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Storie da chi vive in Sud Sudan, in un momento in cui la fame è ai livelli più alti mai raggiunti dall Peter Mabor con un aeroplanino giocattolo che si è costruito con il fango. Foto: WFP/George Fominyen

Peter Mabor ha sette anni e ha visto quell dal vero, così tante volte che ne ha fatto con il fango una sua versione giocattolo. Lo fa volteggiare cercando di seguire gli stessi movimenti, come se l stesse volando basso per sganciare il suo carico.

Per quanti cercano rifugio nell Unity State, dove la carestia è stata dichiarata qualche mese fa, gli aerei noleggiati dal World Food Programme e I loro carichi possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Intere famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa della devastante guerra civile che sta sconvolgendo il paese, una guerra che uccide mogli e mariti, madri e padri, e i loro figli. Ogni giorno.

Un aereo noleggiato dal WFP sgancia I rifornimenti su una zona delimitata, a Ganyiel, Unity State. Foto: WFP/George Fominyen

Nyankon fa parte di una di queste famiglie. Quando è scoppiato il conflitto in Sud Sudan, nel dicembre 2013, Nyakon viveva con il marito e i loro tre figli nella città di Bentiu.

La donna fuggì con i bambini nella boscaglia, camminarono per 115 chilometri finché non raggiunsero la città di Leer. Suo marito cercò invece rifugio presso la base ONU dei Peacekeepers, ora chiamata Protezione dei Civili (Protection of Civilians, POC).

Nyankon diventò una sfollata, a Leer. Ma la guerra arrivò violenta anche lì. Di nuovo, la donna e i bambini fuggirono in cerca di salvezza.

Nyankon e I suoi bambini, per sopravvivere, si cibarono di ninfee, che crescono nelle paludi del Sud Sudan. Foto: WFP/George Fominyen

A piedi, si diressero a sud, verso gli isolotti che punteggiano le enormi paludi del paese.

messo I bambini più piccoli su dei teli in plastica e li trascinavamo così, nella palude spiega Nyankon.

volte l a noi adulti, ci arrivava alla vita, altre volte al petto. Era pieno di fango, ma siamo andati avanti. Abbiamo mangiato le ninfee e qualunque altra cosa che riuscivamo a trovare. Foto: WFP/George Fominyen

Raggiunta la contea di Panyjiar, Nyankon e gli altri sfollati appresero che il WFP stava distribuendo cibo a Ganyiel.

camminato finché non siamo arrivati a Ganyiel. Una persona ci ha gentilmente accolti ed aiutati nelle pratiche di registrazione per ricevere il cibo. Da allora, viviamo qui,
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a Ganyiel. marzo 2014, a causa delle condizioni delle strade e dei fiumi, impraticabili per lo stato in cui versano o per motivi di sicurezza, il WFP effettua lanci di cibo in questa zona.

Nyakouth spiega che conta sul cibo del WFP per vivere. Foto: WFP/George Fominyen

Nyakouth ha nove figli ed abita a Ganyiel. Ha accolto le persone arrivate qui da altre parti dello Unity State in cerca di rifugio dai combattimenti. Nyakouth ne ha però abbastanza, dei tre anni di conflitto nel paese.

stanchi di questa guerra dice la donna, dall della sua capanna a Ganyiel. a lamentarci ma sembra che nessuno ci ascolti. Tutte le nostre speranze e la nostra fiducia sono ora riposte in Dio. Speriamo che Dio risponda alle nostre preghiere per la pace. Siamo stanchi. I nostri figli muoiono tutti i giorni, per questa guerra. Siamo stanchi degli infiniti dialoghi di pace quando la pace non c nel paese. Il cibo è stato fornito dal WFP a Ganyiel. Foto: WFP/George Fominyen

La popolazione in rapida crescita sta avendo gravi conseguenze sul rifornimento di cibo. Senza il regolare sostegno del WFP e dei suoi partner German Agro Action e International Rescue Committee, molte persone in questa area sarebbero di fronte alla catastrofe.

non c le distribuzioni di cibo, dovevamo andare al fiume e raccogliere le ninfee, che cucinavamo e mangiavamo racconta Nyakouth. affidamento sul cibo che riceviamo dal World Food Programme marito di Nyakon è morto nel conflitto in Sud Sudan.

La donna non vede i suoi figli dal 2015. Foto: WFP/George Fominyen

Nyandorom e Nyakon vivevano con il marito, un soldato di base a Bentiu, quando scoppiarono i combattimenti, nel dicembre 2013.

L si divise in fazioni e l entrò a far parte delle forze di opposizione.

Tutte e due le donne fuggirono nella città di Leer dove rimasero fino al verificarsi di aspri scontri nel 2015. Nella confusione che ne seguì, sembra che un vicino sia fuggito in cerca di salvezza con i quattro figli di Nyakon.

Da allora, la donna non ha più rivisto i suoi bambini. Entrambe le donne fuggirono verso gli isolotti nelle paludi a sud di Leer. Vissero lì per mesi, cibandosi di radici che crescevano nei fiumi e di pesci. Il marito, che era in servizio con le forze di opposizione in un zona dello Unity State, venne a sapere degli scontri e del fatto che molte persone avevano abbandonato la zona. Decise, quindi, di mettersi in cerca delle sue mogli e si diresse verso le paludi.

Nyandorom prepara il pasto serale con i fagioli gialli e il sorgo consegnati via aerea con un velivolo noleggiato dal WFP. Foto: WFP/George Fominyen

Le trovò, e tutti insieme si misero in marcia verso Ganyiel. Qualche tempo dopo, alla fine del 2016, l fu ferito nel corso di scontri sporadici in un parte dell State. Venne ricoverato e poi esentato. E morto ad aprile 2017, in conseguenza delle ferite riportate.

guerra ha ucciso nostro marito dice Nyandorom. una guerra che non capiamo. Siamo stanchi. L cosa che vogliamo è che questo conflitto abbia fine. Non c una persona che non abbia perso qualcuno in famiglia e quelli che combattono non sanno dirti il motivo di questa guerra. Abbiamo perso contatto con i nostri figli; altri non sanno dove siano i propri fratelli o le proprie sorelle. Vogliamo solo la pace, solo allora potremo andare in cerca dei nostri cari. è occupata a preparare i piselli gialli e il sorgo per il pasto, Nyakon invece è assorta nei suoi pensieri, il mento poggiato sulla mano sinistra, seduta davanti la sua capanna a Ganyiel. Non ha quasi proferito parola. I bambini giocano intorno alle capanne,
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mentre alti in cielo volano gli aerei del WFP.

