peuterey hurricane prezzo Da Patrizia Pepe a Geospirit a Peuterey niente recessione grazie alla moda

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L’ economia toscana gela, la paurosa parola è recessione. Eppure in questo difficile 2008 ci sono anche aziende che volano. E proprio là dove gli scricchiolii si sentono più forte, nella moda. Qui, una parte della Toscana se la cava bene. Non solo manda proprio in questi giorni sulle passerelle milanesi nomi ormai assurti nell’ empireo della moda come Ferragamo, Scervino, Cavalli. Ma si aggiudica una fetta degli outsider che ormai rischiano di essere più popolari dei grandi sarti. Marchi che nati sull’ onda della moda veloce, primo esempio Zara, sono ormai orientati verso il pret a porter. La nuova generazione che sta dando l’ assalto ai mostri sacri, imprese più che singoli stilisti, su un livello assai più alto della fast fashion ma a prezzi più accessibili dei sarti famosi, in gergo soft luxury, lusso ma non troppo. Tutti svelti nello sfornare e aggiornare le collezioni. I nomi che girano in Italia sono Liu Jo, Nolita, Pinko, Miss Sixty, per fare qualche esempio, più i toscani Patrizia Pepe, Sonia Fortuna, e, nel mondo sportivo, Geospirit e Peuterey. è conosciuto a livello internazionale il marchio di Patrizia Bambi e Claudio Orrea: Patrizia Pepe. Nato nel ‘ 93 a Prato con 7 persone in 600 metri quadri, è ora a Capalle su 15.000 metri quadri e 250 persone. Un fatturato nel 2007 di 115.500.000 euro (più 33,4% dal 2005) che punta a crescere in questo difficile 2008 ancora del 7,2% arrivando a 124.000.000. E il 90% di vendite che è quasi un record mondiale. Come siamo arrivati ai risultati di oggi? dice Patrizia Bambi Partendo con le idee chiare sia sullo stile che sul servizio ai negozi. Proposte di grande ricerca stilistica centrate sulla femminilità e la sensualità ma facilmente portabili. E un’ offerta flessibile che permette ai negozianti di rifornirsi una volta la settimana. Cifre da sbalordire anche per il gruppo Geo Spirit di Altopascio che produce i giubbotti sport moda di Geospirit e l’ abbigliamento di chi vuole essere elegante ma si picca di non sembrare convenzionale di Peuterey che è in gara con Moncler e Fay. Con un fatturato aumentato dell’ 84% tra il 2006 e il 2007 (75 milioni nel 2007 che veleggiano verso i 92 nel 2008). Un gruppo corteggiatissimo dalla Borsa cui per ora non cede, nato nel ‘ 90 con i giacconi Geospirit e dopo una decina d’ anni approdato anche a Peuterey. Il vantaggio di lavorare in Toscana spiega il milanese ad Graziano Giannelli è che qui il gruppo non si può rubacchiare di qua e di là come a Milano, ma bisogna costruirselo prendendo giovani che poi si dimostrano creativi e innovativi. Il patrimonio toscano è il materiale umano. Anche il marchio Sonia Fortuna si è trasferito perché diventato troppo grande per restare a Firenze, spiega la fondatrice Sonia Gonnelli. Ora è a Prato, 6.500 metri quadri, 60 addetti diretti più l’ indotto e 400.000 capi sfornato all’ anno. Abbiamo iniziato nell’ 85 dice Gonnelli Abbiamo guadagnato la ribalta con le nostre fantasie, i ricami, le stampe e i colori in tempi di minimalismo. Sono stati aumenti dal 35% al 40% l’ anno fino al più 27% del 2007 ( 23 milioni e mezzo di euro). Nel 2008 l’ obiettivo è mantenersi stabile e aggredire i mercati arabi, cinesi, russi. Il segreto? continua Gonnelli Prodotti freschi e briosi e grandi artigiani toscani alle spalle.
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peuterey hurricane prezzo Mister Peuterey apre un negozio in centro

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CARRARA. I marchi dell’azienda di cui è consigliere delegato e direttore creativo Peuterey innanzitutto, pronto a sbarcare con un negozio monomarca in via della Spiga a Milano, ma anche Geospirit, Aiguille Noir e gli altri sono ormai una realtà globale; insieme a Massimo Tassinari, è stato il creatore di un altro fenomeno come Kejo. Riccardo Coppola, livornese di nascita ma ormai carrarese d’adozione abita qui da oltre vent’anni è sicuramente un esperto commerciale di caratura internazionale. A lui chiediamo una ricetta per il rilancio del centro, rilancio a cui contribuirà in modo diretto aprendo un negozio con alcuni suoi marchi.

