35s, a 12.000 m in 59m38s.

Anche l’Italia, pur non potendo competere in imprese così impegnative, ha conquistato alcuni primati mondiali di categoria. Si ricordano i primati di velocità del velivolo SIAI Marchetti SF 260: velocità 322,52 km/h su circuito di 1000 km, ottenuta a Santa Monica in California il 25 marzo 1969 e la velocità di 369,43 km/h su circuito di 100 km ottenuta il 24 marzo a Los Angeles, primati entrambi omologati nella classe C 1 c; i sei record mondiali della classe C 1 b conquistati nel 1964 dal velivolo Antilope progettato dall’ing. E. Bianchi: velocità su circuiti di 3 100 500 1000 2000 km, rispettivamente con 432,9 436 421 406 379 km/h e il record di altezza di 10.420 m.

In tutto il mondo si disputano ogni anno moltissime competizioni aeronautiche ive per aerei leggeri. Nel 1969 è stato istituito un campionato mondiale di volo a motore; il titolo è assegnato in base a una classifica a punti relativa ai piazzamenti ottenuti dai partecipanti a gare internazionali predesignate: campione 1969 è stato il francese O. Emnet, per il 1970 l’italiano A. Nustrini.

stato istituito un campionato mondiale di pilotaggio per aerei leggeri, il cui titolo nel 1978 è stato vinto dallo svedese J. Olof Friskman.

Si disputa anche un campionato d’Europa di volo acrobatico; nella categoria individuale campione per il 1975 è stato il tedesco M. Stroessenreuther e nella categoria a squadre la Cecoslovacchia. Il campionato mondiale di volo acrobatico è invece biennale; campione per il 1974 è stato lo svizzero E. Mller. Si calcola che nel mondo siano in uso 33 tipi di aerei acrobatici.

Al 31 dicembre 1978, gli aeromobili civili sottoposti alla sorveglianza del Registro aeronautico italiano erano 1927, di cui 1473 velivoli (143 di peso superiore a 5670 kg), 141 elicotteri, 312 tra alianti, motoalianti e autogiri, 1 pallone. Dei 1927 aeromobili, 254 erano adibiti al trao pubblico, 909 al turismo o alla scuola presso gli aeroclub o altre associazioni ive, 686 a turismo, lavoro aereo o impieghi speciali da parte di privati, costruttori aeronautici e amministrazioni pubbliche. Alla stessa data, gli aeromobili francesi erano 8456, di cui 6661 velivoli, 281 elicotteri, 1429 alianti e 85 palloni; gli aeromobili britannici 5776, di cui 5103 velivoli (591 di peso superiore a 5700 kg), 455 elicotteri, 213 palloni e 5 dirigibili.

Alpinismo. Alpinismo europeo. La prima ascensione della cresta Sud dell’Aiguille Noire de Peuterey (agosto 1930) a opera dei rocciatori della scuola di Monaco di Baviera K. Brendel e H. Shaller, dopo una lunga serie di tentativi delle guide di Courmayeur, riveste l’importanza storica della comparsa per la prima volta del VI grado nelle Alpi Occidentali. Altre tappe fondamentali dell’arrampicata su granito in questo periodo: la prima ascensione della parete Nord del Petit Dru, compiuta nel 1935 dai francesi P. Allain e R. Leininger; la via di v. Ratti e L. Vitali sulla parete Ovest dell’Aiguille Noire de Peuterey (agosto 1939), lungo la quale un diedro strapiombante di 35 m rappresentava certamente la massima difficoltà su roccia affrontata sino allora sul Monte Bianco.