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Alexis Sanchez is desperate to leave Arsenal in January and is hoping to force through a move to Manchester City, Goal has learned.

It is also understood that the Gunners are ready to cut their losses on the 29 year old, as it has become clear to his coaches and team mates that he has no desire to stay at the Emirates Stadium for much longer.

Related Wenger fearful of Arsenal losing Alexis in January Vieira tells Arsenal how to get their house in order starting with Alexis and Ozil Man City Alexis Sanchez move on hold as Guardiola prioritises squad harmony Alexis accused of dividing Arsenal as legend Henry calls for January sales

The Chilean had actually signed a contract with the Blues on deadline day, as he was due to play for his country when the transfer window shut, but the document was never submitted to the Football Association as Arsenal failed to find a last minute replacement and refused to rubber stamp their agreement with the Manchester club.

The forward was so angry that he told friends at the time that he never wanted to play for Arsenal again. City quickly assured his agent, Fernando Felicevich, that they would make a fresh move in January, and it is believed a verbal agreement over personal terms has been reached in the intervening months.

As reported by Goal last week, however, City are prepared to wait until next summer to sign the Chilean on a free transfer, with Pep Guardiola keen not to disturb the balance of his forward line.

But it is the increasingly bitter atmosphere in the Arsenal dressing room which may force City’s hand.

Sources have told Goal that Felicevich has been in touch with senior City officials in the past few days to make the case for a January transfer.

While City are ready to wait, Alexis is not. The Chile international’s anger at his failed move has barely subsided and he has cut a frustrated figure throughout the season.

According to Arsenal legend Thierry Henry, Alexis’ goal celebrations during the 3 2 with against Crystal Palace last Thursday signalled that there is a dressing room split at the Emirates Stadium.

It was also reported by the Guardianon Fridayevening that Alexis was involved in a row with Laurent Koscielny after the win at Burnley at the end of November, while the Daily Mail report there was a similar showdown after the 1 1 draw with Southamptontwo weeks later.

Alexis’ relationship with his team mates had soured at the start of the year and matters are only believed to have gotten worse since his failed move this summer.

City, during the height of their interest in Alexis last summer,
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had been concerned about an approach from Paris Saint Germain, and it is believed the French club are again making overtures.

The Ligue 1 leaders, and indeed any club outside the Premier League, can legally approach Alexis fromJanuary 1to negotiate a free transfer.

Although Arsene Wenger has denied that Alexis spent Christmas in Chile with his family, Goal understands he did indeed return home, and that his recent sighting in Paris is due to the fact that his connecting flight back to London was from the French capital.

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Alexis’ first choice is a move to the Etihad Stadium, and his ideal scenario is to join up with Guardiola, his former boss at Barcelona, in the next month.

The Blues are prioritising a move for a centre back this winter but after missing out on Virgil van Dijk, for whom they were willing to pay 60m, they will now set their sights on targets who would command around half the price; Real Sociedad’s Inigo Martinez, who has a 28m release clause, and West Brom’s Jonny Evans.

That would leave money in the kitty for Alexis, though it is understood City would not be willing to pay more than half of what they offered during the summer.
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La nazionale del cioccolato e della mucca colorata di viola. La nazionale che fa sempre paura ma alla fine si dimostra un’incompiuta, quasi da sbeffeggiare. Il passato parla di sconfitte e passi indietro, ma il vento forse è cambiato tra le Alpi. La Svizzera ora ha un allenatore coriaceo (Ottmar Hitzfeld), un team di uomini veri. Può essere una delle rivelazioni del prossimo Mondiale? La risposta è sì. A dirlo sono i numeri: la nazionale d’oltralpe si è qualificata alla grande, senza mai perdere. Ben sette successi e tre pareggi, 17 reti segnate e solo sei subite. Un ruolino di marcia imponente per una squadra che per la terza volta consecutiva parteciperà a una fase finale.

Va detto però che il girone di qualificazione era forse il più semplice. Non a caso al secondo posto si è classificata l’Islanda, cenerentola d’Europa per la prima volta alla ribalta. Per il resto poca concorrenza con Slovenia e Norvegia che si sono spente con il passare delle gare. Considerazione che però non toglie nulla alle qualità di un gruppo che con il passare degli anni ha prodotto giocatori di spessore.

Un nome su tutti: Gkhan Inler, mediano con il vizio del gol che con Udinese e Napoli si è ritagliato sempre un ruolo di primissimo piano. lui il faro del gioco elvetico, fatto di fraseggi corti e di compattezza soprattutto in fase di non possesso palla. In questo senso è utilissimo un giocatore di sostanza come Blerim Dzemaili. Mazzarri e Benitez lo hanno sempre messo nella lista dei rimpiazzi, lui però non si è mai perso d’animo e ogni anno ha conquistato uno spazio tutto suo. In difesa poi c’è Stephan Lichsteiner, altro nome noto al pubblico italiano visto che attualmente veste la maglia della Juventus.

Curioso sottolineare che la Svizzera si è qualificata alla manifestazione brasiliana senza una vera e propria punta di riferimento. Il cannoniere della fase di qualificazione è stato infatti Fabian Schar, che di ruolo fa il difensore. Hitzfeld potrebbe convocare la freccia del Livorno Innocent Emeghara, ma chiaramente non siamo di fronte a un attaccante in grado di garantire gol a grappoli. I tempi di bomber Alexander Frei (stella del Borussia Dortmund e miglior marcatore della storia elvetica) sono lontani. La forza dei biancorossi è nel collettivo, il sogno invece è quello di arrivare a quei quarti raggiunti oltre 50 anni fa e mai nemmeno sfiorati in tempi recenti. Ha chiuso a quota 24 punti, ben 7 in più rispetto alla prima delle inseguitrici, l’Islanda. Le vittorie decisive si sono concretizzate durante la seconda parte del calendario, ovvero nel 2013, quando gli elvetici hanno superato senza grossi patemi la Norvegia e l’Albania in trasferta. Storicamente la Svizzera non ha mai fatto grandi figure nelle fasi finali delle grandi manifestazioni. Al di là dell’argento olimpico del 1924 a Parigi, il punto massimo raggiunto in un Mondiale sono stati i quarti (nel 1934, nel 1938 e nel 1954). Agli europei solo 3 presenze con altrettante eliminazioni al primo turno.