Come diciamo a parte, il negozio probabilmente aprirà in Primavera, il locale deve essere ancora individuato. Sarà relativo ad altri marchi, e non Peuterey: quindi Geospirit, Dekker, Kejo, D21, 10East, D Twice, Aiguille Noir, dek’Her. La scorsa estate, durante “Destini svelati”, lei era fra i promotori del gruppo “Ventieventi 2020”, in sostanza l’associazione fra operatori commerciali che stanno studiando un rilancio di Carrara centro. A che punto siete? Quello che abbiamo presentato durante “Destini svelati” è un progetto abbastanza complesso soprattutto in relazione al momento che stiamo attraversando, non proprio dei più favorevoli a nuove iniziative commerciali. L’idea è nata parlando una sera con Luca Rossi, ci siamo confrontati su alcuni pensieri che abbiamo condiviso successivamente con amici e subito dopo con commercianti e artigiani riscontrando una grande apertura verso questa iniziativa. Ci siamo riuniti già diverse volte con tutto il gruppo e l’idea che è nata è proprio quella di creare un’associazione di attività commerciali strettamente legate al territorio e che rappresenti le eccellenze locali. In questo momento ci stiamo organizzando, dobbiamo perfezionare tempi e modi per poi ufficializzare l’associazione. La situazione attuale del centro cittadino è abbastanza sconfortante: molte chiusure anche nella centrale piazza Alberica, centro che si risveglia solo per occasioni particolari come Con vivere, Marble Week end ecc. Come rimediare? In effetti sì il centro sta vivendo un momento particolarmente difficile, ci sono molti fondi vuoti e attività che spesso chiudono. Dobbiamo però riuscire a cogliere anche quei segnali che possono essere positivi e mi riferisco proprio a Con vivere e Marble Week che hanno dato un messaggio molto forte, chi ha contribuito alla realizzazione di queste iniziative ha fatto un lavoro straordinario, l’atmosfera che si percepiva durante quei giorni era emozionante e soprattutto “viva”. Credo che eventi come questi di grande qualità che vedono unità d’intenti tra privato e istituzioni potranno essere la chiave per il futuro, solo unendo le forze si possono combattere o addirittura ribaltare situazioni che possono sembrare compromesse. Penso che le città in futuro avranno sempre più un loro piccolo potere, pubblico e privato si devono incontrare. Come si presenta una città è responsabilità di tutti, di chi la amministra ma anche di chi la vive. Dobbiamo cambiare la nostra mentalità e partire proprio da questo punto, avere più sensibilità verso aspetti che non siamo abituati a valutare, fare della nostra città un piccolo salotto senza limitarsi al centro storico. Carrara ha un territorio invidiabile sia dal punto logistico che da quello paesaggistico. Abbiamo il mare e delle montagne bellissime, due elementi fondamentali per farla diventare una zona con una personalità più unica che rara, c’è una storia invidiabile tutta da raccontare e da far scoprire. Siamo a pochi chilometri dalle 5 Terre e dalla Versilia, circa 30 minuti da Pisa e da Lucca, circa un’ora da Firenze. Creare delle attività commerciali nel centro storico sarà sicuramente migliorativo ma non credo possa essere sufficiente a rilanciare un territorio, si può fare ma correndo il rischio di duplicare realtà già esistenti, il successo sta nel proporsi come una realtà diversa e alternativa ed esprimendo soprattutto la cultura del territorio.

Per fare questo serve grande coordinazione e condivisione tra imprenditori, commercianti, artigiani, enti, fondazioni e cittadinanza. Credo sia chiaro a tutti che la semplice apertura di negozi, seppur belli e di qualità servirebbe a poco. Sarà importante rilanciare il commercio ma con lo stesso spirito investire nella città, nei suoi servizi oltre che nelle sue iniziative; rafforzare le scuole d’arte per i giovani mi sembra un percorso già intrapreso dal Comune, investire su cultura e perchè no il turismo, pensate a cosa potrebbero essere delle strutture alberghiere o dei B sulle strade percorse dai vecchi cavatori, in alcune segherie o magazzini dismessi che si trovano ai piedi delle cave. Carrara sembra una bella addormentata: quanto ci vorrà per risvegliarla? Carrara non è una bella addormentata ma come molte altre realtà è una città che sta cercando e deve trovare una propria strada.

Abbiamo esempi di realtà di città vicine che in un tempo che io considero medio sono riuscite a ribaltare la loro situazione e a diventare da città “addormentate” a città estremamente vive. Il nome provvisorio che abbiamo dato all’associazione Ventieventi 2020 voleva significare proprio questo, una data immaginaria per vedere una città viva. Per ricreare l’entusiasmo a volte serve poco tempo (il risveglio), per realizzare il “sogno” di una città invidiabile ne serve sicuramente un po’ di più.
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