Negli anni Trenta vi è anche la soluzione di quelli che venivano definiti i “tre ultimi problemi delle Alpi”: le pareti Nord del Cervino, delle Grandes Jorasses e dell’Eiger. La prima a cadere è stata la parete Nord del Cervino (1931), a opera dei fratelli austriaci F. e T. Schmid, al loro primo tentativo. La “corsa alle Jorasses” inizia di fatto nel 1929 e si conclude solo nel 1935; l’ultimo assalto vide impegnati in parete, in una vera e propria competizione, una cordata francese (A. Charlet e F. Bellin), una italiana (G. Gervasutti e R. Chabod), una svizzera (R. Lambert e L. Boulaz) e una austriaca (R. Peters e M. Meier). Furono gli austriaci a spuntarla lungo lo sperone della Punta Croz, mentre agl’italiani toccava la prima ripetizione. La Nord dell’Eiger, la più alta (1800 m di dislivello) e la più difficile delle tre pareti, è stata conquistata nel luglio 1938 da due tedeschi di Monaco, A. Heckmair (capocordata) e L. Vrg e due viennesi, F. Kasparek e H. Harrer, in due giorni e mezzo di scalata.

Protagonista di alcune delle più prestigiose imprese del tempo sia su calcare sia su granito e misto, è il lecchese R. Cassin. In Dolomiti, la sua scalata della parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo (1935) innalza il limite del VI grado superiore; sul granito, vince la parete Nord Est del Pizzo Badile (1937) e soprattutto lo sperone della Punta Walker (1938), che costituiva il vero problema della parete Nord delle Grandes Jorasses. Altro alpinista completo su ogni terreno è G. Gervasutti, dolomitista per formazione poi grande occidentalista, con all’attivo imprese eccezionali: prima ascensione della parete Nord Ovest dell’Ailefroide (1936); parete Sud Ovest del Picco Gugliermina (1938); pilone di destra del Freney al Monte Bianco (1940), forse la sua massima realizzazione, un itinerario che ancora oggi conta pochissime ripetizioni.

Sulle Alpi Orientali, personaggio chiave di questo periodo è il trentino E. Comici, uno dei massimi orientalisti della storia dell’alpinismo, arrampicatore dallo stile elegante e ricercato, iniziatore della scalata in artificiale. Primo italiano ad aprire una via di VI grado in Dolomiti (parete Nord Ovest delle Tre Sorelle del Sorapiss, agosto 1929), nell’agosto 1933 Comici realizza un trittico di prime ascensioni di valore eccezionale: la parete Nord Ovest del Civetta (4 5 agosto), la parete Nord della Cima Grande di Lavaredo (12 13 agosto), lo spigolo Sud dell’Anticima Sud della Cima Piccola di Lavaredo (17 18 agosto).

Altre grandi imprese dell’alpinismo dolomitico degli anni Trenta: la scalata effettuata nel 1932 da C. Gilberti e O. Soravito dello spigolo Nord del Monte Agner; la via alla Punta Civetta della parete Nord Ovest del Civetta, per opera di A. Andrich ed E. Faè (1934); la cosiddetta “via delle guide” sulla parete Nord Est del Crozzon di Brenta, a opera di B. Detassis ed E. Giordani (1935). Rimaste classiche nella storia dell’arrampicata: la via di Cassin e V. Vitali sullo spigolo sud Est della Torre Trieste in Civetta (1935); gl’itinerari sulla parete Sud Ovest della Marmolada, aperti nel 1936 da G. Soldà e U. Conforto alla Punta Penia e da G. Vinatzer e E. Castiglioni alla Punta Rocca, quest’ultima la via più dura e difficile aperta in Dolomiti prima della seconda guerra mondiale.