Portieri: Diego Benaglio (Wolfsburg), Roman Burki (Grasshopper), Yann Sommer (Basilea).

Mario Gavranovic (Zurigo), Goekhan Inler (Napoli), Admir Mehmedi (Friburgo).

Attaccanti: Haris Seferovic (Real Sociedad San Sebastian), Xherdan Shaqiri (Bayern Monaco), Valentin Stocker (Basilea), Granit Xhaka (Borussia Moenchengladbach).
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Castells Olivn, Manuel. Sociologo spagnolo naturalizzato statunitense (n. Helln 1942). Docente di Sociologia presso la California University of Berkeley (1979 2003), quindi professore emerito nello stesso ateneo, attualmente professore di Comunicazione all’Annenberg Center della University of Southern California, ha sviluppato una teoria integrale dell compiutamente espressa nella trilogia The information age: economy, society, and culture (3 voll., 1996 98), ancorandola saldamente ai temi dell economica e delle trasformazioni politiche delle società contemporanee. Massimo studioso della society ha indagato le reti orizzontali formate dalla comunicazione individuale di massa, studiandone gli effetti sulle vite dei singoli e descrivendo l mediante esse di nuove forme di autorità politica e il potenziale per il mutamento offerto dall digitale come strumento di protesta. Autore di numerosissimi articoli e saggi scientifici, tra le sue altre opere principali occorre citare: Problemas de investigacin en sociologa urbana (1971); La question urbaine (1972); Sociologie de l’espace industriel (1975); The economic crisis and american society (1980); Capital multinacional, estados nacionales y comunidades locales (1982); The city and the grassroots. a cross cultural theory of urban social movements (1983); The informational city. Information technology,
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economic restructuring and the urban regional process (1989); Global economy, information society, cities, and regions (1999); La sociedad red (1997/ 2000), El poder de la identidad (1998/ 2003) (1999); The internet galaxy (2001); Mobile communication and society: a global perspective (2006); Communication power (2009); Networks of outrage and hope. Hermanville sur Mer, Calvados, 1925). Direttore di ricerca presso l’cole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, si è occupato prevalentemente di sociologia industriale e in particolare dei livelli di “coscienza” della classe operaia, nonché dei “movimenti sociali”. di Leeds (1971 90). Di formazione marxista, dopo essersi occupato di questioni relativealla .

Torvalds, Linus Benedict

Torvalds tòr , Linus Benedict. Ingegnere elettronico finlandese (n. Helsinki 1969). Studente di informatica presso l’univ. Impegnato fin dal 1950 nell’attività sindacale,
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Carlos Vela joins the FC crew to talk about leaving Europe to join MLS expansion team LAFC, the brewing rivalry with LA Galaxy and Mexico’s World Cup outlook.

Mexico international Carlos Vela says he wants to try and help new MLS franchise LAFC make history in the league.

After failing to break into the first team at Arsenal, having made the move to England in 2005, Vela left in 2011 for Real Sociedad, where he scored over 50 goals in seven years.

The striker even scored in his final game against Sevilla before heading for a new challenge at LAFC, which was named as a new expansion team in Los Angeles in 2014 and will begin play in MLS in March.

“I was playing for 12 years in Europe,” Vela told ESPN at MLS’s media day. “It’s a long time you know. When you are from Mexico you miss your family, you miss your friends. I was thinking about being more close to my home and then [LAFC] come in with a good project in a good city. good fans. And I say: ‘Why not!’

“It’s a good moment to come and try to make history with a new club and it’s exciting it’s a new feeling.

“I feel like when I go to school for the first time. It’s like you don’t know nothing you don’t know nobody. You have to make friends, you have to make [chemistry] to be a team. It’s hard work to do but I think we are making good decisions with the players of course we have Bob Bradley who’s a great coach and he knows about the league.

“He has the key to make the great decisions to be as soon as possible a great team.

“Atlanta is a good project to see that’s the way to work. We’re going to try to make a good team as soon as possible to be in the playoffs and why not? We have to dream big. We have to try to make the first season fight for the title. We have to start strong. The first day [we want to be] fighting and ready for everything.”

Vela has hopes of playing at the World Cup this summer.

Vela will be up against fellow Mexico internationals the Dos Santos brothers, Giovani and Jonathan, when LAFC meet the LA Galaxy in a new Los Angeles derby on March 31.

“When I signed for LAFC, they [the Dos Santos brothers] called me and said: ‘We can’t wait to play against you. We wanna kill you!
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‘” he said. “It’s good for the league, for the players, for the team it’s good because you want to be better than your neighbours. We want to be better than the Galaxy, we want to be the team of the city.

“The good thing is that we’re in the city. That’s a good point. The Galaxy are outside [the city]. We are there so the people maybe can feel like: ‘This is a team’ you know?”

With the 2018 World Cup coming up this summer, Vela would miss a few weeks of the MLS season if he is selected for Mexico. But the striker is hoping it will mean he is fresher than he would be if he was still playing in Europe.

“Always it’s a difficult decision because some players are in Europe and don’t play,” he said. “I come here. I expect to play every minute. I think it’s a good thing to be ready for the World Cup, if I am there I hope!

“When I was in Europe maybe you are tired for all year playing, training, training, training. We [MLS players] are fresh. We can be at the World Cup in my best moment of the season. I think like that. I hope [Juan Carlos] Osorio thinks like me.”

Mexico have not made it past the round of 16 in the last six World Cups, but Vela insists he is hopeful that Mexico can turn in another good performance.

“I hope. I believe in my team. I think we have great players,” he said. “We have good [chemistry]. We know each other from a long time ago so I feel like this is the World Cup. We want to fight,
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we want to try to celebrate a good tournament because Mexico wants to celebrate something. I hope Russia can be the place.”

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Carlos Vela has achieved what very few Mexican players in history have accomplished in Europe: the 28 year old established himself and earned respect in a six year cycle at Real Sociedad, which places him second as the foreign player with the most games for the club.

The reaction to Vela calling time on his career in Europe to move to new MLS franchise Los Angeles FC has ranged from low key to lament outside the United States.

In the Spanish sports newspapers on Thursday, Vela’s farewell for Real Sociedad and the 3 1 victory over Sevilla including a final late goal from the Mexican wasn’t a priority. The Mexican forward’s last game in La Liga made page 18 in Sport, page 22 in Mundo Deportivo and 26 in Marca.

Obviously, with La Liga’s Clasico between Real Madrid and Barcelona on Saturday, and Antoine Griezmann’s potential transfer from Atletico Madrid to Barcelona, attention is focused elsewhere.

It was only in Anoeta that Vela’s farewell game was hyped. There were glowsticks ahead of the game, a banner was hung from the stands and the players took it in turns to congratulate a player who was clearly a popular member of La Real’s squad and an important part of the club’s history. The duo were sensational for Real Sociedad over the 2012 13 and 2013 14 seasons, propelling the club to a fourth and then seventh place finish in La Liga.

Griezmann netted 10 goals in 34 games in the 2012 13 season and followed it up with 16 in 35; Vela scored 14 in 35 matches and then 16 in 37 in the same timeframe as Real Sociedad’s attack became one of the most feared in Spain.

But while those seasons were a platform for a move to Atletico Madrid for Griezmann, where he then established himself as one of the best players in the league, for Vela it represented a peak. He hasn’t reached those heights since.

Vela was nominated for the “Best Striker of 2013 14” award alongside Cristiano Ronaldo and Diego Costa, and it appeared that his star was on the rise. The only significant cause of friction was the player’s preference not to play for El Tri. It was the fact Vela was so good that hurt Mexico fans.

Since that nomination, however, Vela scored 24 league goals; while Griezmann contributed 65 at Atletico Madrid though it should be remembered that if you watched Real Sociedad over the course of the 2013 14 campaign, you would have thought Vela had the higher ceiling in terms of development.

And that’s the dilemma when you look back at Vela’s lengthy stint in Europe. Playing 250 games with a club like Real Sociedad and netting 73 goals, mainly from the wing, merits applause.

Carlos Vela deserves praise for his stint in Europe, but he could have done so much more.

But almost everyone who has worked with the striker has been taken aback by his talent, including Arsene Wenger, who signed him for Arsenal from Chivas in 2005 and sent him on loan four times before eventually selling him in 2012. There is a sense of lament back in Mexico that Vela’s career didn’t shift up a couple of gears and include a move to a Real Madrid or another European super club. But it seems it was his own fault.

“He never wanted to be everything that he could’ve been,” . “He never wanted to be what he should’ve been.”

“To me it seems a ‘waste,’ but I understand the reason perfectly: the lack of passion,” was . “And without passion there is no hope, in football or life.”

Perhaps the most stinging comment about Vela’s European adventure came from his own brother.

“Carlos lacked a little more ambition to want to show what he’s got,” Enrique Vela told ESPN. “In the Spanish league, in the best season he had, they put him up there with Cristiano Ronaldo and Lionel Messi, but we haven’t seen the real ceiling that Carlos could’ve reached.”

Now comes Vela’s MLS adventure. Moving to a league inferior to La Liga in terms of quality should mean Vela succeeds with a degree of ease and comfort. He’ll be able to entertain, earn good money, live in the same city as his friends from Los Angeles Galaxy Giovani and Jonathan dos Santos and be closer to his family back in Mexico. The appeal is obvious.