La figura più rappresentativa dell’alpinismo italiano ed europeo del dopoguerra è il bergamasco W. Bonatti; egli esordisce nel grande alpinismo nel 1949, non ancora ventenne, ripetendo in una sola estate tre prestigiosi itinerari: lo sperone Walker delle Grandes Jorasses, la parete Nord Est del Badile, la parete Ovest della Noire. Nel 1951 realizza il primo dei suoi eccezionali exploit: la parete Est del Grand Capucin, grandiosa scalata prevalentemente artificiale. Il gruppo del Monte Bianco resta il terreno d’azione preferito da Bonatti. Ricordiamo le imprese più significative: la straordinaria performance solitaria sul pilastro Sud Ovest del Petit Dru (1955); le tre vie aperte sul Grand Piller d’Angle (sperone Nord Est, 1957; parete Nord, 1962; parete Est, 1963); la prima invernale della parete Nord delle Grandes Jorasses (via Cassin, 1963); lo sperone Whymper sulla parete Nord delle Grandes Jorasses (1964); la direttissima sulla parete Nord del Cervino, in prima solitaria invernale (1965). Ha partecipato a spedizioni extra europee conquistando, tra le altre, la cima inviolata del Gasherbrum IV (7980 m) nel 1958, e contribuendo in maniera determinante alla vittoria della spedizione italiana al K2 (8611 m) nel 1954.

Accanto a Bonatti, sulle Alpi Occidentali, opera negli stessi anni un gruppo di forti scalatori francesi, che compie imprese rimaste classiche. Nel primo dopoguerra, G. Rebuffat realizza le prestigiose prime ripetizioni delle vie di Cassin alle Grandes Jorasses e al Badile e della via Ratti Vitali alla Noire, mentre alla cordata formata da L. Terray e L. Lachenal va la prima ripetizione della via di Heckmair sulla parete Nord dell’Eiger. Il primo vero successo dell’alpinismo francese è la parete Ovest del Petit Dru, conquistata nel 1952 da G. Magnone, L. Berardini, A. Dagory e M. Lainè; un’ascensione eccezionale, che però suscitò vivaci polemiche, sia per l’impiego per la prima volta di alcuni chiodi a espansione, sia per la rottura del canone di unità di tempo e di azione (la scalata infatti era stata portata a termine in due riprese, ripartendo dal punto raggiunto precedentemente). La cordata formata da J. Couzy e R. Desmaison coglie per i francesi altri significativi successi: cresta Nord dell’Aiguille Noire (1956); via diretta sulla parete Nord Ovest del Pic d’Olan (1956); direttissima sulla parete Ovest della Noire (1957); prima invernale della via Magnone sull’Ovest del Petit Dru (1957).

Desmaison, a differenza di Bonatti, che ha lasciato dopo l’impresa sul Cervino l’alpinismo di punta, è ancora attivo tutt’oggi, con una somma complessiva di realizzazioni che probabilmente non ha rivali in Europa. Altre sue rilevanti imprese sulle Alpi Occidentali sono la conquista del pilone centrale del Freney, con P. Julien, I. Piussi e Y. Pollet Villard, a ruota delle cordate inglesi Bonnington Whillans e Clough Duglosz, nel 1961, pochi giorni dopo la tragedia che, sotto forma di una bufera di eccezionale violenza e durata, aveva travolto, a soli 80 m dalla vetta, una cordata italiana e una francese guidate da W. Bonatti e P. Mazeau, causando la morte di quattro alpinisti su sette; la prima invernale dello stesso pilone centrale con R. Flematty, nel 1967; la Nord Est della Punta Walker, nel 1973. Sulle Dolomiti, ha aperto una grande via tutta in artificiale sul settore sinistro della parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo (1959). Numerose le imprese extraeuropee, tra cui spicca la prima ascensione del difficilissimo Jannu (7710 m) nel 1962.

Attivissimi in campo extraeuropeo l’assalto all’Everest, in particolare, è quasi loro esclusivo monopolio gl’Inglesi tornano nel dopoguerra sulle Alpi Occidentali a siglare altre significative prime ascensioni. Nomi di punta sono J. Brown, D. Whillans, Ch. Bonnington, D. Haston. Nel 1954 Brown e Whillans vincono la parete Ovest dell’Aiguille de la Blatière; nel 1961 la cordata Bonnington Whillans mette piede per
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