A section of Mexico fans will criticize Vela’s decision and the movement of El Tri players from Europe to MLS is not an ideal situation for the national team. But if more young Mexicans took a risk and got out of their comfort zone to move to Europe like Vela did aged 18, the weight of expectation would be shared around.
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Sommario: . 2. L’astronomia popolare. 3. Il ruolo e gli strumenti delle osservazioni astronomiche. .Si può cominciare a parlare di astronomia arabo islamica a partire dall’VIII sec., quando fiorirono i primi studi nelle zone orientali dell’Impero musulmano, dove coesistevano diverse e fiorenti tradizioni astronomiche, tutte o quasi derivanti dalla scienza ellenistica; infatti, la tradizione mesopotamica più antica sopravviveva soltanto nella misura in cui era stata inglobata in quella greca. L’astronomia tolemaica era stata trasmessa in Mesopotamia e in Iran all’inizio del periodo sasanide (III e IV sec.) e dal V al VII sec. si fuse con l’astronomia indiana, la quale a sua volta era una propaggine della scienza ellenistica. Dall’Iran dei Sasanidi giunsero in Siria nel VII sec. alcuni elementi dell’astronomia indiana; in Siria e in Egitto, d’altra parte, l’astronomia tolemaica continuava a essere oggetto di studio. Queste varie tradizioni contribuirono a dar vita a partire dall’VIII sec. a una scienza astronomica araba. Nell’Andalus e nel Maghreb, dunque, mancava del tutto una tradizione locale che fungesse da punto di riferimento e soltanto a partire dal secondo quarto del IX sec., quando furono portati in Spagna i testi della tradizione del sindhind (calco in arabo del sanscrito siddhnta, che designa certi testi astronomici in sanscrito, v. oltre), l’astronomia matematica diventò oggetto di studi nell’Occidente musulmano.Le prime testimonianze dell’interesse arabo per l’astronomia matematica sono rappresentate da un cospicuo numero di oroscopi basati su tavole astronomiche, i quali costituivano una tra le principali applicazioni dell’astronomia matematica. I primissimi oroscopi in arabo pervenuti fino a noi sono un gruppo di quindici riportati da Amad al Siz (XI sec.) nel suo Kitb al Qirnt wa tawl sin ‘l lam (Libro delle congiunzioni e delle rivoluzioni degli anni del mondo). Questi oroscopi delle eclissi lunari e solari e di altri eventi significativi nella fase iniziale della storia islamica sono datati, nel calendario siriaco seleucide, tra il 20 aprile 571 e il 22 dicembre 679. L’ultima data si riferisce a un’eclissi lunare che indicava l’ascesa al trono del califfo omayyade Yazd I (680 683); gli oroscopi furono eseguiti probabilmente durante il suo regno, usando in assenza di tavole astronomiche in arabo tavole in siriaco o in pahlavico. Il secondo gruppo di oroscopi storici, anch’esso riportato da al Siz, fu elaborato durante il regno del califfo abbaside Hrn al Rad (786 809) e contiene trentacinque oroscopi degli equinozi di primavera relativi agli anni in cui ebbero luogo le congiunzioni di Saturno e Giove, i decessi dei califfi o altri eventi significativi. Le date spaziano dal 19 marzo 571 al 20 marzo 786 e riflettono la diversità delle tradizioni astronomiche presenti nell’Impero orientale durante il califfato di Hrn al Rad: agli oroscopi, che cominciano con quello per l’anno in cui il Profeta morì, 20 marzo 632, sono assegnate date rispettivamente nel calendario musulmano che prende inizio dall’egira (hira), nel calendario persiano (corrispondente agli anni dell’ascesa al trono del sovrano sasanide Yazdagird III, data che coincide con l’inizio dell’invasione islamica, nel 632) e nel calendario siriaco seleucide. Così gli Z al Arkand (arkand è la traslitterazione nella lingua pahlavi del sanscrito ahargaa, che indica il numero di giorni trascorsi da un’epoca, ossia da un punto convenzionale a partire dal quale inizia il conteggio), scritti nel Sind poco dopo il 735, subirono gli influssi del sistema indiano ardhartrikapaka nonché di un trattato in pahlavi, probabilmente gli Zk i Arkand che a loro volta avevano esercitato un influsso sugli Zk i ahriyrn (Tavole astronomiche dei Re) composti per il sovrano sasanide Cosroe I Anushirwan nel 556. Gli Z al Arkand sindici conoscono le epoche dell’era aka (78), dell’egira (622), dell’era Yazdagird (632), del trattato di calcolo astronomico Khaakhdyaka (Bocconcini; 665) dell’autore indiano Brahmagupta e del regno (mulk) del Sind (735).Al ibn Sulaymn al Him menziona due epitomi di questi Z al Arkand scritte a Qandahar, nell’Afghanistan sudorientale, vicino al Sind: al Z al mi (Tavole astronomiche universali) e Z al Hazr (Tavole astronomiche dei Mille). L’ultimo nome si riferisce agli yuga (età) indiani, dove un mahyuga (grande yuga) corrisponde a 4.320.000 anni. La lunghezza dell’anno che al Him ascrive a questi due z 6,5;15.32.30 giorni in notazione sessagesimale, il che fa in modo che vi siano 1.577.919.000 giorni in notazione decimale in un mahyuga è quella dei citati Zk i ahriyrn scritti per il sovrano Cosroe e risale quindi probabilmente al trattato in pahlavi Zk i Arkand. Sugli Z al Arkand si basano anche gli z di Simn ibn Sayyr al Kbul; questo autore può essere identificato con il Simn che, insieme ad Ayyb, tradusse gli z di Tolomeo, cioè le Tavole manuali, per il ciambellano della famiglia barmecide Muammad ibn lid ibn Yay ibn Barmak, ma l’identificazione resta dubbia dal momento che la traduzione fu eseguita dal greco.Nel 742 furono composti, presumibilmente sempre nella regione del Sind, gli Z al Harqan (harqan, come anche arkand, è la deformazione del sanscrito ahargaa) che denotano l’influsso dell’ryabhaya (Trattato di ryabhaa), il trattato di astronomia indiana scritto da ryabhaa intorno al 500. Infine al Brn sostiene di aver trovato tra gli oggetti personali di un certo Al ibn Muammad al Ward nella città di Ghazna, nell’Afghanistan orientale, z scritti su un’antica pergamena basati sull’era di Diocleziano (r. 284 305), che discutevano le date delle eclissi solari tra il 90 e il 100 dell’egira: di questo esemplare, che può esser stato tradotto dal greco o dal siriaco, non si conoscono le date né il luogo di composizione della versione araba.Tra il 747 e il 754 Sad ibn ursnurrah tradusse dal pahlavi all’arabo cinque testi astrali attribuiti a Zoroastro. Il primo, intitolato Kitb Hayat al falak (Libro della configurazione della sfera celeste), era un trattato sull’astronomia teoretica e ricorda le opere arabe più tarde di ilm al haya (scienza della struttura [dell’Universo], dunque l’astronomia) che erano usate come manuali nelle scuole musulmane. Gli altri testi zoroastriani tradotti da Sad presuppongono la disponibilità di tavole astronomiche, poiché assumono per certa la possibilità da parte dei lettori di fare oroscopi. Presumibilmente, in questa fase iniziale i lettori utilizzavano un trattato pahlavi del periodo di Yazdagird III, gli Zk i ahriyrn, tradotti in arabo con il titolo Z al h (Tavole astronomiche reali) da al Tamm, forse prima dell’800.Ai più antichi Zk i ahriyrn di Cosroe I si rifece M allh (m. 815), un persiano d’origine ebraica della città irachena di Bassora, che eseguì molti oroscopi tra il 765 e l’809. Costui, insieme a Muammad ibn Ibrhm al Fazr, al persiano Ab Sahl ibn Nawbat e a Umar ibn Farrun al abar, contribuì a compilare l’oroscopo per fissare la data più propizia per la fondazione di Baghdad (30 luglio 762), nuova capitale dell’Impero musulmano durante il califfato abbaside. Mallh scrisse anche un libro di ilm al haya che sopravvive soltanto nella traduzione latina, forse di Gherardo da Cremona, databile a prima della metà del XIII sec., in quanto è citata nel De caelo et mundo di Alberto Magno, composto a Colonia tra il 1251 e il 1254. In quest’opera, De scientia motus orbis (o De elementis et orbibus coelestibus), Mallh descrive la fisica di un Universo aristotelico modificato così da consentire a un Creatore di intervenire nella sua Creazione ogniqualvolta e in qualunque modo voglia (l’autore in quest’ottica critica il concetto indiano di Creatore). Come trattato elementare di astronomia, questo testo ha un carattere eclettico: combina le dieci sfere delle Ipotesi planetarie di Tolomeo con modelli dei moti planetari identici a quelli descritti in sanscrito da ryabhaa; tratta inoltre il valore della precessione attribuito a Leonis nelle Tavole manuali di Tolomeo calcolato a partire dall’epoca sasanide del Diluvio, e riporta i nomi siriaci dei mesi. Mallh apprese la tradizione tolemaica in Siria anche grazie a Teofilo di Edessa, un erudito siriaco educato in Mesopotamia settentrionale, a Edessa e forse anche a arrn, dove dalla fine del 750 fino alla morte, nel 785, prestò la sua opera presso la corte abbaside in qualità di consulente astrologico e militare. Teofilo aveva certamente familiarità con l’Almagesto e con l’astrologia sia greca sia pahlavica; tra le fonti greche che egli usò maggiormente figurano anche i Thesauroi composti da Retorio d’Egitto tra il 625 e il 630 ca. e largamente utilizzati da Mallh nei suoi trattati astrologici. L’opera di Mallh, un compendio che fonde tradizioni differenti, testimonia pienamente la pluralità di influssi confluiti a Baghdad nel corso del primo periodo abbaside.Gli astronomi di Baghdad ebbero l’opportunità di un contatto diretto con le fonti sanscrite in occasione della visita di una delegazione inviata dal Sind alla corte del califfo al Manr avvenuta nel 771, secondo al Brn, o nel 773, secondo Ibn al Adam. Un astronomo indiano, che faceva parte della delegazione, lavorò con al Fazr e Yaqb ibn riq, i quali avevano quasi sicuramente qualche conoscenza dell’ryabhaya, benché l’opera di ryabhaa sembra sia stata tradotta in arabo da al Ahwz con il titolo Z al Arabhar solo dopo l’830 circa. Entrambi gli astronomi (o forse il solo al Fazr) tradussero dal sanscrito all’arabo il Mahsiddhnta (Grande Siddhnta), uno dei testi fondamentali della tradizione astronomica del Sind, che ebbe una notevole influenza nell’Islam orientale e servì a introdurre l’astronomia matematica nell’Andalus e nell’Europa occidentale. Il Mahsiddhnta è un’opera composta da 12 capitoli e fondata sul Brhmasphuasiddhnta (Siddhnta corretto di Brahm), ultimato nel 628 da Brahmagupta. Intorno al 775, al Fazr, basandosi su questa traduzione del Mahsiddhnta, sugli Z al h e sulle Tavole manuali di Tolomeo (che egli probabilmente conosceva nella versione siriaca o pahlavi), completò un’opera eclettica, intitolata Z al Sindhind al kabr (Le grandi tavole astronomiche indiane), nella quale era adottato il calendario persiano prendendo come epoca quella del trattato Zik i ahriyrn di Yazdagird III, 16 giugno 632; intorno al 788 pubblicò un nuovo insieme di tavole astronomiche, Z al sin ‘l Arab (Le tavole astronomiche secondo gli anni degli Arabi), in cui era utilizzato il calendario musulmano. Sempre verso il 775 Yaqb ibn riq, usando una commistione leggermente diversa di fonti indiane e persiane, aveva scritto alcuni z impiegando il calendario persiano. Sotto la guida di Mallh, anche Yaqb compose intorno al 777 778 un’opera di cosmologia, il Kitb Tarkb al aflk (Libro sulla struttura delle sfere celesti), in cui calcolò, senza attingere né alla tradizione tolemaica né a quella indiana, la distanza che intercorre tra la Terra e le sfere celesti, e fornì un metodo per calcolare l’ahargaa che poggia in gran parte sulle teorie di Brahmagupta. Yaqb fu anche l’autore di un Kitb f ‘l ilal (Libro delle cause) concernente l’uso dello gnomone per la determinazione del tempo.In questo periodo, accanto allo gnomone, furono introdotti nell’astronomia araba l’astrolabio e altri strumenti astronomici greci probabilmente provenienti dalla Siria, dove il vescovo di Qanneshrin, Severo Sebokht (m. 666), aveva scritto un testo sull’astrolabio intorno alla metà del VII secolo. In generale esistono sull’argomento varie teorie, tutte però difficili da verificare poiché nessuno dei testi cui si fa riferimento ci è pervenuto. Si crede infatti che al Fazr sia stato il primo astronomo musulmano a costruire un astrolabio piano in ambiente islamico e che abbia scritto trattati sull’uso di tale strumento nonché su quello di una sfera armillare; vi è anche un testo latino sull’astrolabio da alcuni attribuito a Mallh; inoltre, diversi bibliografi arabi menzionano un Libro sull’uso dell’astrolabio piano composto all’inizio del periodo islamico da Abiyn (Apin) o Anibn (Anebn) al Birq (Patricius) che, a quanto pare, fece le sue osservazioni astronomiche a arrn. Alcune testimonianze riportano una misurazione dell’obliquità dell’eclittica eseguita nella città persiana di Marw nel 776; mentre altre sostengono che Amad al Nihwand (m. 790) abbia utilizzato le sue osservazioni effettuate a Jundishapur prima dell’800 per comporre la sua opera andata perduta, al Z al mutamil (Tavole astronomiche complete), e che abbia redatto un’introduzione all’astronomia basata sulle teorie di Tolomeo.Dopo oltre un secolo caratterizzato da un forte eclettismo e da una cospicua attività di traduzioni, a partire dal IX sec. l’astronomia araba si orientò sempre di più verso l’opera di Tolomeo, considerata, insieme all’osservazione, quale base dell’astronomia matematica. L’influsso dell’eredità indiana continuò a farsi sentire soprattutto per quanto riguarda l’uso della matematica nell’indagine astronomica.2. L’astronomia popolaredi Miquel ForcadaL’astronomia popolare araba fece il suo ingresso nella tradizione erudita intorno all’VIII sec., quando i filologi arabi cominciarono a compilare lessici nei quali fecero confluire la conoscenza tradizionale preislamica relativa a molti aspetti dei fenomeni celesti (cosmologia, computo del tempo, orientazione, meteorologia). Da allora in poi, l’astronomia popolare araba divenne parte della cultura umanistica (adab) e dell’astronomia applicata al culto islamico (mqt) trasformandosi in una disciplina sistematica: lo schema concettuale a essa sotteso è il sistema degli anw, che è a sua volta all’origine di una tradizione di testi, i kutub al anw. Il termine arabo anw, plurale di naw, deriva dalla radice nw, che ha significati apparentemente contraddittori: descrive le azioni sia dell’alzarsi sia del cadere, quanto succede, per esempio, a chi sta cercando di sollevarsi con un carico che lo fa ricadere a terra. Quindi, nel senso astronomico, il verbo naa significa il tramontare a ovest di una stella o di una costellazione sul fare dell’alba, che coincide con il sorgere di un’altra stella o costellazione a est, detto raqb.Nel sistema trasmesso dalle fonti di anw compaiono ventisette costellazioni più un altro spazio senza stelle: sono i 28 luoghi dove la Luna dovrebbe trovarsi nel corso delle 28 notti del mese lunare, detti ‘case’ o ‘stazioni’ (manzil al qamar), perché si diceva che la Luna stazionasse (nazala) ogni notte del mese lunare in una di esse. Le stazioni lunari definiscono ventotto divisioni dello Zodiaco lunare che appaiono nei libri di anw e in altre fonti astronomiche legate allo Zodiaco solare, cosicché ogni segno corrisponde a due case e un terzo. Il sistema degli anw forniva agli Arabi una sorta di calendario solare approssimativo, perché tra il simultaneo sorgere e tramontare di due costellazioni e la successiva coincidenza del sorgere e tramontare di un altro paio di costellazioni trascorre un periodo di 13 giorni (naw). Moltiplicando 13 per 28, si ottengono 364 giorni, che diventano un anno completo con l’aggiunta di un giorno extra a uno di questi periodi. Il ruolo delle ‘case lunari’ in un calendario lunisolare è attestato nel Kitb al r al bqiya an al qurn al liya (Libro delle vestigia superstiti dei secoli passati) di al Brn, il quale afferma che l’osservazione del sorgere e del tramontare delle case lunari aiutò gli Arabi a sistemare il mese intercalare.L’effettiva importanza del sistema degli anw risiede però nell’associazione delle sue costellazioni con fenomeni meteorologici, soprattutto la pioggia. Il termine naw, infatti, riferito al tramonto delle costellazioni, significa non solo il lasso di tempo di 13 giorni summenzionato, ma anche un periodo più breve all’interno di questi 13 giorni in cui si verificano pioggia, vento, caldo e freddo. Per ciascuna delle 28 costellazioni determinanti le case lunari, i libri di anw contengono alcune frasi in rima relative agli eventi della vita beduina (molti dei quali legati al tempo atmosferico) che si attuano in occasione del loro sorgere. Vi sono anche frasi in rima per altre stelle importanti quali Sirio e Canopo; quest’ultima, in arabo Suhayl, svolge un ruolo significativo sia nel segnare il corso delle stagioni sia nell’ambito del mqt, poiché l’asse maggiore della Kaba, il santuario situato nella grande moschea della Mecca, è orientato verso il punto in cui essa sorge, che determina la direzione per la preghiera, ovvero la qibla. Anche se le fonti non forniscono materiale sufficiente per un’analisi completa, le stelle del sistema degli anw sembrano appartenere al mondo delle credenze preislamiche, in cui esse non rivestono un ruolo di meri indicatori, ma sono considerate cause dei fenomeni meteorologici (per es., la pioggia è attribuita al tramonto di una costellazione). Naturalmente queste credenze sono omesse nei libri di anw, che furono scritti nel periodo islamico (il termine naw non figura nel Corano), ma in essi spesso si trova traccia di moniti contro la pratica di auspicare le piogge invocando le stelle.Alcuni elementi inducono a ritenere che lo Zodiaco lunare, probabilmente attinto dall’astronomia indiana (dove le case lunari sono chiamate nakatra), sia stato introdotto come un’aggiunta a una procedura legata a credenze pagane che serviva a determinare i periodi stagionali e le piogge per mezzo di cicli stellari. A conferma di tale tesi, le fonti ricordano almeno un sistema di anw, attribuito ai Ban Quayr, che non prende in considerazione le 28 case lunari, di cui peraltro nella poesia preislamica non si trova alcun riferimento come a un insieme e dove anzi molte di esse non sono nemmeno menzionate; inoltre, soltanto ad alcune case è attribuito un ruolo effettivo come indicatori stagionali e meteorologici, mentre altre stelle, quali Canopo e Sirio, che hanno invece un tale ruolo, non sono considerate case. Tuttavia, la presenza del termine manzil nel Corano, con esplicito riferimento al computo del tempo, farebbe ritenere che l’associazione delle stelle e costellazioni del sistema di anw con le case lunari possa aver avuto luogo in tempi preislamici: “Egli è colui che fece del Sole uno Splendore e della Luna una Luce, e ne stabilì le dimore [manzil] nel cielo perché voi sapeste il numero degli anni e il computo del tempo” (X, 5); e ancora: “E alla Luna fissammo dimore [manzil] nel cielo, finché torna ricurva come un vecchio ramo di palma” (XXXVI, 39). I testi che ci sono pervenuti sembrano però confermare che l’introduzione dei manzil nel sistema anw sia stato un prodotto diretto dell’influsso dell’astronomia indiana, le cui fonti cominciarono a essere tradotte in arabo nel tardo VIII sec., quando furono compilati i primi trattati di anw.I trattati della tradizione di anw e gli almanacchiI primi autori di trattati di anw, andati però quasi totalmente perduti, appartenevano a una seconda generazione di filologi e lessicografi che, dopo il Kitb al Ayn (Libro della lettera ayn) di all ibn Amad, non intrapresero il lavoro di un lessico generale ma si concentrarono su opere monografiche: Muarri al Sads (m. 195/810); al Nar ibn umayl (m. 203/818); Qurub (m. 206/821), autore di una delle rare opere a noi pervenute, il Kitb al Azmina (Libro dei tempi), che appartiene a un genere affine, i kutub al azmina, ovvero ‘trattati sul computo del tempo’, in cui sono fornite anche informazioni sugli anw; Ibn Kunsa (m. 208/823 o 209/824); al Ama (m. 216/831); Ibn al Arb (m. 231/846); Ibn al Sikkt (m. 244/858). Comunque il più antico trattato di astronomia popolare araba che ci è giunto fu scritto da un giureconsult
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Terza giornata in Liga e non mancano gli spunti di interesse

La nostra analisi non può che cominciare dalla batosta subita dal Real, che ha perso per il secondo anno di fila in casa coi cugini dell’Atletico. Per Ancelotti due sconfitte in tre partite e crisi nerissima. Se poi si pensa che le “Merengues” quando hanno iniziato così male il Campionato, non hanno mai finito davanti a tutti, si capisce come l’ambiente non possa essere allegro. Al goal di Tiago al 10 aveva risposto CR7 su rigore dopo un quarto d’ora, ma al 76 Arda Turan ha dato all’Atletico (che mai aveva vinto due volta di fila in campionato al Bernabeu) la vittoria.

Il Barca ha approfittato dello scivolone del Real e pur soffrendo ha sconfitto il Bilbao: i tre punti sono arrivati grazie ad un “doppio” Neymar, che ha segnato negli ultimi 10 minuti. Nei “quartieri alti”, a fare compagnia all’Atletico Madrid ci sono anche il Valencia e Siviglia. I primi hanno battuto per 3 a 1 un Espanyol per cui la Liga si preannuncia sempre più dura. I goal sono arrivati al 7 del primo tempo con Piatti e a metà della ripresa con Parejo e Alcacer. Buono solo per le statistiche il goal di Sergio Garcia per gli ospiti, arrivato poco prima del fischio finale. Il Siviglia ha, invece, sbrigato la pratica Getafe (alla seconda sconfitta in 180 minuti) con due reti sul finire dei due tempi: al 44 è arrivato il penalty trasformato da Bacca e a 3′ dal termine del match è giunto il raddoppio di Vidal.

Ha fallito la possibilità di portarsi subito dietro il terzetto al secondo posto il Villareal, che sul campo del Granada non è andato oltre lo 0 a 0. L’ex squadra di “Pepito” Rossi è così salita a 4 punti, mentre il Granada gli è rimasto davanti, a 5 punti. Insieme al Granada c’è il Celta Vigo,
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che ha dato vita ad un bel match con la Real Sociedad (ora a 4 punti). I padroni di casa si mordono però le mani, perchè avanti di due goal ad inizio ripresa (grazie ai centri di Orellana e dell’ex Cagliari Larrivey), si sono fatti raggiungere da un rigore di Agirretxe e da un autogol allo scadere.

Tra le squadre che lottano per salvarsi il colpaccio lo ha fatto l’Elche, che ha vinto contro il Rayo Vallecano, che resta così a 2 punti, facendosi sopravanzare proprio dall’Elche, che prima di questo match aveva un punto. La prima affermazione in campionato è arrivata al termine di un match vietato ai deboli di cuore, terminato 3 a 2 per gli ospiti. Infine, in attesa del posticipo tra Deportivo la Coruna ed Eibar, sono finite con un pareggio le sfide tra Almeria e Cordoba e Malaga e Levante. Le prime due hanno colto il terzo pari in altrettante uscite e il risultato è maturato nei primi 20′, mentre nel match tra Malaga e Levante i primi hanno dominato, chiudendo per 90 minuti gli ospiti nella propria area. Alla fine, però,
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è finita 0 a 0 e per il Levante è arrivato il primo insperato punto in campionato.

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Organe officiel de la Socit Franaise du Cancer cette revue couvre la totalit de l’information disponible qu’elle soit sous la forme d’articles originaux de synthses de cas cliniques de lettres et d’actualits. Une tribune libre est galement disponible. Elle inclue des disciplines diverses comme l’onco hmatologie et les tumeurs solides l’oncologie mdicale la pharmacologie l’pidmiologie la biologie et la recherche fondamentale en cancrologie. Le Bulletin du Cancer propose galement une approche clinique et thrapeutique de haute tenue scientifique la pointe des innovations. Une actualisation des connaissances est ainsi rgulirement possible.

Le Bulletin du Cancer est indiscutablement la publication francophone de rfrence de langue franaise dans le domaine de la cancrologie. Organe officiel de la Socit Franaise du Cancer cette revue couvre la totalit de l’information disponible qu’elle soit sous la forme d’articles originaux de synthses de cas cliniques de lettres et d’actualits. Une tribune libre est galement disponible. Elle inclue des disciplines diverses comme l’onco hmatologie et les tumeurs solides l’oncologie mdicale la pharmacologie l’pidmiologie la biologie et la recherche fondamentale en cancrologie. Le Bulletin du Cancer propose galement une approche clinique et thrapeutique de haute tenue scientifique la pointe des innovations. corrig par l’auteur.

Disponible en ligne depuis le lundi 12 mars 2018

Attentes des patientes suivies pour un cancer de l TMovaire concernant les traitements d TMentretien: rsultats de la cohorte franaise GINECO de l TMenqute europenne NOGGO/ENGOT ov22 (Expression IV)Sous presse. corrig par l’auteur.
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Sarà stato il difficile avvio di stagione con il suo Real, che in campionato ha già conosciuto il dispiacere della sconfitta, prendendo 4 goal dalla Real Sociedad.

Forse le sue parole sono dovute anche alle tensioni con la dirigenza delle Merengues, per nulla contenta delle esternazioni con le quali ha criticato il mercato della società, che a suo dire non avrebbe dovuto far andare via giocatori come Di Maria e Xabi Alonso. Insomma, probabilmente i motivi delle affermazioni di Cristiano Ronaldo che hanno creato molto rumore in queste ore possono essere, per così dire contingenti, e quindi non nascondere una reale volontà di andare via, ma sicuramente sono destinate a far discutere gli appassionati di calcio.

Il fuoriclasse portoghese, intervenendo ad un evento in cui era coinvolta la McLaren, ha parlato della sua straordinaria carriera e si è soffermato in particolar modo sul Manchester United, squadra in cui ha militato dal 2003 al 2009, vincendo diversi trofei, tra cui tre campionati e una Champions League, oltre che un Pallone d’oro a livello individuale, e che è come tutti sanno rimasta sempre nel suo cuore. Ebbene, il campionissimo portoghese, che con la maglia dei Red Devils ha messo a segno 119 goal in 292 apparizioni, prima di passare al Real Madrid, dove la sua media realizzativa è diventata qualcosa di incredibile (parliamo di una media superiore ad un goal a partita), ha affermato di vedere come possibile un suo ritorno a Manchester nel futuro. CR7 ha infatti detto che per lui lo United è il “club del cuore” e che sarebbe felice di chiudervi la sua carriera.

Il giocatore, che ha ancora quattro anni di contratto con il Real Madrid, ha comunque detto di essere molto felice della sua attuale sistemazione e che intende rispettare il contratto con le Merengues, aggiungendo però, gusto per dare un calcio al cerchio ed uno alla botte, che nel futuro tutto può accadere.
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